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Caro Direttore,
Stefano Vespa su Formiche.net, nell’individuare correttamente che il tema immigrazione rimane irrisolto nel rapporto tra M5S e Pd, accusa Fratelli d’Italia di continuare a fare campagna elettorale su questo tema, bocciando senza appello la soluzione del “blocco navale” che da tempo FdI propone.
Al contrario noi crediamo che la campagna elettorale sia alimentata proprio dalla dialettica speculare “porti chiusi vs porti aperti”.

È di tutta evidenza che i “porti aperti” sono figli di una costante visione ideologica di certa sinistra, che non a caso ha favorito l’approdo di centinaia di migliaia di clandestini sulle nostre coste negli ultimi anni (almeno fino all’arrivo di Minniti al Viminale) e oggi sostiene il “modello Rackete”.
Di contro i “porti chiusi” sono stati un utile messaggio di deterrenza che ha certamente portato ad una diminuzione degli sbarchi ma non ha risolto definitivamente il problema.

Da un lato infatti il blocco imposto alle varie Ong che hanno preso di mira l’Italia è stato ripetutamente vanificato da iniziative giudiziarie o politiche che hanno portato a sbarcare comunque in Italia gran parte dei migranti. Dall’altro lato continua il flusso di imbarcazioni che autonomamente raggiungono le nostre coste, a prescindere dal supporto delle Ong. E naturalmente non cessano le morti in mare, non tanto perché nessuno li salva ma perché qualcuno continua ad invitarli a partire. Per queste ragioni riteniamo che soltanto un meccanismo navale militare di deterrenza, concordato con le autorità libiche (e, visto gli ultimi arrivi, aggiungerei tunisine), posto a ridosso delle acque territoriali libiche, possa fisicamente impedire ai barconi di partire e ai trafficanti di morte di continuare ad arricchirsi sulla pelle dei disperati. Un meccanismo non dissimile da quello attuato in passato dal governo Prodi verso l’Albania, senza particolare scandalo almeno fino al tragico incidente della corvetta Sibilla. Si tratta quindi di qualcosa di molto diverso dall’operazione Sophia dell’Ue, che purtroppo, nelle modalità operative messe in atto, ha finito con l’accompagnare sulle nostre coste decine di migliaia di migranti anziché fermare i flussi e la cui riproposizione tal quale non farebbe altro che spingere ad ulteriori partenze.

Nel vaghissimo programma del governo giallorosso si parla di immigrazione significativamente soltanto al punto 15 (evidentemente non è più una priorità) , auspicando una altrettanto vaga “forte risposta europea” e impegnandosi a recepire i rilievi del Presidente Mattarella sul decreto sicurezza bis, al fine sostanzialmente di alleggerire le sanzioni alle Ong che forzano i blocchi.

Noi invece riteniamo che soltanto il “blocco navale” possa risolvere la situazione e da tempo proponiamo che esso sia accompagnato dall’istituzione in territorio africano (sia nei Paesi di transito che in Libia) di centri di identificazione per distinguere i veri profughi (da accompagnare e ridistribuire in Europa) dai migranti economici (da rimpatriare ed accogliere soltanto in piccole quote stabilite annualmente con il decreto flussi).
Quello che abbiamo in mente lo vorremmo concordato con le autorità libiche, a cui pure già forniamo soldi e mezzi per combattere la tratta e che nonostante la crisi politica cercano persino di farlo. E se possibile anche con l’Europa, che ha colpevolmente dimenticato di attuare la protezione delle frontiere esterne pur prevista da Schengen.

Se poi vogliamo evitare un termine che qualcuno giudica aggressivo, potremmo parlare di embargo navale o di interdizione navale, misure già attualmente previste verso la Libia per contrastare il traffico di armi e che basterebbe a nostro avviso estendere al traffico di migranti.
Niente di irrealizzabile, niente di propagandistico, soltanto il buon senso di una soluzione operativa efficace e sostenuta da autorevoli ufficiali delle nostre Forze Armate.
È a questo impegno che il nascente governo giallorosso dovrebbe richiamare l’Europa, anziché proseguire sulla strada fallimentare della equa distribuzione dei migranti che non potrà mai trovare attuazione.

