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Forza Italia nell’ultimo periodo ha intrapreso un percorso che cancella la finalità della sua stessa esistenza. Così il senatore azzurro Antonio Saccone ragiona con Formiche.net sul momento che vive il partito di Silvio Berlusconi. E lo fa all’indomani della legge Segre, su cui in Senato il centrodestra si è astenuto.

La mia FI non l’avrebbe mai fatto”, ha detto Mara Carfagna circa l’astensione sulla legge Segre. Che ne pensa?

È stata una sconfitta dell’intero Senato la mancata unanimità. Con molta franchezza devo dire che il senatore Malan ha fatto davvero di tutto per mediare tra le due posizioni. Però evidentemente gli altri sono stati abili a strumentalizzare e noi molto ingenui a cadere nella trappola. Si tratta di una splendida trappola in cui si è badato poco al merito della mozione.

Ovvero?

Tutte le mozioni prevedevano l’istituzione di una commissione che lottasse contro l’odio antisemita. Noi nella nostra mozione che prevedeva l’identico schema avevamo aggiunto anche la frase “l’odio contro il cristianesimo”. Questo non ci è stato permesso. È come dire che in Italia e nel mondo non esistono i cristiani perseguitati. Cosa costava aggiungere quella frase? Sta girando in modo virale un video lanciato da Repubblica che mostra che il centro destra non ha applaudito alla approvazione della mozione del centro sinistra. Falso: noi centristi (io per primo) abbiamo applaudito e ci siamo alzati. Ma ovviamente siccome l’intento è strumentalizzare questa vicenda si manda in rete una parte del video girato peraltro da colleghi della maggioranza.

Per opinioni sgradite cosa hanno voluto intendere?

Un’opinione sgradita può essere tutto. Da un lato siamo stati ingenui nel non votare questa mozione, perché poi il dibattito si è falsamente concentrato solo sulla nostra astensione. Io intendo, ad esempio, difendere la mia idea del matrimonio fondato su un uomo e una donna, nel pieno rispetto delle unioni tra omosessuali in quel momento sto esprimendo un’opinione sgradita ad una parte. In quest’ottica nella mozione della maggioranza tale fattispecie non era contemplata, tra l’altro anche con profili di incostituzionalità perché va contro la libertà d’opinione sancita dalla Costituzione. E dal momento che viviamo in un clima anti-crocifisso in cui si ha quasi vergogna nel difendere le proprie identità, noi abbiamo proposto una autentica lotta all’antisemitismo, senza togliere quel riferimento contro la libertà.

Ha ragione Mara Carfagna secondo cui FI sta perdendo i valori di un tempo?

Vorrei essere chiaro: la Lega fa il suo lavoro. È un partito populista e sovranista, ma problema siamo noi: se pensiamo di scimmiottare i leghisti su quel terreno, allora commettiamo un errore madornale, cancellando la nostra identità. E lo dico a prescindere dalla vicenda di ieri. Ovviamente Fi nell’ultimo periodo ha intrapreso un percorso che cancella la finalità della sua stessa esistenza. C’è poco da fare.

Perché?

Proprio nel momento in cui Matteo Salvini si fa promotore di un avvicinamento alle posizioni del Ppe, noi abbandoniamo le nostre posizioni. È profondamente sbagliato, perché genera confusione nell’elettore e non è nemmeno utile al centrodestra avere una destra-destra ma non un centro identitario. Anche il leader della Lega credo non sarà molto contento se il centro abdicherà alla sua vocazione originaria.

Allora come declinare il cuscinetto centrista nel futuro scacchiere italiano?

È elemento di stabilità nelle democrazie, della concretezza perché tende a costruire ponti e non a destabilizzare. Delle stesse tesi anti europeiste di Bagnai e Borghi non se ne parla più tanto dalle parti della Lega. Quindi sarà necessario, oggi più di ieri, non dimenticare la nostra diversità dalla Lega. Non dovranno essere gli altri, tramite le singole iniziative, a relegarci ad un ruolo di marginalità.

Uno dei fondatori di FI, l’ex ministro Giuliano Urbani, ha detto che se la Lega non sarà più liberale, allora la destra sarà finita. Ha ragione?

Un partito di massa delle proporzioni della Lega non può pretendere di governare con le sole posizioni estremiste, perché non terrebbe. Guardiamo ad esempio il M5S: oggi è il fantasma di quel movimento di ieri. È inevitabile moderare le proprie istanze quando si ha responsabilità di governo, perché si è espressione di interessi molto più ampi. Lo stesso percorso dovrà farlo Salvini, perché un conto è governare con tesi politiche che abbracciano ed estremizzano il dibattito, un conto è sedersi a Palazzo Chigi e gestire i vari interessi, siano essi convergenti o divergenti.

 

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