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Un team di comandanti e analisti del Pentagono terrà oggi un briefing riservato per la squadra di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump durante il quale spiegherà un nuovo piano per rafforzare la presenza americana in Medio Oriente: progetto che arriva durante queste settimana di alta tensione con l’Iran (e va in parte in direzione opposta a quanto annunciato e sperato dal presidente Donald Trump, che ha più volte detto di voler alleggerire le presenza militare americana all’estero chiedendo agli alleati di farsi carico di responsabilità e impegni).

LA RICHIESTA DEL CENTCOM

I funzionari che hanno parlato con diversi media americani – senza essere ancora smentiti – dicono che il dispiegamento non è ancora operativo: è un piano, un’ipotesi, che risponderebbe alle necessità avanzate dal CentCom, il comando del Pentagono che copre il quadrante mediorientale, che già cinque mesi fa, quando Trump annunciava con un colpo teatrale il completo ritiro dei soldati americani in Siria, aveva storto il naso e bloccato tutto, perché riteneva quella presenza necessaria per finire il lavoro contro l’Is e per monitorare l’Iran, che con l’appoggio vittorioso al regime siriano sta cercando di trasformare il paese nel proprio avamposto militare e geopolitico.

DIECIMILA SOLDATI MOVIMENTATI 

È molto probabile che i soldati americani – diecimila dice il piano, coadiuvati da hardware militare di prim’ordine – non saranno mai inviati tutti insieme: forse un contingente però potrebbe partire subito come parte del sistema di dissuasione che gli Stati Uniti hanno messo in piedi davanti all’aumento della minaccia di attacchi iraniani contro gli interessi americani nell’area. Warning ricevuto dai rapporti di intelligence. La CNN dice che non è chiaro chi abbia convocato la riunione e non è chiaro se il presidente in persona parteciperà, anche se poi sarà lui a dover dare l’eventuale semaforo verde su qualsiasi cosa.

DIVISIONI O STRATEGIA?

E dietro a questa affermazione c’è un’allusione strisciante, perché nei giorni scorsi è emerso che all’interno della Casa Bianca ci sono posizioni diverse: da una parte il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, prende le posizioni del falco anti-Iran pronto anche all’attacco; dall’altra il presidente e altre parti dell’amministrazione alternano commenti aggressivi ad altri più edulcorati. Non è chiaro se si tratti di un gioco delle parti o di reali divisioni interne. Tra l’altro la riunione riservata crea un problema simile a quello che due giorni fa il capo del Pentagono e altri top player dell’amministrazione avevano cercato di calmierare quando hanno incontrato i congressisti, nervosissimi perché si sentivano tagliati fuori, non consultati sulle ultime mosse militari in Medio Oriente legate all’aumento di quella minaccia che arriverebbe dall’Iran e dalle milizie regionali alleate.

PIANO, STRATEGIA…

Nelle scorse settimane era uscita la notizia del piano che il Pentagono aveva elaborato per sostenere un eventuale conflitto con Teheran, circa 120mila soldati e decine di migliaia di unità militari di vario genere, ma mentre quello era parte dell’esercizio di pianificazione di routine – uscito certamente con una certe orologeria in mezzo alle tensioni, perché la deterrenza è un gioco totale – quello di cui si parla adesso è un rafforzamento delle capacità in mano a CentCom molto più specifico, sebbene più limitato, e soprattutto collegato a quelle informazioni di intelligence sulle intenzioni dell’Iran. Informazioni che per altro restano vaghe, per quanto noto, sebbene è possibile che nei briefing con i legislatori siano state fornite in modo più consistente.

… E POLITICA

All’uscita da quella riunione sono sembrati tutti più o meno convinti che c’erano rischi concreti legati alla possibilità che l’Iran o le milizie sciite che odiano gli Usa in Iraq, Siria, Libano, potessero compiere azioni avventate. Con distinguo però: i Repubblicani dicono che l’amministrazione sta facendo bene a mostrare i muscoli e creare deterrenza, i Democratici minimizzano la minaccia come persistente ma non insolita. Nel frattempo stanno uscendo anche nuove indicazioni da parte dei soliti funzionari inviati a spifferare qualcosa alla stampa: pare che le intelligence americane abbiano raccolto ulteriori informazioni negli ultimi giorni, comprese conversazioni intercettate tra leader militari iraniani e i capi milizia, che hanno convinto gli Stati Uniti che la minaccia rimane alta lungo la costa iraniana.

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