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Lo sviluppo delle infotecnologie coinvolge una molteplicità di ambiti della nostra vita privata e sociale e ha un impatto notevole in tutti i settori della vita pubblica sotto molteplici aspetti. Ad esempio quello tecnologico, che ha rilevanza sia per la competitività sia per la sicurezza. Di rilievo è anche l’aspetto economico: sono in gioco le regole di mercato e della concorrenza. I settori dei trasporti, dell’energia e delle manifatture subiranno un’accelerazione fortissima man mano che si diffonderà il 5G. C’è poi il tema della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, che forse in maniera riduttiva chiamiamo semplicemente di privacy. L’annuncio che anche grandi operatori digitali entreranno nel mondo della finanza con loro strutture e addirittura con una moneta elettronica nuova fa nascere qualche preoccupazione anche per le competenze proprie dei singoli Stati. Su questi temi sono in corso varie iniziative da parte sia dei Garanti nazionali sia comunitari in materia di concorrenza, di comunicazioni e di privacy. Sono intervenute la Commissione europea, l’Ocse e il G20. Là dove è necessario, però, che sia il governo a porre l’attenzione massima è il settore della sicurezza nazionale, di cui ne ha la piena responsabilità. Il tema non è relativo tanto agli strumenti che vengono utilizzati per la protezione dei vari asset, quanto a quale sia il perimetro entro il quale questo livello di sicurezza vada garantito. Questo tema ha una rilevanza fondamentale per quelle che vengono definite infrastrutture critiche di un Paese.

Parliamo di quel genere di infrastruttura “che è essenziale per il mantenimento delle funzioni vitali della società, della salute, della sicurezza e del benessere economico e sociale della popolazione e il cui danneggiamento o la cui distruzione avrebbe un impatto significativo” (Dlgs 61/2011). Non vi è dubbio che tra queste vadano annoverate le infrastrutture di telecomunicazioni. Ma per queste vi è una singolarità assoluta. La normativa recente in tema di golden power, ponendo l’accento sulla sicurezza nazionale, le ha sottoposte a una serie di vincoli e controlli tali da garantire al meglio l’interesse pubblico. In effetti i gestori delle Reti vengono considerati giustamente sensibili sotto l’aspetto della sicurezza nazionale. Oltre a dover garantire servizi che assicurino la funzione vitale della sicurezza in senso generale, ne devono garantire la impenetrabilità al più alto livello. Specifiche normative in tema di sicurezza, sono andate a disciplinare le cosiddette Telco. Il riferimento non è solo alla normativa sulla golden power, che limita la governance e il sistema delle forniture al mercato nazionale o al massimo europeo.

Non solo alla normativa che ha individuato le cosiddette infrastrutture critiche, differenziandole da tutte le altre per la loro rilevanza sotto l’aspetto dell’interesse nazionale. Riguarda anche la normativa sulla privacy che prende in considerazione in termini di tutela la qualità delle informazioni che i diversi operatori gestiscono. Nella pratica quotidiana si sta sempre più ampliando il perimetro della sicurezza nazionale. Tutto ciò merita un’attenzione istituzionale particolare, altrimenti gli operatori avranno difficoltà notevoli in un mercato così dinamico se da un lato sono chiamati al rispetto dei vincoli della sicurezza nazionale e dall’altro discriminati nella libera scelta delle esigenze di mercato. Il mercato, dal canto suo, ha delle regole scritte e non scritte che alcune volte è difficile conciliare con le esigenze di sicurezza. Basti considerare che quasi sempre il concetto di sicurezza forma un binomio indissolubile con quello di segretezza.

Quindi molte volte garantire la sicurezza vuol dire mantenere la segretezza, cosa che difficilmente si concilia con la libertà di mercato, ad esempio in tema di concorrenza. Questa però, a sua volta, rappresenta anch’essa un interesse peculiare di un Paese che da un regime di concorrenza trae fonte per il suo sviluppo economico. Volendo individuare un quadro di riferimento corretto, bisogna prima di tutto rilevare che è il concetto stesso di sicurezza nazionale che si è evoluto. A cogliere per primo questa esigenza fu il legislatore del 2007 che estese le competenze dei Servizi d’informazione agli interessi economici e industriali del Paese.

Questa strategia ha trovato conferma poi nell’esercizio di poteri speciali da parte del governo per tutelare l’interesse nazionale. Un nuovo perimetro della sicurezza nazionale va ridisegnato oggi e le varie normative sino adesso citate ne forniscono un quadro di riferimento adeguato. I vari elementi che si possono trarre dalla legislazione vigente postulano l’esigenza d’individuare anche un’area intermedia di sicurezza pubblica che, con vincoli meno stringenti da quella nazionale, possa essere garantita nel settore dell’infoteconologia, la cui sicurezza è ormai un elemento costitutivo del benessere socioeconomico del Paese. Un riordino del quadro normativo in materia di sicurezza potrà diventare esso stesso un acceleratore dello sviluppo economico proprio nei settori più innovativi e dall’alto valore strategico.

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Di Alessandro Pansa

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