Skip to main content

Era difficile congegnare un regalo meno efficace alla vulgata sovranista e populista di quello venuto fuori nell’ultima serata del Festival.

Vince Mahmood (nato 26 anni fa a Milano da madre italiana e padre egiziano), ma questa potrebbe essere di per sé anche una buona notizia.

In fondo in questa vittoria c’è tutta la vitalità di una nuova generazione di italiani che mescolano abitudini, suoni e colori di ogni parte del mondo: italiani di nuovo conio che sfondano le barriere della tradizione proiettando anche la nostra Italietta nel futuro globale (per quanto possibile ad un Paese che ormai conta meno dell’1 % della popolazione mondiale).

Certo, a molti connazionali quel nome dell’artista può dare fastidio (Alessandro Mahmoud all’anagrafe), però i cambiamenti vanno anche un po’ imposti “a strappo”, perché se stiamo lì sempre a misurare tutto col centimetro non andiamo da nessuna parte.

Il punto quindi è un altro ed è tutto legato al meccanismo che ha condotto Mahmood a vincere. Infatti nel voto “da casa” stravince Ultimo, che raccoglie il 46,5 % dei consensi, mentre il giovane italo-egiziano si ferma ad un risicato 14 %.

Sono due giurie di pure “élite” a stravolgere il risultato, cioè quella formata dagli “esperti” (scelti dall’organizzazione) e quella dei giornalisti. Il voto di questi due gruppi ribalta il risultato popolare, consegnando il Festival al meno votato dei tre finalisti (i ragazzi de Il Volo raccolgono il 39,5 % al televoto, finendo poi secondi anche nella classifica generale).

Eccolo allora il capolavoro di questa edizione del vero momento catartico della nazione (cioè il Festival): le élite “fregano” il popolo, infischiandosene del suo volere. Un po’ come le banche, le multinazionali, i poteri forti, gli intellettuali (direbbero sovranisti e populisti), tutti pronti a curare i propri interessi contro la volontà popolare. D’altronde chi è più élite degli esperti, cioè i custodi della opposizione feroce al principio “uno vale uno”?

E chi è più lontano dalla pancia del Paese (che parla via social) dei giornalisti, ancora lì a cullarsi nell’idea (anacronistica) di poter essere mediatori culturali tra i potenti e la gente, tra i fatti e le opinioni, tra il giusto e lo sbagliato?

Dunque esperti e giornalisti hanno preso a calci nel sedere il popolo, riaffermando la loro supremazia (Mahmood vince, Ultimo perde) e finendo quindi per mettere in atto la prima vera grande rivincita dopo il 4 marzo 2018 (data delle ultime elezioni).

Una giuria “fighissima” e tendenzialmente di sinistra (Dandini, Pagani, Ozpetek, Raznovich, Bastianich, Severgnini) straccia il risultato popolare (“Da casa eravamo il quadruplo” twitta imbufalito Ultimo, che non a caso manda anche a quel paese l’intera sala stampa) e sceglie il meticcio Mahmood, sintesi perfetta di un’idea moderna e progressista della società ma, soprattutto, emblema vivente di tutto ciò che non piace all’altra Italia, quella che vota (almeno per ora) per Salvini e per il M5S.

Insomma è a Sanremo che l’élite ha deciso di ribellarsi, altro che sulla nomina di Signorini alla Banca d’Italia o nel ricucire lo strappo con Macron. La prova? Facile da trovare. C’è tutta nella reazione in tempo reale di Salvini su Instagram (74mila like e 21mila commenti) che scrive così: “Mahmood… Mah… La canzone più bella?!? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite?!?”.

salvini, sea watch

Mahmood, così le élite vendicano il 4 marzo 2018

Era difficile congegnare un regalo meno efficace alla vulgata sovranista e populista di quello venuto fuori nell’ultima serata del Festival. Vince Mahmood (nato 26 anni fa a Milano da madre italiana e padre egiziano), ma questa potrebbe essere di per sé anche una buona notizia. In fondo in questa vittoria c’è tutta la vitalità di una nuova generazione di italiani…

Lega

Come si destreggerà il governo sul caso banche

Fa uno strano effetto vedere i due vicepremier, Di Maio e Salvini, uniti senza distinguo su un tema. E che tema! Quello delicatissimo delle banche e del risparmio. Che i due siano costretti ogni giorno a punzecchiarsi e a distinguersi l’uno dall’altro per conservare la loro identità e il loro elettorato, ma che poi finiscano come quei coniugi di vecchia…

