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Per una partita che si chiude, un’altra se ne apre. Questa mattina il governo ha finalmente trovato la testa che mancava dal 14 settembre alla Consob (qui l’articolo odierno), quella di Paolo Savona, il professore che doveva prendere le redini del Tesoro, affidate poi a Giovanni Tria dopo lo stop del Quirinale. Adesso la commissione per la Borsa potrà finalmente ritrovare la sua piena operatività, forte anche di una legittimazione politica che di certo l’ex presidente Mario Nava non aveva. Fatta la Consob, ora tocca all’Inps.

Tito Boeri, il professore della Bocconi imposto al vertice dell’Istituto nel 2014 dall’allora premier Matteo Renzi, è a fine mandato e a metà febbraio dovrà lasciare gli uffici dell’Eur. Gli ultimi mesi non sono stati facili per il numero uno dell’Inps, entrato letteralmente in rotta di collisione con i due azionisti di governo, Lega e Movimento Cinque Stelle. Fin dalla prima stesura della manovra Boeri ha infatti criticato le due misure bandiera dell’esecutivo, reddito di cittadinanza e quota 100. Il che lo ha portato ai ferri corti con Luigi Di Maio e Matteo Salvini nel giro di poche settimane. Boeri ha sempre sostenuto che l’anticipo pensionistico avrebbe potuto far saltare i conti dell’Inps, già in rosso di 6 miliardi per la verità, stimolando più volte lo stesso Salvini a chiederne la testa a mandato ancora in corso.

E anche questa mattina il presidente dell’Inps non è stato da meno. Intervenendo a una trasmissione televisiva, Boeri ha rifilato un’ultima zampata alla creatura di Di Maio: “Noi non abbiamo gli strumenti di verifica sopratutto quelli relativi all’accertamento del patrimonio mobiliare di chi accede al beneficio del reddito di cittadinanza: quindi a posteriori potremmo trovarci a fare un’azione di recupero nei confronti di famiglie che non se la passano bene, più di 100 mila nuclei familiari a cui potremo richiedere indietro anche 10 mila euro”. Operazione che Boeri, qualora fosse necessaria, non farà mai, visto che i giochi tra Lega e Movimento Cinque Stelle per la sua successione sono già partiti.

D’altronde ne è consapevole lo stesso Boeri, che sempre oggi ha inviato al premier Giuseppe Conte, un documento che sa di testamento politico. “Le prospettive di crescita di un Paese, il benessere dei suoi cittadini, dipendono soprattutto dalla qualità delle istituzioni. E l’Inps è un’istituzione nevralgica del nostro Paese. Non è proprietà di questo o quel partito politico, né di questo o quel gruppo di interesse, ma è un bene pubblico che va salvaguardato a beneficio di tutti, tanto delle generazioni presenti che di quelle future”, ha scritto. Come a dire, il premier faccia di tutto per tenere fuori la politica dalla previdenza.

Tornando ai giochi per il dopo-Boeri, bisogna andarci piano perché è ancora in alto mare e di nomi da tirar fuori dal cilindro, ce ne sono. Proprio poche ore fa, fonti della Lega hanno escluso per il momento ogni accordo con il M5S sul nome del prossimo presidente dell’Inps, che dovrà giocoforza compiacere la politica previdenziale gialloverde, soprattutto leghista. “Non è vero che c’è un accordo sul successore con M5s. Il tavolo deve ancora partire”. Il Movimento Cinque Stelle avrebbe già individuato il suo uomo, Pasquale Tridico, padre del reddito di cittadinanza (qui una sua intervista a questa testata). Il quale però potrebbe non essere troppo gradito alla Lega, desiderosa di un candidato meno di parte. Il Carroccio ha più volte spinto per l’opzione di Alberto Brambilla, esperto di previdenza e a capo del Centro studi itinerari previdenziali. Ma, come detto, tutto è ancora solo all’inizio.

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