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Una guerra del gas che si sta sviluppando in lungo e in largo tra oriente e occidente. Che succederebbe se Mosca dovesse interrompere completamente le proprie forniture di gas a Kiev? Naftogaz corre ai ripari e dopo i grandi numeri dello scorso anno, quando ha accumulato 17,2 miliardi di metri cubi di gas nei suoi depositi sotterranei, il livello più alto degli ultimi sei anni, per il 2019 punta a battere quel record.

NAFTOGRAZ

L’obiettivo del 2019 è di toccare i 20 miliardi di metri cubi di gas prima del prossimo inverno, ha annunciato Andriy Kobolev numero uno della compagnia energetica statale Naftogaz Ukrayiny.

L’Ucraina necessita di circa 35 miliardi di tonnellate di gas all’anno, di cui circa 20 miliardi vengono prodotte a livello nazionale e il resto viene importato. Ma la maggior parte dei depositi risalenti ad epoca sovietica sono stati realizzati proprio su suolo ucraino e vantano una capacità di stoccaggio pari a 31 miliardi di metri cubi di gas. Kiev da tempo ha fatto mostra di non volersi far trovare impreparata in caso di una nuova crisi energetica, ovvero se Mosca dovesse decidere di fermare le consegne in transito attraverso l’Ucraina ai suoi clienti europei, innescando così una reazione a catena che toccherebbe gli interessi di vari soggetti coinvolti.

Infatti pochi giorni fa la Russia ha avvertito l’Ucraina che nessun gas nel gasdotto significa nessun gas per l’Ucraina. Immagina che non ci sia transito, quindi non ci sarà fornitura.

GAS WAR

Il punto di svolta risiede nel controverso gasdotto Nord Stream 2 che di fatto aggiungerà altri 55 miliardi di metri cubi ai gasdotti russi che viaggiano verso l’Europa, quindi in grado di sostituire la maggior parte dei circa 65 miliardi di metri cubi che attraversa l’Ucraina ogni inverno.

Due le conseguenze nell’immediato: in Europa potrebbe abbattersi un deficit di gas sul mercato e quindi un trend di prezzi in aumento; in Ucraina il crollo verticale delle importazioni di gas dal confine orientale con la conseguenza di dover provvedere a invertire il flusso nei propri gasdotti domestici per pompare gas dai serbatoi di stoccaggio occidentali. Esattamente dieci anni fa tale scenario fu messo in atto, con l’altissimo rischio di collasso per l’intero sistema. Possibile cuscinetto potrebbe essere un accordo, al momento complicatissimo, tra Kiev e Mosca, visto che l’attuale va in scadenza nel dicembre prossimo e porta in grembo alcune controversie legali ed economiche non ancora sanate.

IN TRIBUNALE

Sul punto si registra la pronuncia nel dicembre scorso di un tribunale di Stoccolma, che impose a Gazprom di pagare 2,6 miliardi di dollari a Naftogaz come risarcimento. Ma il colosso russo non bonificò, quindi oggi gli interessi hanno fatto lievitare quella cifra a 2,8 miliardi per cui Kiev ha avviato una sorta di pignoramento a Gazprom nei paesi europei con l’intento di recuperare il proprio credito. E Gazprom ha annunciato l’appello contro il sequestro dei suoi beni in Lussemburgo.

Naftogaz ricorse all’Arbitration Institute della Camera di commercio di Stoccolma il 6 luglio 2018, chiedendo di rivedere la tariffa di transito del gas nell’ambito del suo contratto con Gazprom, valutando provvisoriamente il suo credito in 11,5 miliardi.

SPIRAGLIO

E’ lecito immaginare che comunque le trattative tra Kiev e Mosca per il rinnovo di quell’accordo possano avere un terreno di dialettica e di dialogo? Secondo il presidente del consiglio di amministrazione di NJSC Naftogaz Ukrainy, Andriy Kobolev, i negoziati sono ufficialmente iniziati. Il punto di avvio, secondo Kobolev, è da ritrovarsi nelle parole pronunciate dal presidente russo Vladimir Putin a Pechino lo scorso 27 aprile quando ha detto che l’approvvigionamento di gas dell’Ucraina dipende interamente dal transito del gas russo attraverso di esso che sarebbe all’inizio della trattativa.

“Come ci aspettavamo – ha scritto Kobolev sulla sua pagina Facebook – Mosca ha iniziato i negoziati per l’estensione del transito del gas subito dopo il completamento delle elezioni in Ucraina. Il presidente russo lo ha detto dalla lontana Pechino”. E ha ricordato che Gazprom non avrebbe il tempo materiale di costruire tutti i gasdotti necessari per bypassare l’Ucraina entro la fine di dicembre 2019, quindi le parti saranno costrette a raggiungere un accordo basato sulle regole europee. Come dire che, al di là delle schermaglie e delle fughe in avanti, in questa fase né Gazprom né Naftogaz hanno un significativo margine di manovra. E verosimilmente dovranno gioco-forza lavorare sulla via dell’accordo.

twitter@FDepalo

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