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Per Kyiv, la prospettiva di un’adesione all’Alleanza Atlantica sembra allontanarsi sempre più con il passare del tempo, soprattutto in seguito al modificarsi della posizione di alcuni alleati come Polonia e Stati Uniti a questo riguardo. Ma tra gli altri membri dell’Alleanza Atlantica, alcuni continuano a sostenere le aspirazioni euroatlantiche dell’Ucraina. Tra questi rientra la Lituania, uno dei membri della Nato più esposti alla minaccia russa: proprio su territorio lituano (oltre che su quello polacco) si estende infatti il famoso “Suwalki Gap”, la striscia di terra che separa l’enclave russa di Kaliningrad dalla Bielorussia, alleata di Mosca, da tempo rappresenta un potenziale punto di pressione militare da parte di Mosca.

Vilnius è dunque molto sensibile alla tematica della difesa collettiva contro la Federazione Russa. “La Lituania non rinuncerà mai all’idea che l’Ucraina debba far parte della Nato”, ha dichiarato la ministra della Difesa Dovilė Šakalienė in un’intervista a rilasciata a Politico, “La decisione su chi entra nell’Alleanza deve spettare solo alla Nato, non a Putin. Se qualcun altro oltre all’Alleanza decide chi può essere membro, la credibilità della Nato è gravemente compromessa”. Partendo dal conflitto in Ucraina per lanciare un monito più ampio: “La guerra della Russia contro l’Ucraina fa parte di uno sforzo di destabilizzazione globale. L’asse Russia-Cina-Corea del Nord-Iran sta cooperando in modo molto efficiente per porre fine all’attuale ordine mondiale. Gli Stati Uniti e i loro alleati devono essere pronti a dissuadere, e se necessario a sconfiggere, sia la Russia che la Cina contemporaneamente”.

In questa chiave si può dunque ben comprendere perché la ministra della Difesa affermi che il suo Paese sostenga l’azione del segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, che sta cercando di concentrare il prossimo vertice della Nato all’Aia su un nuovo obiettivo: portare al 5% del Pil la spesa militare dei membri Nato, rispetto al 2% attuale. La Lituania propone di raggiungere questo traguardo già entro il 2030, due anni prima della scadenza proposta da Rutte. “Sarebbe una vittoria per tutti”, ha affermato Šakalienė, specificando che una parte di questo aumento dovrà necessariamente essere destinata a rafforzare l’Ucraina. “La rigenerazione dell’esercito ucraino si basa su capacità reali, non su dichiarazioni”. Inoltre, Vilnius chiede che i nuovi obiettivi di capacità (finora mantenuti segreti) vengano raggiunti più rapidamente, specialmente sul fianco nord-orientale dell’Alleanza. Šakalienė si è anche espressa sulla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’Aia, affermando che non sosterrebbe “In alcun modo l’esclusione di Zelensky”. Kyiv ha confermato martedì l’invito ufficiale, sottolineando l’importanza che il summit mandi “un segnale di forza e unità, anche sull’Ucraina”.

Šakalienė ci ha tenuto anche a dare un segnale positivo sulla solidità delle relazioni transatlantiche nella dimensione securitaria: “Il messaggio degli Stati Uniti resta coerente: il sostegno critico all’Europa sarà garantito, in ogni caso”. Dopo il vertice, la Nato dovrebbe anche istituire un meccanismo formale di revisione per informare gli alleati su eventuali ritiri di truppe americane dal continente.

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