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Mattia Fantinati a tutto campo. Dai nodi spinosi del Def appena chiuso all’incognita europee, il sottosegretario di Stato alla Pubblica amministrazione in quota M5S intervistato da Formiche.net dà sfoggio di grande ottimismo. Il governo supererà la tempesta, assicura, con buona pace di numeri, rumors e mal di pancia.

In questo Def la vostra promessa di una crescita all’1% sembra una chimera. Su quale base siete convinti di mantenerla?

Semplice. Abbiamo cambiato paradigma economico. Siamo passati dal rigore fiscale praticato dalla casta per favorire gli export a una politica espansiva per macinare consumi interni al fianco dei lavoratori. Dico che funzionerà. Sicuramente l’austerità imposta testardamente finora da Bruxelles non ha funzionato.

Nel Def c’é scritto che il debito volerà a quota 132%. Non sono bruscolini…

Penso che meritiamo una chance. L’Italia è in avanzo primario da 18 anni senza aver risolto il problema del debito pubblico. I dati sono dalla nostra parte. La produzione industriale di gennaio e febbraio 2019, ad esempio, ha registrato una crescita rispettivamente dell’1,9% e dello 0,8% rispetto a un anno prima. Anche gli investimenti pubblici hanno segnato un +16% complessivo nel bimestre gennaio-febbraio rispetto allo stesso periodo del 2018. Con questo passo possiamo rimettere in moto l’Italia. Che ha rallentato a causa di un approccio economico basato sull’export e perseguito dai governi precedenti, vale la pena ricordarlo.

Di Maio ha garantito che non ci sarà l’aumento dell’Iva. Come riuscirete a non far scattare le clausole?

Stimiamo un aumento del Pil. Nel 2020 il deficit dovrebbe scendere al 2,1% grazie anche alla crescita più corposa, all’1,8% nel 2021 e all’1,5% nel 2022, senza contare la crescita del Pil potenziale. Grazie al reddito di cittadinanza tanti Neet, gli ‘scoraggiati’ che erano fuori dal mercato del lavoro, smetteranno di essere un costo di Welfare e produrranno, aumentando la base fiscale dello Stato. Poi abbiamo un vero tesoro da utilizzare.

Ovvero?

Il nostro patrimonio immobiliare pubblico. Oltre 1 milione di unità catastali, con una superficie di 325 milioni di metri quadrati: vale circa 283 miliardi di euro. La scommessa è mettere a valore questo capitale, che è quasi interamente di proprietà degli enti locali. I governi passati non ci sono riusciti. Troppe amicizie fra palazzinari e speculatori. I nostri amici sono i cittadini. La musica è cambiata.

C’é una grande sacrificata. Si chiama flat tax e sta creando piú di un mal di pancia fra i leghisti…

Crediamo fortemente nella flat tax, ma deve essere progressiva e non solo ‘piatta’. Non lo diciamo noi, ma la Costituzione, che stabilisce solennemente il principio della perequazione fiscale. La crescita é piú sostenuta nei Paesi che registrano i migliori indici di Gini, quelli che misurano una redistribuzione equa dei redditi. Una flat tax progressiva con coefficiente familiare sarà utilissima all’Italia.

È un Def a misura del ceto medio? Sacrificare la riforma fiscale rischia di rompere definitivamente il rapporto con il mondo imprenditoriale del Nord…

Ripeto. Nel Def abbiamo fissato i principi della flat tax, che sarà fondamentale. Al cento medio servono basse tasse ma anche uno Stato che funzioni. Lo Stato minimo è il vero nemico dei ceti medi.

Il nodo Tav non può essere rimandato alle calende greche. Dopo l’interlocuzione internazionale la palla torna al governo. Un referendum non è la soluzione ideale per lo spirito M5S?

Noi non siamo mai contro la democrazia diretta. Ma ha senso far votare i cittadini su una Tav che non sta economicamente in piedi? Noi non siamo contro la Tav, ma contro quella Torino Lione che è solo un grande spreco. Strani piuttosto quelli che lo appoggiano. Liberisti con i denari pubblici degli altri…

Veniamo alle elezioni europee: le vedete come un checkpoint per la tenuta del governo?

Non facciamo fantapolitica. Spero che se, come credo, i partiti di governo avranno la maggioranza relativa la smetteremo con queste chiacchiere inutili.

Rumors giornalistici hanno parlato di un’interlocuzione fra M5S e popolari per un accordo post voto. È più facile un’intesa con Ppe e Pse piuttosto che con i sovranisti e i loro amici “negazionisti”?

Noi abbiamo il nostro programma e i nostri valori. Chi è d’accordo, ci segua. Certo, ho dei dubbi che i responsabili dello sfacelo consociativo degli ultimi anni, S&D e Ppe in primis, possano appoggiare la nostra agenda.

Il governo supererá Def ed europee. Parola di Fantinati (M5S)

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