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L’esplosione poco prima dell’alba, intorno alle 4:15 di questa mattina, 2 settembre, alla stazione ferroviaria di Augusta, in Germania, potrebbe aumentare la tensione in tutto il continente.

Secondo le prime notizie di stampa è esplosa una bomba a mano davanti a una gioielleria di proprietà di un tedesco di origine turca. Due ragazzi, uno di 17, l’altro di 18 anni, sono rimasti feriti. Almeno un binario è stato chiuso e i trasporti stanno subendo gravi ritardi e disagi.

La polizia indaga su una pista di criminalità organizzata, ma le coincidenze sono sospette. L’esplosione arriva dopo che ieri Berlino aveva accusato Mosca di aver organizzato l’attentato a Lipsia del 4 agosto. Come ritorsione, le autorità tedesche hanno ordinato la chiusura del consolato russo di Bonn, l’ex capitale.

Domenica 6 in Sassonia si tengono le elezioni dei Länder e la destra radicale dell’AfD potrebbe raggiungere il 40% dei voti, cosa che, secondo la legge elettorale tedesca, potrebbe conferirle la maggioranza assoluta dei seggi del parlamento locale. Per la prima volta il partito apertamente neonazista sarebbe al governo di una regione dello stato federale.

Secondo quanto riportato dalla stampa, l’AfD, apertamente filorusso, sta già lavorando alla cancellazione o alla negazione della memoria dell’Olocausto.

Gli echi del secolo passato rimbombano assordanti nella stanza europea. Qui, forse peggio che cento anni fa, l’Europa è più debole e sotto assedio di due guerre: in Ucraina e nel Medio Oriente. Inoltre, l’orizzonte è offuscato da una dura competizione commerciale e geopolitica con la Cina.

Il 1° settembre, alla riunione del G20 in America, tutti i partecipanti, tranne la Cina (19 in totale), compresa la Russia, hanno votato a favore di un comunicato finale contro le “distorsioni commerciali”.

La definizione indica la Cina, che potrebbe concludere l’anno con un surplus commerciale record intorno a 1,2 trilioni di dollari. Non è chiaro perché la Russia abbia votato contro la Cina su un tema cruciale per la Cina stessa. La Cina è il maggiore sostenitore della Russia nel suo sforzo bellico in Ucraina e i presidenti cinese e russo Xi Jinping e Vladimir Putin si erano incontrati appena il giorno prima, il 31 agosto, a Bishkek, in Kirghizistan, per il vertice della Sco (Shangai Cooperation Organization).

Come ama dire lo stratega Edward Luttwak: possiamo non essere interessati alla guerra, ma la guerra è interessata a noi.

È chiaro che tutti i temi devono essere messi in riga, con un qualche ordine che travalica la situazione di ogni singolo Paese. Quindi i Paesi europei devono trovare un consenso a livello della Ue e della Nato per affrontare le sfide sul tappeto.

L’America non può esimersi da una partecipazione alla guida politica della situazione. Altrimenti, se la tensione viene lasciata alla gestione dei singoli Paesi, il rischio è di una fuga in avanti di un singolo governo che poi trascini gli altri fino a fare degenerare il tutto senza controllo.

Infine, queste nuove tensioni riportano al centro dell’attenzione l’Italia, Paese europeo con la maggiore e più pervasiva presenza di forze filorusse. Tre partiti, di destra o sinistra, finora si sono sempre espressi in modo ambiguo o solidale con Mosca, il M5S di Giuseppe Conte, la Lega di Matteo Salvini e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.

Secondo una ricostruzione del Financial Times quello di Vannacci è un progetto russo. Questi all’inizio della guerra in Ucraina, era addetto militare a Mosca e passò all’Italia notizie rivelatesi poi false.

Governo e opposizione finora anch’essi sono rimasti ambigui verso queste forze politiche. Sono cruciali nel gioco di alleanze che potrebbero assegnare la vittoria all’uno o all’altro nelle future elezioni previste ormai per la primavera prossima.

Ma l’impennata della tensione impone un cambio di registro a tutti. Le emergenze italiane non sono le polemiche con la Spagna su Ceuta e nemmeno la legge elettorale, ma il rischio di scivolare in una strategia della tensione come già accadde al Paese oltre mezzo secolo fa.

Qui le similitudini sono ancora più marcate, visto che il Partito comunista italiano era il filosovietico e il più forte d’Europa e il Paese venne quasi travolto da quattro movimenti terroristici, di estrema destra, estrema sinistra, mafioso e palestinese.

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