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Ho l’impressione che poco alla volta Matteo Salvini si stia rendendo conto che per ottenere qualche risultato in Europa minacciare di rompere il tavolo non porta molto lontano. Non perché, sia beninteso, non sia anche questa, Donald Trump docet, una strategia negoziale spesso efficace, ma semplicemente perché i rapporti di forza attuali non danno né alla Lega né all’Italia molti spazi di manovra.

In verità, già il premier, Giuseppe Conte, aveva cercato di far capire un po’ a tutti, e quindi anche a Salvini, che si doveva seguire la via soft. E si era in qualche modo candidato lui stesso a svolgere da solo il ruolo di cerniera con Bruxelles, conservando ad interim la delega agli Affari Europei che era stata di Paolo Savona. Salvini alla fine si sarà convinto sulla strategia, ma avrà pure pensato che alla fine sarebbe stato meglio mandare a Bruxelles qualcuno di sua stretta fiducia e comunque in quota Lega.

A questo punto il presidente del Consiglio, a cui il realismo politico certamente non fa difetto, è stato costretto a fare buon viso a cattivo gioco, felicitandosi con il nuovo ministro proposto dalla Lega e che già stasera alle 18 giurerà al Quirinale. In questo modo, il leader leghista ha anche colto due piccioni con una fava: riequilibrando, almeno un po’, dopo la vittoria alle recenti elezioni europee, le proporzioni all’interno del governo fra le due forze di maggioranza. È in questo contesto che si spiega, secondo me, l’operazione che ha portato Lorenzo Fontana dal ministero della Famiglia, ove non aveva operato affatto male, a quello appunto degli Affari Europei.

Fontana ha in effetti vasta esperienza e rapporti in campo internazionale, maturati fra l’altro soprattutto nel periodo in cui è stato (per ben due legislature) deputato europeo. Conosce molto bene i meccanismi dell’Unione e l’ambiente di chi ci lavora (la moglie e il figlio vivono addirittura nella capitale belga). In più, egli è euroscettico ma non tanto quanto Alberto Bagnai e Claudio Borghi.

In definitiva, è la persona adatta per riuscire a incastrarsi nel gioco di forze delle potenze europee cercando di portare a casa due risultati importanti per l’Italia, per quanto allo stato attuale di difficilissima realizzazione: la revisione dei parametri di Maastricht e soprattutto il superamento degli scellerati accordi di Dublino, sottoscritti purtroppo a suo tempo dal nostro Paese, secondo i quali i migranti devono essere gestiti dal Paese di primo accesso.

Al posto di Fontana, alla Famiglia va invece un’altra fedelissima di Salvini, che rafforza quindi sempre più il suo potere personale all’interno della Lega e del governo. Si tratta di una leghista della prima ora (cominciò la militanza nel 1993 sotto l’ala protettrice di Gianfranco Miglio), Alessandra Locatelli. La neonominata, fra l’altro, ha non solo una vasta esperienza locale sia di partito sia amministrativa, ma anche una competenza specifica nel campo della disabilità (che è di pertinenza del suo ministero) essendo stata nella sua Como responsabile di una comunità per disabili. In più è una donna. A dimostrazione della fatuità delle accuse di “sessismo” rivolte al leader leghista. Il quale, in sostanza, con due sole mosse, aumenta ancor più il suo potere all’interno di un governo che ha deciso di non far cadere.

Fontana e Locatelli, i nuovi equilibri nel governo (e nella Lega)

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