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A Houston, in Texas, c’è un pezzo di Italia che sta guadagnando spazio nelle strette maglie dell’industria della difesa americana. Si tratta di Roboze, società deep tech con base a Bari e specializzata nella stampa 3D industriale di materiali compositi ad alte prestazioni.

L’azienda ha recentemente ufficializzato un accordo con Crg Defense, realtà americana con esperienza consolidata nei programmi Sbir (Small business innovation research) per conto del Dipartimento della Difesa. L’intesa prevede una collaborazione diretta nella fornitura di soluzioni di additive manufacturing per la difesa statunitense, con Roboze come partner strategico esclusivo per il segmento militare.

Per Roboze non si tratta di un debutto negli Stati Uniti. La sede texana è infatti attiva da anni e tra i clienti dell’azienda figurano nomi come Lockheed Martin, Sikorsky e lo stesso US Army. 

“Attraverso questa partnership possiamo accedere in modo ancora più strutturato ai programmi del DoD”, ha spiegato a Airpress Francesco Pantaleone, Global sales manager di Roboze. “Crg è un interlocutore tecnico, con capacità di ingegneria avanzata e credenziali federali. È il tipo di partner necessario per entrare in ecosistemi altamente regolati come quello americano”.

Il cuore dell’offerta di Roboze sta nella capacità di rendere le supply chain più resilienti e in grado di rispondere con prontezza ed efficienza a un ampio ventaglio di necessità. I materiali utilizzati – termoplastici ad alta ingegneria – offrono infatti prestazioni comparabili a quelle delle leghe di alluminio, ma con densità e costi decisamente inferiori. Inoltre, permettono di produrre componenti critici in poche ore, con proprietà certificate, direttamente nei pressi del punto di utilizzo.

Un modello che si traduce in una supply chain più veloce. In un’epoca in cui la resilienza industriale è diventata criterio strategico, la capacità di stampare una valvola, un giunto o un componente per un drone in 24 ore, senza ricorrere a forniture estere, è un plus non da poco.

“Un altro dei vantaggi di questo modello di business è la reperibilità dei materiali”, sottolinea Pantaleone. “La nostra supply chain è completamente europea o americana (a seconda del mercato di riferimento), senza alcuna dipendenza dalla Cina o da altri Paesi considerati a rischio”. 

Il fatto che le materie prime siano sempre disponibili e controllate evita infatti la creazione colli di bottiglia, oltre a proteggere la filiera stessa da possibili interruzioni o manipolazioni. E, in un momento storico in cui le infiltrazioni esterne nelle filiere produttive rappresentano un rischio concreto, questo criterio sta giocando un ruolo non marginale nel processo di assegnazione delle commesse per la Difesa.

Sul piano industriale, l’azienda sta anche portando avanti un processo di digitalizzazione dei magazzini fisici. Ogni asset (un elicottero, un veicolo tattico, un impianto energetico) ha una sua libreria di componenti digitali che possono essere stampati all’occorrenza, riducendo i tempi di fermo e ottimizzando i costi logistici. 

In fondo, dietro numeri e tecnologia, c’è anche una bella storia italiana. Roboze è un’azienda giovane, nata e cresciuta nel Sud Italia, che oggi trova spazio in un mercato competitivo come quello americano. Un segnale che innovazione, talento e radici locali possono ancora fare la differenza, anche oltreoceano.

Il Pentagono sceglie Roboze per rafforzare la supply chain industriale. I dettagli

La pugliese Roboze entra ufficialmente nei programmi del Pentagono grazie a un’intesa con Crg Defense, operatore statunitense legato al Dipartimento della Difesa. La collaborazione riguarda la fornitura di tecnologie di stampa 3D per componenti critici, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia produttiva americana e garantire una supply chain protetta da infiltrazioni e manipolazioni esterne

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