Titoli di Stato, il cordone sanitario diventa più stretto

Lo scorso settembre, su Formiche.net avvertimmo come gli altri Stati dell’Unione europea (Ue), in particolare quelli dell’unione monetaria, stessero costruendo un "cordone sanitario" per evitare di essere "contagiati" dalla politica, economia e finanza italiana. Ci si basava sulle prime reazioni della legge di Bilancio che allora stava per essere presentata in Parlamento (e di cui pertanto si conoscevano solamente le…

parigi, commissione tav

La Francia ha i suoi difetti, ma farle la guerra non conviene. Parla Sommella

C'è un male oscuro in Europa che ogni tanto torna in superficie, mettendone a rischio la tenuta. Lo scontro in atto tra Italia e Francia rivela una fragilità dell'architettura comunitaria che sarebbe bene non sottovalutare, visto e considerato che si tratta di due Paesi tradizionalmente amici. Roberto Sommella, giornalista e saggista, autore di diversi volumi sull'Europa e i suoi mali, non…

Vi racconto come è nata la legge per le foibe. Parla Menia

Ridare dignità a migliaia di infoibati e ai profughi giuliano-dalmati che patirono tragiche conseguenze dalla barbarie titina. Questo l'obiettivo della Legge Menia (la n.92 del 30 marzo 2004), che ha istituito il Giorno del ricordo celebrato il 10 febbraio di ogni anno. La data ricorda il giorno del 1947 in cui vennero siglati i trattati di pace di Parigi, che…

sicilia

Il regionalismo differenziato non danneggerà la Sicilia se... La versione di Armao

Di Gaetano Armao

Il regionalismo differenziato previsto dall’art. 116, terzo comma della Costituzione, sul quale premono la Lega e le Regioni del Nord, non danneggerà la Sicilia se contestualmente troveranno riconoscimento, così come ha richiesto il governo regionale, le previsioni dello Statuto e la contemporanea attivazione degli strumenti di perequazione fiscale ed infrastrutturale previsti dalla stessa Costituzione e dai Trattati UE, nonché dalla…

Perché la strada di Elizabeth Warren alla Casa Bianca è irta di ostacoli

Elizabeth Warren ha annunciato ieri la propria candidatura alla nomination democratica del 2020. La notizia, del resto, era nell’aria. Lo scorso dicembre, la senatrice del Massachusetts aveva infatti dichiarato l’intenzione di creare un comitato esplorativo, con l’obiettivo di vagliare la possibilità di una discesa in campo. Alla fine, ha sciolto le riserve: nel corso di un intervento tenuto a Lawrence…

haftar, Libia

In Libia arriva un nuovo capo militare per il sud. E Haftar trema

Cambio di prospettive in Libia. Il generale Ali Kuna è stato nominato da Fayez al Serraj nuovo capo militare del Fezzan, nel sud del Paese. La decisione, preannunciata nei giorni scorsi e concretizzatasi ieri con la partenza ufficiale del generale alla volta della zona assegnatagli dal presidente di accordo nazionale, potrebbe comportare non pochi problemi all'uomo forte della Cirenaica. Khalifa…

amazon, web

Cosa si cela dietro il ricatto denunciato da Jeff Bezos?

Da giovedì la vicenda da romanzo che sta catturando l’interesse degli americani è il ricatto contro Jeff Bezos, fondatore e capo di Amazon, proprietario del Washington Post, centosessanta miliardi di patrimonio stimato che lo fanno essere secondo Forbes l’uomo più ricco del mondo. Le parti evidenti della storia le ha raccontate lo stesso Bezos con un post scritto sulla piattaforma…

5G, Huawei

Berlino come Washington? Gli 007 tedeschi analizzano i pericoli del 5G made in Cina

Berlino come Washington? Dopo gli allarmi provenienti da oltre Atlantico, cresce anche in Europa - e in particolare nel Paese guida del vecchio continente, la Germania -, l’attenzione sul dossier 5G e sui risvolti di sicurezza collegati allo sviluppo delle reti mobili di quinta generazione, una tecnologia rilevante e sensibile, perché in grado di abilitare una vasta gamma di servizi…

×

Iscriviti alla newsletter