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L’attentato di ieri sera alla sinagoga di San Diego, negli States, è soltanto l’ultimo di una serie preoccupante di azioni terroristiche che nell’ultimo periodo hanno coinvolto il mondo ebraico, in un macabro quanto più ciclico ritorno al passato. E il dolore, l’amarezza e il timore, causato dalla profonda cicatrice di quanto è avvenuto in epoche non troppo lontane, tornano a riacutizzarsi ogni qual volta gli insegnamenti falliscono il proprio compito di preservare la memoria di ciò che è giusto e sbagliato. La parola antisemitismo, che pure troppo spesso è tornata ad affacciarsi alle nostre finestre nel corso della storia, è un vocabolo difficile da digerire, come oggi è complicato accettare l’ennesima tragedia mossa da motivi razziali.

“Alla base di tutto c’è l’odio che, in questo caso, va anche oltre l’odio religioso, divenendo semplicemente odio dell’altro”. Così si è espressa, raggiunta da Formiche.net, Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma commentando l’attacco di ieri sera. “Non posso che esprimere vicinanza alla comunità Chabad e ai correligionàri che ieri hanno affrontato la fine della festa in questa maniera terribile. E ancor di più spaventa che questo avvenga nell’America dei diritti civili, delle uguaglianze, dell’accoglienza. Se lì sono caduti taluni margini non so davvero cosa dobbiamo aspettarci fra poco in Europa. Sempre se non è già accaduto o se non sta già accadendo. Questa è la mia sensazione se non si cercano in fretta dei rimedi”.

Da dove nasce questa recrudescenza di antisemitismo che sta attraversando un po’ tutto il mondo ultimamente?

Nasce solo dall’odio. Odio al quale non si riesce a mettere argine. In questo caso si è trattato di un altro attentato di matrice suprematista, odio razzista bianco con le radici peggiori. E tutto questo avviene pochi mesi dopo quello che è avvenuto a Pittsburgh. Un fenomeno che pensavamo in qualche modo di aver superato ma che si riaffaccia con una violenza terribile, soprattutto negli Stati Uniti anche se, per certi versi anche in Europa, e che si affianca alla violenza e alla veemenza dei fondamentalisti islamici che abbiamo visto in questi giorni colpire in Sri Lanka, sempre per motivi di religione.

Quali sono le nuove cause? E a chi si possono imputare in questo momento le maggiori responsabilità di quanto sta avvenendo?

Dopo l’undici settembre noi, e dico tutti, ci eravamo posti il problema di come affrontare la questione dell’integralismo islamico, ma ad ora dobbiamo riflettere sull’ipotesi di aver dimenticato qualche elemento importante. Dai social ad altre piattaforme, infatti, si stava già allora rafforzando in maniera ancora più violenta questo sentimento di odio. Il tema dei suprematismi, poi, è una questione che non può rimanere secondaria nemmeno nella nuova Europa che si deve andare ad eleggere. L’attenzione deve essere ancora più alta e questo ce lo insegna sia la storia che l’esperienza: quello che avviene degli Stati Uniti prima o poi si riflette anche in Europa. E d’altra parte lo stiamo già vivendo con il rifiorire di movimenti di estrema destra. Manifestazioni razziste e razziali senza vergogna e senza pudore. Questo moto di impeto antiebraico, antisionista, antisemita, contro il diverso, xenofobo è diventato un po’ il mantra di una politica che non condanna in maniera chiara e che in alcuni casi sembra quasi strizzare l’occhio per trovare compiacenza. Questo è quello che non può andare. Siamo preoccupati: quali decisioni, quali atti si intendono compiere per fronteggiare tutto questo? Perché il pericolo è dietro l’angolo.

Donald Trump ha definito ciò che è avvenuto a San Diego un “crimine d’odio”, proprio come lei stessa ha detto poco fa. Quali soluzioni dovremmo cercare di attuare per invertire questa tremenda tendenza alla regressione?

Non si può abbassare la guardia da nessuna parte. C’è bisogno di gesti più concreti, di prendere atto della situazione di pericolo che stiamo affrontando, che esiste, benché qualcuno la ritenesse più o meno sopita e meno pericolosa di quanto essa in realtà sia. C’è ed è davvero aggressiva se addirittura si arriva ad attaccare una sinagoga all’uscita di una festa. E per questo non ci sono attenuanti e scuse, al pari di quello che avviene con l’integralismo islamico. Dalle elezioni europee a tutti gli appuntamenti dell’agenda politica di un governo o di un partito non devono esistere ambiguità. Chi uccide per il semplice gusto di uccidere, per colpire una sinagoga o uccidere degli ebrei, va condannato, va messo all’angolo, va additato per quello che è: un razzista, uno xenofobo, un odiatore seriale e non ha e non deve avere spazio. E su questo punto non devono esserci incertezze, né dalla politica, né dalla magistratura.

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