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Già nelle primissime pagine del volume, “Il Salvadanaio. Manuale di sopravvivenza economica”, il senatore Pedrizzi mette a fuoco, sinteticamente, il punto nodale da cui si dipana l’intero ordito di questo suo ultimo lavoro: “Il risparmio frutto del lavoro e di una autolimitazione nei consumi, è una virtù ed un valore sociale e va valutato quale ‘ricchezza della Nazione’ e ‘ricchezza dell’Europa’. Esso è in primo luogo una virtù, perché è una forma di responsabile previdenza, di cui la persona, o la famiglia, si fa carico facendo sacrifici ed evitando le sirene del consumismo e le spese voluttuarie; ed è un valore perché è sudato ‘lavoro del passato’ che mutandosi in credito e capitale d’investimento e combinandosi di nuovo col lavoro del presente e del futuro, è il fattore imprescindibile dell’ulteriore sviluppo economico e del benessere della comunità”.

Il risparmio, dunque, è il vero protagonista di questo libro e l’autore ne racconta in modo coinvolgente la storia focalizzando, giustamente, l’attenzione sulle gravissime insidie che lo minacciano nel contesto di una società che sembra, sempre più, indirizzata verso la propria liquidificazione, e, dunque, verso la dissoluzione di tutti quei valori e di quelle virtù che, alla società stessa conferiscono solidità, a partire dalla famiglia, dalla natalità, dal risparmio e così via.

Nel disegno mondialista al quale sono, più o meno, costrette ad uniformarsi tutte le società industriali avanzate si riduce sempre di più lo spazio per il risparmiatore, infatti, spiega il senatore Pedrizzi: “Il sistema, in particolare nel mondo occidentale più sviluppato ha creato la figura del ‘consumatore’ che progressivamente è andata sostituendo quella del ‘risparmiatore’ e del ‘proprietario’ sacrificati sull’altare del consumo. Ecco perché non si celebra più la ‘giornata del risparmio'”.

Una impostazione che, tuttavia, malgrado le pesanti pressioni ed ingerenze, in Italia, fatica comunque a “sbrecciare”. Infatti, nonostante la grande crisi e le numerose misure messe in atto per indebolire e sradicare i capisaldi del sistema italiano del risparmio – cioè il sistema costituito da banche popolari, casse di risparmio e banche cooperative – che concretamente hanno sempre supportato e supportano lo sviluppo dei territori, le famiglie italiane hanno continuato e continuano a risparmiare. Nota, infatti, Pedrizzi che la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, alla fine del 2017, era salita fino a quasi 4300 miliardi di euro. Una cifra enorme che fa del popolo italiano uno dei primi risparmiatori del mondo: basti pensare che il tanto temuto debito pubblico del nostro Paese ammontava, nei primi mesi del corrente anno, a 2400 miliardi cioè, a circa la metà dell’intera ricchezza finanziaria delle famiglie italiane.

Una ricchezza straordinaria, frutto di una visione della vita radicata in quei valori tradizionali che danno solidità e futuro alla società e nella quale, malgrado tutto e contro ogni evidenza, gran parte del popolo italiano, nel profondo del suo cuore, ancora si riconosce. Una ricchezza che, senza dubbio, ingolosisce la finanza internazionale che di questa ricchezza vorrebbe impadronirsi e controllarla pesantemente: “Non da oggi, operatori finanziari europei e non, guardano al grande risparmio italiano e vogliono entrare nel mercato delle famiglie e delle imprese tricolori. In particolare i grandi fondi, con orizzonti di breve periodo e con la logica del mordi e fuggi”.

Ed è proprio nel mettere a fuoco ed illustrare i passaggi salienti ed i meccanismi che hanno consentito alla finanza internazionale di colonizzare e ridurre in subordine l’economia reale, che il libro di Pedrizzi ci offre le sue pagine più interessanti e coinvolgenti.

L’ampia visione d’insieme che questo libro fornisce, con la sua analisi critica del capitalismo finanziario e delle logiche dell’economia neoliberista è non soltanto innervata dalla piena sintonia con la Dottrina Sociale della Chiesa, ma offre al lettore anche la possibilità di entrare finalmente, per così dire, nei “Sancta sanctorum” dei meccanismi del capitalismo finanziario.

Illustra infatti i principali passaggi attraverso i quali, una parte del mondo politico, internazionale ed italiano ha aperto le porte all’egemonia del capitalismo finanziario, con atti ufficiali e pubblici non certo segreti, ma occultati meglio degli stessi segreti, per quanto risultano poco conosciuti.

Vale la pena, al riguardo, di citare almeno un paio di esempi, particolarmente significativi, tra i tanti che vengono approfonditi in questo volume. Il primo concerne l’Italia e riguarda il cosiddetto “divorzio” tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro.

Un processo che inizia nei primi anni Ottanta quando, con la regia di Andreatta, ministro del Tesoro e di Carlo Azeglio Ciampi governatore della Banca d’Italia, viene cassata la norma che, da sempre, vincolava la Banca d’Italia all’acquisto dei buoni del Tesoro inesitati nelle aste. Da questa decisione inizia “l’impazzimento del debito pubblico italiano” che viene così consegnato all’arbitrio assoluto dei mercati con tutte le nefaste conseguenze che ben conosciamo.

Questo processo continua, poi, con l’attribuzione alla sola banca centrale del potere di fissare il tasso di sconto in passato concordato col ministro del Tesoro, cui ne competeva la responsabilità politica e si compie, di fatto, con i trattati di Maastricht che sanciscono l’autonomia, assoluta e totale, della Banca centrale europea e delle Banche centrali nazionali, dal contesto sociale e politico.

Il secondo esempio riguarda invece gli Stati Uniti d’America. Si tratta della abrogazione della legge Glass-Steagall voluta nel 1999 dalla presidenza democratica di Bill Clinton. La legge che, approvata nel 1933 dopo la tragica esperienza della crisi del 29’, istituiva una netta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria d’investimento, al fine di impedire che potesse nuovamente ripetersi un altro disastro come quello del crollo di Wall Street.

L’abrogazione di questa separazione, come era inevitabile, venne celermente replicata a livello internazionale ed è all’origine della “crisi dei derivati” che ha nuovamente travolto l’economia mondiale nel 2008.

Al riguardo scrive il senatore Pedrizzi: “L’abrogazione della legge Glass-Steagall sicuramente aprì le porte ad ogni forma di speculazione selvaggia da parte delle banche commerciali”.

Numerosi sono stati i tentativi effettuati in questi ultimi anni, in America e nel mondo, per reintrodurre la sacrosanta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività di investimento, come viene dettagliatamente raccontato nel volume. Ma, a tutt’oggi, nessuno di questi è andato a buon fine e non è difficile capire il perché.

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