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Probabilmente nel titolo del suo ultimo libro è contenuta la caratteristica che in assoluto lo rappresenta di più. Non usa mezzi termini. Non fa sconti, è diretto. Una schiettezza che diventa metodo applicato all’analisi dei problemi complessi. “Senza giri di parole. La verità sulle sfide economiche e sociali del nostro futuro”(Mondadori) è l’ultimo libro dell’economista Carlo Cottarelli. Approfittando di una recente presentazione, Formiche.net ha parlato con il docente ed ex politico per tracciare un quadro analitico a partire dalle sette sfide contenute nel saggio.

Professore, nel suo testo parte dal mettere a fuoco il riassetto del potere internazionale tra Cina e Stati Uniti in particolare dopo l’insediamento della nuova amministrazione di Trump. Cosa è cambiato, nel profondo?

La presidenza Trump, nei fatti, sta accelerando un processo già in corso che ha determinato questo riassetto. Non era mai successo prima che Cina e Usa si equivalessero sostanzialmente sul piano economico. Addirittura, tanto per dare un dato, la Cina produce dodici volte tanto l’acciaio che viene fatto negli States. Restano, tuttavia, dei vantaggi competitivi degli Stati Uniti sulle nuove tecnologie e in particolare sull’Intelligenza Artificiale. Resta il fatto che, in un contesto come questo i due Paesi non possono fare a meno l’uno dell’altro.

In questo quadro lei analizza anche il ruolo delle Big Tech. Esiste il rischio che possano trasformarsi in qualche modo in soggetti politici?

Non c’è dubbio che le Big Tech facciano parte di questo grande puzzle. Le parole dell’ex presidente Biden, che identificava nel potere di influenzare l’opinione pubblica delle Big tech un pericolo per la democrazia americana, siano molto significative.

Lei muove una critica pesante all’Europa, sotto tanti punti di vista. Cosa manca al Vecchio Continente per incidere negli equilibri globali?

L’Europa non riesce a parlare con una voce unica, le istituzioni europee sono debolissime e, nel profondo, si è perso lo spirito europeista che mosse i padri fondatori dopo il secondo conflitto mondiale. Anche sulla Difesa la Commissione ha proposto un piano che mette sul piatto solamente 150 miliardi di fondi comunitari, per il resto è demandato agli stati membri e ai loro bilanci. Non c’è un progetto davvero unitario, che servirebbe.

Veniamo all’Italia. Lei auspica diverse riforme, ma secondo lei qual è la più urgente?

Sono quattro i temi più urgenti sui quali occorrerebbe intervenire. Ridurre l’eccessiva pressione fiscale in particolare a carico delle imprese – l’Italia continua a crescere a tassi del tutto insufficienti, basta pensare allo 0,7% stimato – allentare il fardello burocratico, intervenire per accelerare i tempi della giustizia e calmierare il costo dell’energia che rappresenta un grosso ostacolo per la competitività industriale.

Come valuta su questi dossier gli interventi messi in campo dal governo guidato da Giorgia Meloni?

Il governo è intervenuto sull’Irpef, ad esempio, ma la pressione fiscale è ancora molto alta. Va detto che questo esecutivo non ha ricevuto il mandato dagli elettori di tagliare le spese. Sulla Pubblica Amministrazione il decreto che valorizza il merito è passato fondamentalmente in sordina, mentre avrebbe bisogno che il leader – Meloni – ci mettesse la faccia per valorizzarne il contenuto che si muove nella direzione giusta. Sulla giustizia va detto invece che qualche progresso è stato fatto, ma i tempi dei processi sono ancora molto lunghi. Così come sui costi dell’energia il lavoro da fare è ancora molto lungo. Riconosco a questo governo, però, una grande prudenza nella gestione dei conti pubblici e una capacità significativa di mantenere buoni rapporti con gli alleati atlantici e con le istituzioni europee.

