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È una fiamma che divampa. Fratelli d’Italia decide di scommettere. E lo fa, per le Regionali del 26 gennaio, partendo dal fulcro del governo rosso: Bologna. In un Europauditorium gremito le parole di Giorgia Meloni echeggiano a monito direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Il presidente dovrà spiegare perché ha svenduto gli interessi degli italiani e perché il provvedimento non è passato dalla discussione in aula”.

Il riferimento ovviamente è alla legge di Bilancio che il governo rossogiallo ha in animo di portare avanti. Una manovra che, secondo Meloni “va nella direzione opposta rispetto alle esigenze degli italiani e che costringe il nostro Paese a una situazione di crescita poco superiore allo 0”. Dunque l’appuntamento bolognese per il popolo della fiamma è l’occasione per ascoltare, dalla viva voce della leader, l’alternativa alla manovra governativa.

Il documento si sostanzia di fatto negli emendamenti presentati a vario titolo dagli esponenti del partito, presenti in massa all’evento, e che riguardano una serie di “priorità a cui non intendiamo rinunciare”. Dalle misure a sostegno della famiglia (reddito d’infanzia, aumento delle detrazioni per i figli a carico, Iva agevolata sui prodotti per i bambini), passando per la “difesa del marchio Italia”, misure a sostegno di imprese e professionisti, finendo con le misure di contrasto alla vera evasione fiscale, partendo dalla web tax. Per spiegare il senso di tutta questa operazione, oltre che ai maggiorenti del partito, Fratelli d’Italia decide di dare spazio a testimonianze dirette di chi vive tutti i giorni la difficile quotidianità di un Paese “che stritola l’impresa e la affonda con la burocrazia e le tasse”.

E in Emilia Romagna d’impresa si sa qualcosa. Sul fronte Regionali Meloni dichiara apertis verbis che “Borgonzoni è la nostra candidata. La campagna elettorale è già iniziata. Ci aspettiamo di incontrare a breve gli altri alleati della coalizione. Stiamo facendo liste forti e competitive”. Forte degli ultimi sondaggi che danno, per la prima volta nella storia del partito, FdI sopra il 10%, la leader è risoluta nel dire che “il nostro partito rappresenta il valore aggiunto. Soprattutto sui contenuti”. Peraltro, ricollegandosi al tema della mattinata, la manovra finanziaria, Meloni osserva che, qualora dovesse passare, “l’Emilia sarebbe una delle regioni più tartassate da un governo che sta facendo una manovra impostata su minacce, manette, tasse e sprechi”.

Al di là dell’ovazione entusiastica quando la leader dello schieramento di centrodestra lambisce il tema legato alla questione degli affidi a Bibbiano, pubblico in visibilio anche quando Meloni parla di Europa. “Un’Europa che sembra avere tutto l’interesse a mantenere al governo il Pd. Un’Europa che ha trasformato il fondo ‘Salva-Stati’ in fondo ‘Salva-Banche’ con la volontà, da parte della Germania, di far pagare i loro debiti a tutti i cittadini europei”. Su questo punto Meloni non lesina una stilettata al grillino rampante. “Se Di Maio ha un briciolo di dignità questo è il momento di dimostrarlo: basta proclami. Se non si vuole che il Mes venga sottoscritto, basta dichiarare che il Movimento 5 Stelle non sostiene più il governo. Questa è un’occasione di dimostrare coerenza”. I rischi di non sottoscrivere il Mes? “Nessuno. L’Italia non rischia di essere tagliata fuori dall’Europa. Noi non siamo una nazione di passaggio all’interno dell’Unione. Siamo uno dei Paesi fondatori, il primo contribuente netto in termini di rapporto al nostro Pil. Insomma una nazione senza la quale l’Europa non esiste”. Un discorso che rimanda all’identità, alle radici. “Alle tradizioni cristiane e alla storia che il nostro partito ha alle spalle e di cui non si vergogna”, come sottolineato dal deputato Galeazzo Bignami. Differentemente da Bonaccini “che dopo aver tolto il simbolo del partito da manifesti e materiali pubblicitari, ha pensato bene di realizzare scritte e inviti al voto in verde”.

Un documento economico per tutelare gli italiani. La contromanovra di Meloni

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