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David Barnea, direttore del Mossad, ha rotto l’abitudine – tipica dell’intelligence, ma che in lui trova un fedele sostenitore – di restare nell’ombra. L’ha fatto per commentare l’esito dell’Operazione Rising Lion, la campagna militare durata dodici giorni contro l’Iran, conclusasi martedì con un cessate il fuoco negoziato dagli Stati Uniti. Un video è stato diffuso online. Il suo messaggio, pubblicato sui canali ufficiali dell’agenzia, definisce “storici” i risultati conseguiti, ma avverte che “la task force rimarrà vigile su ogni progetto iraniano”. Le azioni compiute hanno “messo in ginocchio” la Repubblica islamica e, con tono quasi provocatorio nei confronti di Teheran che spiega anche la volontà di diffondere pubblicamente il video, Barnea ha dichiarato ai suoi: “Ci saremo [ancora], come ci siamo già stati”.

“Grazie all’intelligence e alle tecnologie d’avanguardia, abbiamo colpito le infrastrutture chiave del programma nucleare e neutralizzato numerose batterie missilistiche destinate al nostro territorio”, ha dichiarato Barnea dal quartier generale del Mossad. Ha poi ringraziato esplicitamente le Forze di difesa israeliane e i colleghi statunitensi: “La cooperazione con la Central Intelligence Agency è stata decisiva: disponibilità di risorse umane e scambio di dati ci hanno permesso di pianificare e coordinare l’offensiva”.

Il capo dell’intelligence ha descritto le fasi preparatorie: operativi Mossad, infiltratisi in Iran, avrebbero introdotto droni esplosivi in container camuffati e dislocato equipaggiamenti per colpire le difese antiaeree nemiche. Una volta iniziati i raid aerei, questi droni avrebbero “spianato la strada” agli aerei delle Forze di difesa israeliane, garantendo supremazia nei cieli iraniani.

Parallelamente, il generale di corpo d’armata Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, ha fornito dettagli complementari: “Il danno al programma nucleare non è un episodio isolato, ma un colpo sistemico che lo farà arretrare di anni”. Zamir ha aggiunto che le forze speciali israeliane hanno operato “dietro le linee nemiche”, neutralizzando lanciatori missilistici e centri di comando.

Barnea ha inoltre ribadito l’impegno di riportare a casa gli ostaggi ancora detenuti da Hamas: “La nostra missione morale non si ferma: lavoreremo affinché i vivi rientrino per ricevere cure e i caduti vengano sepolti degnamente”. L’appello, ha spiegato, riflette “i valori etici profondi dello Stato di Israele e del Mossad”.

Dal fronte diplomatico, fonti israeliane hanno anticipato l’intenzione di tradurre i successi militari in accordi di sicurezza con Paesi alleati nella regione, ricalcando la dinamica di deterrenza inducente già vista in passato. Un ufficiale anonimo ha confidato a Ynet che “la lezione più importante è rafforzare la coesione interna e la credibilità strategica, come avvenne con la Guerra dei Sei Giorni”.

Nonostante il cessate il fuoco, Barnea ha avvertito: “Non abbasseremo la guardia. Ogni sito iraniano rimane nel nostro mirino – e lo sappiamo fin nei minimi dettagli”. Con queste parole, il Mossad segna la fine di una fase di attacco e l’avvio di una lunga stagione di sorveglianza e interdizione preventiva sul programma nucleare di Teheran, ponendo le basi per un nuovo paradigma di sicurezza regionale.

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