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“Il futuro dell’Italia è il bipolarismo: a sinistra molti temi di oggi erano disconosciuti 10 anni fa, a destra mi auguro che i conservatori mettano un freno alle follie salviniane”. Francesco Boccia (Pd), ministro per gli Affari regionali e le autonomie, non nasconde i problemi della maggioranza di governo, sostiene con forza l’annuncio di Nicola Zingaretti su un nuovo Partito democratico e conta su un’inevitabile sintesi da fare con il presidente del Consiglio per definire il programma che, ottimisticamente, prevede triennale. Più in generale, Boccia vede passi in avanti sulla giustizia, auspica sanzioni durissime per Autostrade a fronte di prove inappellabili e teme la scarsa risposta del mercato per l’Alitalia.

Ministro Boccia, lei ha detto che a fine gennaio il Pd tirerà le somme. Ma non sono troppe le variabili delle prossime settimane tra decisione della Consulta sul referendum e varie tensioni politiche e parlamentari? Il governo arriverà più o meno solido alla fine del mese?

Intanto il governo è ripartito all’inizio dell’anno con un tasso di credibilità che si chiama Iva non aumentata con i 23 miliardi trovati e circa 6,8 miliardi di tasse risparmiate nel 2020. Semplicemente è un governo più credibile del precedente grazie a una maggiore serietà. Prima Matteo Salvini minacciava chiunque dentro e fuori l’Italia, oggi c’è un governo che fa quello che dice. Ci sono quattro forze politiche che si sono assunte la responsabilità di fare nel breve alcune cose, che sono sotto gli occhi di tutti, e ho sempre parlato del confronto che sarebbe avvenuto a gennaio.

Il suo segretario, Nicola Zingaretti, ha annunciato una svolta clamorosa dopo le elezioni in Emilia Romagna: lo scioglimento del Pd e la nascita di un nuovo partito. La convince questa iniziativa?

Dopo il voto del 26 gennaio in Emilia Romagna e in Calabria partirà questa nuova fase annunciata oggi da Zingaretti che noi sosterremo. Questo dà il senso della lungimiranza del segretario, della sua generosità. Sono sicuro che mettere insieme le nostre sezioni, i nostri circoli, i luoghi del confronto aperti non potrà che far bene a tutto il mondo del centrosinistra unito.

È un nuovo centrosinistra in costruzione.

Voglio dire a tutti, da chi è andato in piazza con le Sardine passando per i movimenti civici, ecologisti e progressisti: venite in questo movimento, aiutateci a rafforzarlo, cambiate se necessario anche la classe dirigente, integratela, contaminatelo e fate sì che le piazze dell’Italia che vuole la giustizia sociale, l’equità, la solidarietà, che è l’Italia alternativa ai fili spinati, ai dazi, ai manganelli di Salvini e di Giorgia Meloni, abbia un naturale movimento politico di tutti. Questo noi vorremmo che diventasse il Partito democratico. Il congresso servirà a questo e quindi la svolta annunciata Zingaretti ha il mio massimo sostegno.

Intanto i ragionamenti interni al governo saranno avviati proprio dal Pd che si riunirà a Contigliano, vicino a Rieti.

Noi cominceremo il 13 e 14 con il seminario di Rieti, gli altri lo faranno con i metodi che riterranno più opportuni, ma alla fine con Giuseppe Conte bisognerà fare una sintesi parlando dei prossimi tre anni e per noi ci sono priorità che tutti conoscono. Per esempio, la riduzione del cuneo fiscale è una priorità assoluta: se il lavoro costasse il 30 per cento in meno sul piano fiscale, non ci sarebbero più delocalizzazioni in Polonia.

Su questo è possibile trovare un accordo?

Quest’anno abbiamo ridotto il cuneo fiscale di 3 miliardi di euro, nel 2021 e 2022 il taglio sarà di 5 miliardi. Pensiamo che si debba arrivare a regime a 15-20 miliardi perché così si abbatterebbe davvero il costo fiscale del lavoro e si diventerebbe competitivi in Europa.

Sul piano strettamente politico, il ministro Dario Franceschini in un’intervista alla Stampa ha detto che, a prescindere dalla decisione della Corte costituzionale del 15 gennaio sull’ammissibilità del referendum maggioritario voluto dalla Lega, l’accordo sostanzialmente raggiunto su una legge elettorale proporzionale indica che la strada è segnata. È questa ormai la linea?

Concordo con Franceschini che una legge proporzionale elettorale alla tedesca con il 5 per cento di sbarramento inevitabilmente consente la costruzione di due poli alternativi, due alleanze. Nella storia italiana con il proporzionale puro gli assetti erano noti: Dc e Pci; con il maggioritario si sono susseguiti moltissimi governi di centrodestra e di centrosinistra. La strada oggi è quella del proporzionale che consentirebbe alla destra e alla sinistra di presentare una proposta per mettere insieme i partiti o i movimenti più vicini alle proprie idee.