Riforme e meno costi energetici. Cosa serve all'Italia per affrontare le sfide globali secondo Cottarelli

Carlo Cottarelli nella sua intervista a Formiche.net analizza i nuovi equilibri di potere tra Cina e Stati Uniti, il crescente ruolo politico delle Big Tech e la debolezza strutturale dell’Unione Europea, incapace di agire con coesione. Per l’Italia, indica quattro priorità: riduzione della pressione fiscale, snellimento della burocrazia, riforma della giustizia e contenimento dei costi energetici. Apprezza la prudenza fiscale del governo Meloni, ma sottolinea la necessità di interventi più incisivi su riforme strutturali

Tecnologia, etica e governance. A Roma si discute il futuro dell’AI

Dai principi dell’umanesimo al potenziamento umano: l’AI non deve sostituire l’uomo ma amplificarlo. A Roma, tra avvocati, teologi e big tech, si discute il futuro di una tecnologia che solleva domande fondamentali per il genere umano

Iran e Usa tra oro, petrolio e dollaro. L'attesa dei mercati

L’intervento miliatare degli Stati Uniti spingerà quasi certamente in alto le quotazioni del greggio, provocando un effetto a cascata sui prezzi dell’energia. Chi rischia di più è l’Europa, ma anche il verdone potrebbe subire scossoni. Gli occhi sullo stretto di Hormuz

Perché ora gli occhi (anche di Pechino) sono puntati su Hormuz

La Cina ha forti interessi legati a quanto sta succedendo tra Iran e Israele: c’è il petrolio (e il gnl) che passa da Hormuz, ma anche la narrazione strategica anti-occidentale da cui nasce una “neutralità pro-iraniana”. Secondo Gering (Inss/Acus), Pechino sta valutando gli equilibri di forza, a maggior ragione dopo i bombardamenti Usa

Nato summit, ecco cosa lega l’Indo-Pacifico all’aumento del budget. L’analisi di Zeneli

Di Valbona Zeneli

Gli Stati Uniti saranno costretti da necessità strategiche a destinare una parte delle proprie risorse vitali dall’Europa all’Indo-Pacifico, con l’obiettivo di garantire un’efficace deterrenza contro la Cina. Questo scenario implica che gli alleati europei dovranno assumersi una maggiore responsabilità per la difesa convenzionale del teatro europeo. Il necessario aumento della spesa per la difesa, su scala generale, sarà funzionale a questo obiettivo. L’analisi di Valbona Zeneli, nonresident senior fellow presso l’Atlantic Council

Chi ama la libertà ama la Nato. Il commento di Arditti

L’alleanza è il pilastro più solido della sicurezza euro-atlantica. Ma per continuare a esserlo deve diventare qualcosa di più: una piattaforma politica globale capace di leggere il mondo e agire con rapidità e coerenza

Contro Pechino, Taipei pesca tra i nazionalisti pro Trump

Questa settimana la vicepresidente taiwanese Hsiao Bi‑khim è intervenuta sul “Shawn Ryan Show” per promuovere difesa asimmetrica, resilienza civile e lotta alla disinformazione, puntando a un’audience conservatrice pro Trump. L’obiettivo è trasformare l’anticomunismo in sostegno politico e militare a Taipei

Così i civili sono diventati strumenti di terrore. L’analisi di Shekhovtsov

Di Anton Shekhovtsov

Il “proxy bombing” emerge nella guerra russo-ucraina come tattica di guerra psicologica, in cui civili, spesso ignari o ricattati, vengono usati per trasportare esplosivi contro obiettivi simbolici. Servono strategie di resilienza sociale e di campagne di sensibilizzazione come l’ucraina “Out the FSB Operative”, che invita i giovani a segnalare i tentativi di reclutamento russo. L’analisi del politologo Anton Shekhovtsov, fondatore del Centre for Democratic Integrity a Vienna e docente alla Central European University

La politica estera non può essere solo e sempre una piazzata. L'opinione di Merlo

Se le forze politiche ieri in piazza dovessero un domani approdare al governo, quale sarebbe il progetto di politica estera che sarebbe concretamente perseguito? L’interrogativo di Merlo

Senza rispetto per dignità e diritto la pace resta un'illusione. La versione di Bonanni

La pace non è uno slogan da convegno. È un’architettura fragile, un processo rigoroso, fatto di diritti umani e norme condivise. Richiede coerenza, rispetto delle regole, sacrificio. Non proclami. Non propaganda. Ogni nazione ha una responsabilità che va oltre i propri confini: difendere la dignità dell’intera umanità. Il commento di Raffaele Bonanni

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