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Non serve un governo balneare di soli sei mesi, ma un grande governo riformista per sanare una volta per tutte i mali dell’Italia. Lo pensa il senatore dell’Udc Antonio Saccone, che affida a Formiche.net il suo ragionamento su presunti responsabili di ieri e salvatori della patria di oggi. Nella consapevolezza che non è continuando con i giochi di palazzo che si uscirà dal pantano del Coronavirus e dalla potenziale recessione. “Siamo nel pieno di un corto circuito comunicativo”.

Perché non la convince il governissimo da emergenza Coronavirus?

Perché mi pare un’operazione di palazzo e non un’esigenza reale del Paese. La modalità con cui la si sta proponendo, con una scadenza di sei mesi, conferma ciò che temevo: in un momento in cui i riflessi economici del Coronavirus potrebbero essere devastanti, proporre un esecutivo transitorio per andare al voto in ottobre mi pare una mossa che va contro gli interessi nazionali. Meglio il voto subito.

Quale la soluzione allora?

Prima di parlare di un governo di tale natura ci dovrebbe essere una crisi di governo. Chi la apre però? Renzi l’avrebbe dovuta aprire la scorsa settimana e vediamo cosa farà adesso. A mio modo di vedere se l’obiettivo è mandare a casa Conte, ciò non dipende né da Salvini né dal sottoscritto, ma solo da chi lo sostiene. Solo a quel punto dovremmo proporre al paese un grande nome per un grande governo, per sanare una volta per tutte i mali dell’Italia. Penso a riforme strategiche e rilevanti che non possono certo durare sei mesi.

Da responsabili a istituzionali: come cambia anche la comunicazione in questo frangente?

Chi legge Goffredo Bettini, persona di grande spessore politico, vede un ragionamento che punta sull’allargamento della maggioranza. Chi parla di singoli individui li chiama responsabili. Il concetto cambia a seconda della dimensione dunque? Davvero ridicolo. Che poi l’Italia abbia bisogno di uno sforzo corale per uscire dal pantano in cui si trova, mi sembra un’istanza condivisibile. Ma la modalità con cui la si propone mi dà di mera tattica politica. Chi facesse oggi un governo istituzionale di pochi mesi, da domani mattina sarebbe già in campagna elettorale permanente: un assurdo. Sarebbe come voler sdraiare il paese.

Lo scontro Conte-Lombardia è stato un passo falso evitabile?

Magari mi sbaglierò, ma ho la sensazione che vi sia una corsa verso l’opinione pubblica per far vedere chi è più vicino alla gente, per cui c’è un’escalation di provvedimenti che a mio parere rischiano solo di provocare caos. Siamo nel pieno di un corto circuito comunicativo perché qualcuno non si rende conto dell’enorme danno economico che si sta compiendo.

Intanto la parte più produttiva del paese chiede interventi mirati. Come sostenerli?

Rendiamoci conto che chi ieri chiedeva la quarantena dei confini, oggi parla dei danni economici sistemici. Caspita. Stimo il governatore lombardo Fontana, ma la sua immagine con la mascherina rientra proprio in quel corto circuito. Da un lato concordiamo che c’è stato un eccesso di allarmismo e un minuto dopo mettiamo una mascherina per comunicare al mondo che siamo a rischio infezione? Per carità, magari è un messaggio fatto in buona fede, ma è quello che è stato comunicato dal capo della più grande regione italiana. Come reagiranno coloro che investono nel nostro paese? E’questa l’era dei social, come se condividere forzatamente tutto concedesse automaticamente liceità ai provvedimenti attuati. Ci troviamo in un cul de sac: sotto il profilo sanitario siamo ghettizzati e sotto quello finanziario fortemente a rischio. Gli effetti di questa emergenza li stiamo ancora misurando e non sono completamente percepiti nella loro interezza.

Chi ha sbagliato di più?

Chi ricopre ruoli istituzionali deve gestire con più prudenza la comunicazione, perché gli effetti devastanti di una comunicazione aggressiva sono ormai stati già generati. In questi giorni abbiamo visto adottare provvedimenti che poi sono stati cancellati nel giro di 48 ore: ha regnato la confusione per l’assenza di un coordinamento. Negli anni scorsi, inoltre, è stata devastata la Protezione Civile e oggi ne paghiamo il prezzo. Per cui inviterei governo e opposizione a concentrarsi sui provvedimenti economici che rilancino ampiamente l’economia, non è sufficiente qualche piccola misura tampone per le zone rosse.

twitter@FDepalo

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