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Giorgia Meloni osserva, ma non decide. Anzi, “non incide”. Il giudizio affidato a Formiche.net da Lia Quartapelle, deputata del Pd saldamente nell’area riformista dopo le comunicazioni del premier alla Camera in vista del Consiglio Ue di giovedì è abbastanza netto. “Ho apprezzato la compostezza delle sue comunicazioni. Però mi sarei aspettata una relazione che tracciasse in modo più chiaro quello che effettivamente il nostro Paese può fare in un contesto politico e geopolitico così complesso”.

Quartapelle, realisticamente, nel contesto di quanto accaduto fra Israele e Iran (con l’intervento degli Stati Uniti), l’Italia che ruolo può svolgere?

Non possiamo limitarci a osservare. Un Paese come il nostro non può essere decisivo, da solo, nel determinare gli equilibri complessi che si sono determinati con il conflitto ma potrebbe essere capace di governare alcuni processi complessi. Quanto accaduto fra Iran e Israele conferma un cambio negli equilibri internazionali: sta prevalendo la logica dell’uso della forza. In questa dinamica, Italia ed Europa hanno solo da perderci.

In quale range di azione si muovono il nostro Paese e l’Europa?

È uno spazio di azione sempre più ridotto, ma l’Italia deve inserirsi nella logica di un rafforzamento delle capacità di difesa dell’Europa e una maturazione della politica estera comune. Nel contesto del Consiglio europeo ho apprezzato che Meloni abbia parlato di Libia, ma ancora una volta si è limitata a un commento ai fatti. Non ha annunciato un’azione (e neanche un’intenzione) di realizzare un’iniziativa di stabilizzazione di quell’area con la Francia dopo il colloqui con il presidente Macron.

A proposito di Difesa, l’impegno preso dalla premier in ossequio alle indicazioni di Rutte di aumentare la spesa militare al 5% come la vede?

Il principio che la parola della premier, al di là del colore politico, vincoli il Paese nelle decisioni multilaterali come questa è giusto. Vale per le spese sulla Difesa, così come per quelle legate alla Cooperazione. Detto questo, però, visto che è un target da raggiungere entro il 2035 – e che quindi impegnerà altri due esecutivi – bisogna vederci chiaro. Spero che la discussione assuma un livello di profondità molto più alto rispetto a come è stato fino a oggi. Dopo il summit Nato, mi auguro che di questo obiettivo se ne parli in maniera chiara e trasparente.

Nella giornata parlamentare di ieri a un certo punto è spuntata la risoluzione del Movimento 5 Stelle nella quale si chiedeva di tornare ad approvvigionarsi di gas dalla Russia. Il Pd, compatto, ha votato contro. 

Quella di riprendere gli approvvigionamenti di gas dalla Russia è semplicemente un’idea folle, che lede i presupposti per una pace giusta e duratura che da sempre è stato l’obiettivo che ci siamo prefissati di perseguire. Il Movimento 5 Stelle per la verità si è trovato da solo a sostenere questa proposta. Finché Mosca continua ad essere una potenza imperialista che invada un altro Paese libero, non ci potrà essere scambio. Comprare il gas dalla Russia equivarrebbe in qualche modo a sostenere la guerra.

Dopo l’attacco di Israele all’Iran Giorgia Meloni ed Elly Schlein hanno avuto un lungo colloquio. Al di là di ciò che è emerso, come valuta questo contatto fra le due leader?

Penso che sia un confronto utile e necessario. Spero che Meloni riesca ad abbandonare i toni rissosi che spesso caratterizzano il dialogo con l’opposizione. E mi auguro sinceramente che questo primo contatto rappresenti l’inizio di un nuovo percorso. Sulla politica estera, in particolare in un contesto così delicato e complesso, è giusto che il presidente del Consiglio abbia un dialogo con la leader del principale partito di opposizione.

Prima la diserzione alla colazione con il ministro Crosetto in vista del vertice Nato all’Aja, poi la contro-iniziativa. Ieri, infine, la risoluzione filo-russa. Pare che i punti di contatto fra il Pd e il Movimento 5 Stelle siano sempre meno. O è un’impressione?

Questo governo e il prossimo saranno chiamati a prendere una serie di decisioni fondamentali in particolare per il futuro dell’Europa. Dallo sviluppo dell’Africa, passando per il processo di coesione europea finendo con la Difesa. Il Pd è sempre stato un partito saldamente europeista, tant’è che il governo con i pentastellati lo abbiamo fatto in passato solamente quando loro hanno abbandonato posizioni euro-scettiche. Questi restano i presupposti. Nel contesto di oggi, a maggior ragione.

Pd con i 5 Stelle? Solo se europeisti. Bene il dialogo Meloni-Schlein. Parla Quartapelle

Le comunicazioni in Aula parte della premier Giorgia Meloni appaiono composte ma poco incisive. L’immagine è quella di un Paese che non riesce a inserirsi nei processi decisionali che stanno cambiando gli assetti geopolitici a maggior ragione a fronte sviluppi nei conflitti. Per il 5% sulla Difesa occorre vederci chiaro, ma il tema resta prioritario (per l’Italia e l’Europa). L’alleanza col M5S? Solo su presupposti europeisti. Colloquio con la deputata del Pd, Lia Quartapelle

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