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La missione è di quelle delicate, importanti ma non per questo impossibile. Anzi. L’idrogeno è molto più di un’opportunità, è il futuro. Con il mondo che passo dopo passo si allontana sempre di più dal carbone, trovare forme di energia più pulita è semplicemente una via per la sopravvivenza. L’Italia vuole essere della partita e per giocare tutti i 90 minuti si sta attrezzando attraverso una delle sue realtà più strategiche, Snam. Che, tanto per ricordalo, vanta una rete di trasmissione seconda solo a quella di Gazprom. Il gruppo guidato dal ceo Marco Alverà e partecipato al 31% da Cdp Reti, sta facendo dell’idrogeno una scelta industriale precisa, ben consapevole del fatto che la transizione energetica verso un mondo più pulito non può certo essere trainato dal solo elettrico. Serve qualcosa in più, magari biometano, magari idrogeno.

UN MONDO A IDROGENO

Che l’idrogeno sia l’energia del futuro non è una frase presa e buttata lì. Pochi giorni fa, in un lungo editoriale pubblicato sul Financial Times, il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, ha tracciato una rotta precisa: l’idrogeno può essere la leva per una completa o quasi decarbonizzazione globale. E qui entra in gioco l’azienda guidata da Alverà. Che nella partita per il trasporto di energia sotto forma di idrogeno da rinnovabili, vuole essere la testa di ponte dell’Italia. La prova? L’intervento di ieri dello stesso Alverà in Parlamento.

L’ITALIA IN PRIMA LINEA

“La corsa mondiale all’idrogeno è partita e l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un leader del settore, creando una propria filiera ed esportando le proprie tecnologie nel mondo”, ha spiegato Alverà nel corso del suo intervento in Commissione Attività Produttive. Dando anche un messaggio: “è importante puntare sulla ricerca e sullo sviluppo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili”. Non è certo un caso che lo scorso 24 giugno sia stato istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico il primo tavolo sull’idrogeno. E nemmeno che la Puglia si sia dotata di una legge regionale sulla medesima forma di energia. Il fatto è che il passaggio di produzione da idrocarburi e fonti pulite può trasformare l’idrogeno in un vettore delle stesse rinnovabili, integrando il ruolo dell’energia solare ed eolica nella produzione di energia. Al punto di farne un’opzione fondamentale, per esempio, nell’industria e nei trasporti. “Snam”, ha aggiunto Alverà, “ha aperto la strada nell’aprile scorso iniziando a sperimentare l’immissione di una quota del 5% di idrogeno nella rete di trasporto gas in Campania e a ottobre organizzeremo a Roma un convegno internazionale proprio sull’idrogeno”.

UN PIANO PER L’IDROGENO

Il numero uno di Snam ha dato altre indicazioni, chiarendo gli obiettivi della stessa società. Proprio in relazione alla transizione energetica, il manager ha spiegato che Snam “vuole consolidare il proprio ruolo di leader”. Come? L’idea è “mettere nella nostra rete gas nuovo, gas fatto da rifiuti, fatto dall’idrogeno, che si può già mischiare con il metano”.  In questo senso, Alverà a citato l’esempio della prima grande operazione in chiave idrogeno (di cui si parlerà più avanti), andata in scena a Salerno. L’idrogeno immesso nella rete del metano a Contursi Terme, in provincia di Salerno, “era prodotto in modo chimico.  Lo step successivo è produrlo da fonti eoliche o fotovoltaiche: è un progetto molto ambizioso che stimo promuovendo a livello europeo”, ha spiegato Alverà. La gara all’idrogeno “sta partendo in questo momento per tutti i Paesi, non ce n’è uno che stia davanti, a parte il Giappone che storicamente ha investito di più. Macon l’eccezione di quest’ultimo l’Italia può giocarsela”.

LA SVOLTA DI SALERNO

Tre mesi fa, Snam ha dato un saggio delle sue intenzioni in materia di idrogeno. Avviando ufficialmente  la sperimentazione dell’immissione di una miscela di idrogeno al 5% in volume e gas naturale nella rete di trasporto gas italiana. La sperimentazione, prima di questo genere in Europa, ha avuto luogo a Contursi Terme, in provincia di Salerno, e prevede la fornitura di H2NG (miscela di idrogeno e gas) a due imprese industriali della zona, un pastificio e un’azienda di imbottigliamento di acque minerali. Applicando la percentuale del 5% di idrogeno al totale del gas trasportato annualmente da Snam, se ne potrebbero immettere ogni anno in rete 3,5 miliardi di metri cubi, un quantitativo equivalente ai consumi annui di 1,5 milioni di famiglie e che consentirebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 2,5 milioni di tonnellate, corrispondenti al totale delle emissioni di tutte le auto di una città delle dimensioni di Roma o della metà delle auto di una regione delle dimensioni della Campania. Non è poco.

 

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