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Zagabria. Chi ha detto che le agenzie di intelligence non debbano collaborare fra di loro? È vero il contrario. Per questo è stato lanciato oggi a Zagabria, Croazia, dalle delegazioni di 23 Paesi europei, il nuovo Intelligence College in Europe (Ice). A distanza di un anno dal discorso del presidente francese Emmanuel Macron alla Sorbonne di Parigi sull’opportunità della nascita di una piattaforma di formazione e condivisione delle tematiche di intelligence a livello europeo, il progetto diventa finalmente realtà. La firma della lettera di intenti nella capitale croata, che per l’Italia è siglata dal direttore del Dis (Dipartimento per l’informazione e la sicurezza) e coordinatore delle agenzie Gennaro Vecchione, dà vita al nuovo college dell’intelligence europea.

Il Segretariato avrà sede a Parigi, e la presidenza sarà a turno, su base volontaria degli Stati aderenti e della durata di un anno. Un Comitato direttivo detterà le linee strategiche implementate dal Segretariato e lo Stato che assume la presidenza annuale sarà coadiuvato da una troika composta dalle presidenze in uscita e in entrata. Gli altri organi di governance saranno costituiti in una prossima riunione delle agenzie. Si tratterà di una struttura intergovernativa e non comunitaria, perché i Trattati Ue delineano chiaramente l’intelligence come materia di competenza degli Stati membri, anche se le istituzioni di Bruxelles saranno coinvolte in un continuo dialogo con la nuova istituzione. I costi dell’organizzazione saranno contenuti. Da Zagabria i promotori fanno trasparire che l’Ice non è pensato per essere una struttura “a guscio rigido”, anche perché, almeno in un primo momento, saranno i singoli Paesi ad organizzare a turno eventi sul loro territorio a beneficio degli altri membri.

La piattaforma nasce con l’obiettivo di sfatare due “fake news” sul mondo dell’intelligence. La prima, per l’appunto, è l’assenza di canali di cooperazione fra le agenzie di intelligence dei Paesi europei. La seconda, altrettanto diffusa, è quella di tenore opposto, secondo cui invece l’Ue dovrebbe costruirsi una “Cia europea”, cosa che, come si è detto, è espressamente esclusa dalla lettera dei Trattati.

L’attività di promozione e sensibilizzazione dei temi di intelligence dell’Ice si muoverà contemporaneamente su tre piani. Il dialogo fra le diverse comunità di intelligence in Europa, a partire dal confronto dei rispettivi Direttori a un livello non operativo. La collaborazione fra le rispettive comunità e i decisori politici nazionali ed europei, per offrire un quadro di informazioni utili a prendere decisioni in settori sensibili come la sicurezza. Infine l’apertura del mondo dell’intelligence europeo al mondo accademico, con la pubblicazione di contenuti in collaborazione con alcune università degli Stati aderenti e programmi per creare una cultura comune dell’intelligence, che aiutino a far pervenire anche all’opinione pubblica il senso e lo scopo del lavoro delle agenzie. Un’esperienza che trova nell’Italia un eloquente precursore, grazie alla Scuola di formazione dell’Intelligence italiana, il polo formativo dei Servizi.

Dei 30 Paesi che si sono espressi nel marzo del 2019 a favore della nascita di un college europeo dell’Intelligence, 23 hanno apposto la loro firma a Zagabria. Gli altri sette hanno preferito uno status di adesione più flessibile. Il progetto è intergovernativo, e dunque ci sono i margini per una successiva entrata di altri Stati europei. Come con l’Ue, l’Ice collaborerà anche con la Nato. L’istituzione però, spiegano a Formiche.net i promotori da Zagabria, è appositamente stata creata al di fuori dell’alveo Nato perché vuole promuovere una cultura dell’intelligence a 360° e dunque non limitata alle applicazioni militari, e non a caso nella capitale croata sono presenti delegazioni di tutte le agenzie dei Paesi aderenti (per l’Italia, oltre al Dis, le agenzie per l’Interno e gli Esteri, Aisi e Aise, rappresentate da due vicedirettori).

Non è una nuova Cia ma... Cosa è e come funziona il College dell'Intelligence in Europa

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