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L’incontro tra l’ambasciatore italiano in Libia Gianluca Alberini e il capo di Noc Masoud Suleiman, segue il vertice tripartito Meloni-Erdogan-Dbeiba di sette giorni fa. Obiettivo è la normalizzazione di quella fascia di acque e terre che connette Europa ed Africa, tramite intese nel settore energetico e si pone come un passo deciso verso una stagione che provi, da un lato, a favorire una decisa stabilizzazione della Libia e, dall’altro, una fase di pax mediterranea tarata sul gas, dopo gli incoraggianti passi in avanti tra Egitto e Grecia. L’Italia con Eni è centrale all’interno di questo scacchiere.

Licenze internazionali

Dopo aver incontrato il ministro della Pianificazione Al Zidani per riflettere sull’economia libica e sulle opportunità per le aziende italiane di favorire la cooperazione (soprattutto nei settori agroalimentare, pesca e industria), l’ambasciatore italiano ha avuto modo di rapportarsi con il numero uno della National Oil Corporation che, proprio in queste settimane, sta attraversando una fase del tutto innovativa: infatti, per la prima volta, ha confermato che oltre 37 compagnie petrolifere internazionali hanno espresso vivo interesse per l’imminente ciclo di licenze petrolifere previsto per novembre, tra cui primari players mondiali come l’italiana Eni, la statunitense Chevron e la francese Total. Una circostanza che non accadeva dal 2007.

Il modus operandi sarà significativo: le aziende selezionate provvederanno ai costi delle indagini sismiche e di altre attività esplorative, denari che potrebbero essere rimborsati qualora venissero scoperte quantità di idrocarburi destinate al commercio (circostanza altamente probabile). Inoltre Noc prevede di avere a disposizione un budget da 3 miliardi di dollari, stanziati proprio al fine di aumentare la produzione di petrolio fino a 1,6 milioni di barili al giorno: un obiettivo che dovrebbe essere raggiunto in 12 mesi.

NOC-Exxon

Sul punto va segnalata anche la firma di un memorandum d’intesa (MoU) tra il colosso energetico americano ExxonMobil e la National Oil Corporation, proprio al fine di attrarre investimenti stranieri per sviluppare le sue risorse inutilizzate, in particolare nel settore del gas. Secondo la Noc il protocollo d’intesa, siglato a Londra, indica da un lato le strategie di ExxonMobil per condurre studi tecnici dettagliati su quattro blocchi offshore vicino alla costa nord-occidentale della Libia e al bacino della Sirte, e dall’altro come valutarne le potenziali risorse tramite rilievi geologici e geofisici.

La ripresa post-conflitto

Nel Paese, intanto, spiccano i numeri di Sirte Oil Company che ha aumentato la sua produzione giornaliera di greggio a 110.000 barili. Si tratta del livello più alto in oltre 20 anni, mentre il settore energetico libico continua a mostrare buone indicazioni verso la ripresa e lo sviluppo post-conflitto. L’obiettivo futuro è di una produzione di 126.000 barili al giorno da raggiungere entro la fine di dicembre 2025. Elementi che vengono scansionati da analisti e vari governi al fine di tracciare rotte programmatiche e potenziare alleanze. Come quella messa in atto da una joint venture guidata da Eni in Libia che ha assegnato un contratto a una società statunitense per i lavori sul progetto offshore Structures A&E da 8 miliardi di dollari. Si tratta di piattaforme che riforniscono mercati e impianti di stoccaggio di liquidi, gas e anidride carbonica attraverso le infrastrutture esistenti, tra cui la piattaforma Sabratha.

La firma del contratto si è materializzata pochi giorni fa alla presenza di Masad Boulos, consigliere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per gli affari africani, e del presidente della Noc Masoud Suleiman. Il contratto per servizi di gestione del progetto è stato assegnato a Hill International.

Licenze internazionali e stabilizzazione mediterranea. Tutte le nuove rotte del gas in Libia

Per la prima volta dal 2007 oltre 37 compagnie petrolifere internazionali hanno espresso vivo interesse per l’imminente ciclo di licenze petrolifere previsto per novembre, tra cui primari player mondiali come l’italiana Eni, la statunitense Chevron e la francese Total. Un fatto che conferma la volontà di aprire davvero una fase di stabilità

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