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Voi europei? Non sarete uniti finché non spargerete il vostro sangue combattendo insieme anziché l’uno contro l’altro. Questa profezia di Francis Fukuyama sulla guerra anziché la pace come mito fondativo l’ha raccontata alcuni anni fa Carlo Bastasin sulle colonne del Sole 24 Ore, ricordando la sua insistenza con il politologo nell’identificare le radici dell’Unione europea nell’utopia della riconciliazione tra Francia e Germania. 

Bastasin ha ripescato quella frase a inizio gennaio, in mezzo al caos internazionale seguito all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, aggiungendo su Twitter: “Medio Oriente e Mediterraneo sono il teatro più probabile?”. Quasi tre mesi dopo, con il coronavirus che ha messo a tacere le armi, potrebbe essere invece la pandemia l’elemento su cui ricostruire il Vecchio continente? “L’Europa si farà quando verseremo il sangue sullo stesso fronte”, ha ricordato Bastasin su Twitter. E Paolo Valentino, editorialista del Corriere della Sera, ha risposto con un altro cinguettio: “lo stiamo facendo contro un nemico invisibile. Se solo lo facessimo insieme”.

Il coronavirus è il nemico comune per trovare un’unica direzione in Europa? Ne abbiamo parlato quindi con Carlo Bastasin, accademico ed editorialista, senior fellow della Luiss School of European Political Economy di Roma e di Brookings Institution di Washington. Ha da poco pubblicato “La strada smarrita. Breve storia dell’economia italiana”, scritto con Gianni Toniolo per Laterza. Di fine 2019 è invece Viaggio al termine dell’Occidente. La divergenza secolare e l’ascesa del nazionalismo per Luiss University Press.

È giunta l’ora, l’occasione di combattere insieme per gli europei?

La mia sensazione è che sia un’illusione anche quella di Fukuyama. In realtà, la solidarietà non viene con la guerra, viene dopo la guerra, quando nei singoli Paesi si attenuano le resistenze interne visto che c’è meno da perdere. È infatti in quel momento che si è più disponibili. 

Non ancora siamo a questo punto? 

Non ancora. Mi ha colpito molto che ci sia più solidarietà fra le persone che fra gli Stati. Penso alle iniziative spontanee di francesi e tedeschi verso gli italiani, e immagino sia lo stesso tra siciliani e lombardi. Ma quando si tratta di far intervenire le rappresentanze politiche le cose cambiano completamente: esistono delle rigide constituency. Per questa ragione forse soltanto quando il disastro sarà completo queste strutture si attenueranno un po’.

Assistiamo a un corsa per aiutarci. Ma cosa si nasconde dietro questi aiuti? Una campagna per l’influenza sull’Italia?

Non esagererei su questo piano. Per avere influenza servono iniziative molto più importanti. È certamente vero che dagli Stati Uniti in genere veniva una risposta più importante, una leadership più chiara, e che mancando questi elementi lo spazio viene riempito anche da altri. Sappiamo che nel caso cinese le motivazioni sono di lungo periodo e riferite anche a un senso di responsabilità per quanto combinato. Sull’influenza russa, invece, ci sono lavori interessanti sull’informazione sui social. Tuttavia, non sono sicuro che siamo ancora a un livello così strutturato. Anche perché stiamo assistendo a un atteggiamento di negazione autolesionistica in ogni dove: nel Regno Unito, nel mondo scandinavo, in qualche misura in Francia e fortissimamente in America, dove si è in denial sulle conseguenze di questa crisi sanitaria. Ed è difficile trovare una razionalità quando ci sono comportamenti autolesionistici. E un piano strategico richiede una razionalità che nei fatti non si è applicata neppure a se stessi. 

Come mai in una stagione di “uomini forti” la maggior parte di essi si rifugia nella negazione?

Le emergenze sanitarie sono, nella storia dell’uomo, momenti di radicale cambiamento della cultura politica. C’è chi attribuisce alla peste del XIV secolo la perdita di influenza della Chiesa e anche la nascita del monopolio della forza degli Stati vista la necessità delle forze di polizia di presidiare a quel tempo i territorio devastati. Lo stesso è accaduto con l’importanza della scienza dopo la peste del XVII secolo. Questi fenomeni che vanno a toccare la vita e la morte dei cittadini sono in grado di modificare radicalmente anche il rapporto con la politica. 

