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A chi l’Europa? Alla Cina, anzi no. Nelle settimane in cui Pechino tenta l’ennesimo assalto al Vecchio continente, utilizzando come ariete la più temibile tra le sue aziende, il costruttore di auto elettriche Byd, ci si chiede se davvero, alla fine, il baricentro dell’Europa si sposterà di qualche metro verso est. Una domanda che si è posto l’economista e docente alla Harvard University Philippe Le Corre, tra i massimi esperti d’Asia. “Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, sembra che a Pechino qualcuno abbia scambiato i propri sogni per realtà. La speranza era che i Paesi europei cadessero rapidamente nelle braccia della Cina. Ma non è andata così”.

“Poco dopo l’insediamento di Trump alla presidenza”, spiega La Corre, “la Cina ha lanciato un’offensiva volta a sedurre l’Europa. A febbraio, il ministro degli Esteri e membro del Politburo, Wang Yi, si è rivolto ai governi europei durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco con un caloroso messaggio: la Cina era disposta a collaborare con l’Europa per approfondire la comunicazione strategica e una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e guidare il mondo verso un futuro luminoso di pace, sicurezza, prosperità e progresso”.

Ora, “non c’è dubbio che gli europei siano intrappolati nel mezzo della rivalità tra Stati Uniti e Cina. Nel complesso, i Paesi europei sono importatori di energia e sono in ritardo rispetto alle due superpotenze in termini di innovazione e tecnologia. Le incertezze geopolitiche costringono l’Europa ad affrontare le sfide alla sicurezza a un ritmo insolitamente rapido. E la necessità di terre rare aggiunge un’ulteriore complicazione al rapporto tra Ue e Cina”. La conclusione di La Corre è che la Cina, nonostante i suoi tentativi di corteggiamento, non può pensare di fare dell’Europa un satellite.

“La crisi geopolitica in corso in Medio Oriente, sta spingendo l’Europa a rafforzare i legami con quei Paesi che condividono gli stessi ideali, tra cui per l’appunto cui Stati Uniti, Giappone e Canada. Tutto ciò porta a un approccio dell’Ue ancora più coordinato con l’Occidente e a un aumento degli strumenti comuni, delle capacità congiunte e delle politiche efficaci. Sono certo che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, è ora pronta a dire alla Cina che non può fare ciò che vuole in Europa… o con l’Europa”.

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