Carlo Fidanza
Capodelegazione di Fratelli d’Italia
al Parlamento Europeo

LA RISPOSTA DI STEFANO VESPA

La cortese lettera dell’onorevole Fidanza merita una replica. Il punto non è linguistico (interdizione anziché blocco navale), ma politico e giuridico. Innanzitutto va ricordato che il blocco navale del 1997 deciso dal governo Prodi era fatto d’accordo con l’Albania e nonostante ciò creò molte polemiche: l’incidente tra la corvetta Sibilla della Marina militare e l’imbarcazione Kater-i-rades (un centinaio di vittime tra morti e dispersi) è proprio quello che succede quando qualcuno cerca di forzare un blocco in alto mare.
Fidanza poi sostiene che un eventuale accordo con il governo libico sarebbe cosa molto diversa dall’Operazione Sophia. Anche qui vanno ricordate due cose: la terza fase della missione EunavforMed-Sophia prevede proprio l’ingresso della flotta nelle acque libiche a patto che ci sia l’autorizzazione libica e una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, scontata in tempi rapidi se ci fosse l’autorizzazione. Sarebbe una situazione molto diversa dal blocco del 1997 perché permetterebbe di arrivare fin sulla costa e di attuare operazioni militari per fare piazza pulita di scafisti e trafficanti. C’è un solo motivo per cui non si può (ancora?) effettuare: la Libia non ha nessuna intenzione di dare l’autorizzazione perché significherebbe certificare l’incapacità di controllare la situazione interna. E poi, quale Libia? Se il governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu compisse un tale passo, la reazione di Khalifa Haftar e delle tante altre anime libiche sarebbe esplosiva.
Ecco perché invocare semplicemente il blocco navale non permette ai cittadini di capire qual è la posta in gioco. Inoltre, l’Operazione Sophia ha raccolto circa il 9 per cento del totale dei migranti sbarcati in Italia dal giugno 2015 al dicembre 2018 costituendo nel contempo un utile mezzo di contrasto ai trafficanti (con molti arresti e sequestri di mezzi) e di raccolta di informazioni. Nel luglio 2018, per esempio, fu attivata anche una Crime Information Cell. La missione è stata prorogata fino al 30 settembre senza navi: è giusto che l’Italia chieda una modifica delle regole d’ingaggio di Sophia per evitare che i migranti vengano sbarcati solo sul nostro territorio, ma nello stesso tempo un’intelligente diplomazia dovrebbe suggerire di raggiungere un accordo anche per mantenerne il comando evitando che finisca alla Francia che avrebbe un’ulteriore punta di lancia nel Mediterraneo. 
In conclusione, l’onorevole Fidanza ha ragione nel sollecitare un accordo per istituire centri di identificazione in Africa, anche se questo può avvenire solo all’interno di un accordo-quadro sul quale a Bruxelles l’Italia dovrebbe combattere in maniera bipartisan. Il governo Conte I è andato allo scontro ottenendo un pugno di mosche in ambito comunitario, la politica dell’immigrazione del Conte II è ancora sconosciuta. Il blocco navale è, semplicemente, irrealistico.

Stefano Vespa

Il perché del blocco navale. La lettera di Carlo Fidanza (FdI)

Di Carlo Fidanza

Caro Direttore, Stefano Vespa su Formiche.net, nell’individuare correttamente che il tema immigrazione rimane irrisolto nel rapporto tra M5S e Pd, accusa Fratelli d’Italia di continuare a fare campagna elettorale su questo tema, bocciando senza appello la soluzione del “blocco navale” che da tempo FdI propone. Al contrario noi crediamo che la campagna elettorale sia alimentata proprio dalla dialettica speculare “porti…

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