Come cambierà adesso?

Non sappiamo cosa potrà accadere a mercato e democrazia, che hanno messo in cima ai loro obiettivi la libera scelta degli individui, se saranno considerati inefficienti e troppo deboli. Quello che stiamo vedendo è che in queste condizioni la libertà degli individui va limitata e ci potrebbe anche essere qualcuno a cui sembri logico limitarla anche istituzionalmente, aumentando il ruolo dello Stato nell’economia per ridurre quello del mercato e sorvegliando i comportamenti individuali con mezzi tecnologici. Non è escluso che questa crisi, se si prolungherà, produca un esito che va nella direzione contraria a quella della seconda metà del Novecento fondata su democrazia e mercato.

Sarà un 11 settembre della tecnologia?

Vediamo comportamenti che possiamo definire “di potere” condotti in modo diverso da come venivano condotti una volta legati all’assertiveness cinese e russa. Quindi se la National Security Agency ha accesso a tutte le nostre informazioni attraverso per esempio il cloud, la Cina può farlo usando il 5G mentre la Russia lavorando ai margini con le sue strutture delle fake news. Faccio un esempio.

Prego.

Il Giappone esercita una certa influenza sulla Corea del Sud attraverso le forniture di materiali indispensabili per la tecnologia. Siamo in un mondo fatto anche di influenze che riguardano la libera scelta dei cittadini e addirittura l’autocoscienza della scelta, cioè l’informazione.

Da europeista convinto, come vede il futuro dell’Europa?

Se lo scenario è quello di una crisi economica straordinariamente profonda e di riconsiderazione dei rapporti nessuno avrà più nulla da difendere e saremo in quelle condizioni – che John Maynard Keynes nel 1919 descriveva nel libro Le conseguenze economiche della pace – per ripensare moltissime cose come mercato e democrazia. E forse la dimensione europea e il fatto di doversi confrontare con i vicini – senza i quali non siamo in grado neppure di avere da mangiare sulla nostra tavola tanto che le catene di produzione sono intrecciate – salveranno mercato e democrazia.

Si imporrà anche un ripensamento della strategia industriale alla luce di alcune considerazioni di sicurezza nazionale che questa pandemia ci ha imposto?

Ciò che vedo più ragionevole è una dimensione politica europea che, in quanto grande ed europea appunto, abbia la forza di porre condizioni ai rapporti internazionali con l’obiettivo però di tenerli aperti e non chiusi.

Una dimensione politica e industriale?

Le due cose ormai sono collegate. Pensiamo all’esempio di poco fa su Giappone e Corea del Sud, ma anche il caso cinese: è politica industriale o è politica estera? Sono le due cose assieme. In sintesi: sì a una politica industriale allineata alla politica dei rapporti internazionali ma no a rinunciare ai valori europei.

Ma il Vecchio continente ne ha la forza?

Guardiamo al concreto. La risposta iniziale della Commissione europea è stata triplice: mettere a disposizione un po’ di soldi sul tavolo, tenere aperti i confini nazionali in modo da tenere aperte le filiere industriali e concedere flessibilità sugli aiuti di Stato. Questo già riflette una volontà di aprire la strada a una politica industriale. 

Mi permetta una battuta: non ho ancora capito se lei è ottimista o pessimista…

Credo che le cose debbano peggiorare ancora prima di migliorare. Quello che ci sta ostacolando sono interessi politici nazionali che si faranno sentire finché gli Stati saranno in posizione che percepiscono diversa fra di loro. Pensiamo al Regno Unito che credeva di essere in una posizione diversa dall’Italia per esempio finché aveva poche decine di contagiati, mentre adesso capirà che è come tutti gli altri. Quando non avremo più da perdere, anzi quando avremo già perso, allora saremo nella condizione per ricostruire assieme.

Solo la dimensione europea potrà salvare mercato e democrazia. Parla Bastasin (Luiss)

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