La domanda che ci si pone è perché Italia viva è d’accordo sullo sbarramento al 5 per cento quando i sondaggi la danno al di sotto. Al netto della dietrologia sulla raccolta di voti tra i moderati, c’è una spiegazione politica?

Quella che dà lo stesso Matteo Renzi e cioè che, con coraggio, puntano a numeri più alti. Glielo auguro perché è coraggioso accettare uno sbarramento alto e mi auguro anche che Italia viva possa essere un alleato così come i movimenti civici e ambientalisti.

Restano aperti numerosi problemi: la giustizia, Autostrade, l’Alitalia. Come riuscirete a trovare una soluzione?

Sulla prescrizione Andrea Orlando e Walter Verini hanno fatto un ottimo lavoro. Va sempre ricordato che la norma che ha introdotto l’interruzione della prescrizione dal 1° gennaio porta la firma di Salvini, non del Pd che votò contro, ed è entrata in vigore perché questo fu l’accordo del governo gialloverde pensando di arrivare alla riforma del processo penale senza riuscirci. Il passo avanti è importante: ci sono i colpevoli e gli innocenti e dobbiamo avere un approccio da Stato di diritto verso gli uni e gli altri. Si tende a enfatizzare il numero dei colpevoli che la fanno franca, ed è grave, ma quasi mai quello degli innocenti che pagano un prezzo alto. L’indubbio passo in avanti è garantire la prescrizione a chi è assolto in primo grado e va riconosciuto al ministro Alfonso Bonafede.

Su Autostrade c’è una soluzione alle viste?

Deve prevalere l’interesse collettivo, non uno slogan. Anziché dire “revoca” come fa il Movimento 5 stelle o “mai la revoca o crisi” come fa Italia viva, aspettiamo l’istruttoria rigorosa che sta facendo il ministro Paola De Micheli. L’obiettivo di tutti, oltre a quanto stabilirà la giustizia, è garantire alle famiglie delle vittime del ponte Morandi (che nessuno potrà risarcire) che non accada mai più su nessun tratto autostradale italiano. Se è provato che le manutenzioni non sono state all’altezza, che l’azienda ha distribuito dividendi anziché fare manutenzioni, la revoca diventa inevitabile. Ma se decidi la revoca, la usi per propaganda politica e dopo qualche mese ti arriva un pacco di miliardi da pagare, non hai fatto un servizio al Paese. Quindi, se mai si arriverà alla revoca, dovrà essere inappellabile. Di sicuro, sanzione durissima: a quella penale penseranno i magistrati, a quella sociale penserà lo Stato con prove inconfutabili.

Il futuro dell’Alitalia, invece, quale potrebbe essere?

Verosimilmente ci sarà un’altra procedura, ma se il mercato non risponde bisognerà guardarsi in faccia e decidere che cosa le aziende di Stato sono in grado di fare in un mercato così competitivo. Questo è il nodo.

Il dossier sulle autonomie preparato da lei è pronto, ma in questa fase politica così complicata il Parlamento ci metterà davvero mano?

È un dovere. L’autonomia è dentro la Costituzione come ha ricordato il presidente Sergio Mattarella nel brindisi di Natale con i vertici istituzionali: l’unità della Repubblica è più forte con l’attuazione dell’autonomia. Il testo è già al Consiglio dei ministri e sono rispettoso delle decisioni della maggioranza: se deciderà, ed è uno dei punti su cui ci si confronta, di trasmetterlo al Parlamento, poi le Camere avranno tutto il tempo per discuterne. Partiamo con l’unanimità delle regioni, del Nord e del Sud, di destra e di sinistra, che è un valore che non voglio perdere.

Prima faceva riferimento a un futuro bipolare. Ricorderà che fino ai primi anni Duemila si parlava dell’obiettivo di un’alternanza di governo: è possibile in futuro un centrodestra più conservatore e meno sovranista contrapposto a un centrosinistra oggi non ben definito? Si può arrivare a un nuovo bipolarismo?

Ci credo da sempre. Per 40 anni siamo stati il capolinea di un mondo che cominciava e finiva a Ovest: abbiamo avuto pressioni, vantaggi e svantaggi. Ciò ha bloccato il bipolarismo classico, poi 25 anni di berlusconismo e di antiberlusconismo hanno rallentato l’evoluzione naturale del bipolarismo e penso che la società sia entrata in una fase nuova. Anche a sinistra la lettura della società fatta oggi sulla transizione ecologica, sulla centralità dell’ambiente, sullo sviluppo sostenibile, sulla critica alla massimizzazione del profitto nel capitalismo digitale è qualcosa che anche solo 10 anni fa la sinistra, ancora Novecentesca, non faceva. Oggi invece questi temi sono le corde di una sinistra moderna che può comprendere anime diverse: progressisti, riformisti, post-marxisti, socialisti, cattolici democratici. A destra mi auguro per l’Italia che non ci sia solo il sovranismo e che ci siano sempre più corpi sociali conservatori che possano evitare le follie salviniane.

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