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Mosca punta l’Iraq. Le principali aziende russe come Gazprom e Lukoil sono già impegnate in progetti in loco a Badra e West Qurna-2 ma adesso puntano a raddoppiare l’esplorazione geologica nel Blocco 10, nella parte meridionale del paese che è il quarto produttore mondiale e nella regione autonoma curda.

Attualmente il livello della produzione petrolifera di Gazprom Neft in Iraq è di circa 77.000 barili al giorno. Ma il colosso non si ferma qui e aiuta il governo iracheno nella realizzazione di progetti per l’utilizzo del gas associato.

OIL&GAS

Il colosso guidato da Alxei Miller sta studiando l’espansione della propria attività nei giacimenti iracheni, come annunciato ufficialmente dall’Ambasciatore russo in loco Maksim Maksimov. I piani futuri dell’azienda russa comprendono anche la possibile partecipazione come operatore nello sviluppo di altri giacimenti di idrocarburi. Inoltre un operatore russo sta implementando una serie di progetti nel settore petrolifero nella regione autonoma curda dell’Iraq.

La mossa si lega a doppia mandata ai dati iracheni che mostrano un incremento delle spedizioni in Asia e Mediterraneo proprio a fine di compensare il “buco” della produzione iraniana. Attualmente conta su 4,78 milioni di barili di petrolio al giorno, che secondo le previsioni del ministero del petrolio arriveranno a 5 milioni nel 2019 e a 7,5 milioni nel 2024. C’è chi ipotizza anche la quota di 6 milioni di barili al giorno entro il 2025 con un trend mondiale di crescita molto significativo.

Nel paese oltre a Gazprom e Lukoi sono presenti colossi Exxon Mobil e Total: lo scorso aprile tutti sono riusciti ad aggiudicarsi l’ultima asta per i blocchi di petrolio e gas. Alle loro spalle anche piccole compagnie emiratine e cinesi stanno seguendo il medesimo percorso, a testimoniare che il paese ha un certo appeal per il business legato al dossier energetico.

QUI IRAQ

Il passo successivo si ritrova nelle politiche del governo per favorire la nascita della Compagnia petrolifera nazionale irachena (Inoc), con l’obiettivo di gestire i giacimenti petroliferi intrecciando l’amministrazione quotidiana con la riforma istituzionale e burocratica della cosa pubblica. Il ministro del Petrolio iracheno, Thamer Abbas al Ghadhban, ha assicurato che la procedura è in corso e segue Ghadhban, soggetto nato dopo la caduta di Saddam Hussein, ma che ha subito ritardi e marce indietro.

Come quella sul relativo progetto di legge che in due occasione è stato vicino al varo: nel 2003 e nel 2007. “Non ha mai visto la luce, proprio come la legge sul gas e il petrolio”, ha detto il ministro.

Alla fine del suo mandato l’ex primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha istituito l’Inoc, guidato dal suo ministro del Petrolio Jabbar al-Luaibi. Tuttavia, diversi parlamentari di Baghdad avevano avanzato dei dubbi, ovvero che fosse lo strumento di Abadi per mantenere l’influenza sul futuro del petrolio iracheno installando al vertice un suo uomo.

Adesso lo scenario è mutato e l’Inoc potrebbe vedere definitivamente la luce grazie all’azione parlamentare che dovrebbe emendare il vecchio disegno di legge. Anche se secondo i media iracheni sarà il governo a procedere di proprio pugno, affidando la ratifica al Parlamento. La sostanza non dovrebbe cambiare con un soggetto nuovo che verrà affiancato da una compagnia nazionale di raffineria e una compagnia nazionale del gas.

SCENARI

Anche il gas giocherà un ruolo significativo (ed è questa la motivazione dell’interesse di Gazprom) come dimostra il nuovo giacimento di al-Halfaya, che secondo le stime governative dovrebbe produrre 300 milioni di metri cubi al giorno. Altro versante di potenziale crescita è il progetto legato alla provincia meridionale di Bassora, spesso caratterizzata da interruzioni di energia e al centro di nuovi impianti che verranno costruiti. Lì si trova il campo di Nahr Bin Omar, controllato dalla compagnia statale Basra Oil, che produce circa 40 mila barili di petrolio e 25 milioni di metri cubi di gas al giorno. In precedenza la sua attività era stata fermata dopo le proteste dei manifestanti, così come accaduto in Libia a Sharara.

A ciò si aggiunga la contingenza legata a uno dei maggiori impianti del paese, Rumaila, che dallo scorso febbraio è stato interessato da consistenti lavori di potenziamento delle infrastrutture. Il giacimento, sviluppato dalla Bp e dai cinesi di Cnpc, riesce così a produrre circa 1,5 milioni di barili al giorno.

Novità anche sul versante curdo: Thamer al-Ghadhban annuncia un nuovo tavolo di concertazione per risolvere la questione dell’esportazione di 250.000 barili di petrolio grezzo prodotti dai campi del Kurdistan. In totale le esportazioni di petrolio greggio dai porti del sud dell’Iraq al Golfo si sono attestate intorno ai 3,565 milioni di barili al giorno.

twitter@FDepalo

 

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