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Il Qatar spaventa i tedeschi. Perché quando si parla di banche, anzi della banca, il terreno diventa scivoloso anche per la prima economia europea. Tanto da costringere Angela Merkel a correre ai ripari, allestendo il cantiere per una delle maggiori operazioni finanziarie dell’anno. Che cosa sta succedendo? Tutto è partito dalle rivelazioni di Handelsblatt, una delle più autorevoli testate tedesche che ha lanciato un’indiscrezione pesante: la famiglia reale del Qatar, Al Thani, potrebbe portare la sua partecipazione in Deutsche Bank, principale istituto tedesco, dal 6,1 al 10%. E questo grazie allo stock di contratti derivati che popolano da anni i bilanci della banca e che permettono al titolare di ricavare azioni dirette.

Di più. Ai capitali privati della famiglia Al Thani si potrebbe aggiungere anche un altro investimento, quello dell’Autorità per gli investimenti del Qatar (Qia), il fondo sovrano del paese del Golfo Persico, dotato di una potenza di fuoco non indifferente. Anche l’Italia ha alcuni fondi sovrani presenti nel capitale delle grandi banche, basti pensare al caso della Lybian investment authority, azionista di Unicredit con una quota inferiore al 5%. Le sirene arrivate dal Golfo hanno fatto drizzare le orecchie a Berlino. Costringendo il governo tedesco a dare la spallata definitiva al progetto per la fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, la seconda banca teutonica.

“Investiremo in una grande istituzione finanziaria in Germania”, avrebbe detto, a margine del Forum di Doha, il Chief executive del Qatar financial center, Yousuf Mohamed Al-Jaida. “L’annuncio ci sarà a breve”. Nonostante il manager non abbia rivelato il nome della società, avrebbe detto che si tratta di un istituto di cui il Qatar è già socio. E Christian Sewing, ceo di Deutsche Bank, è stato l’unico top manager di un gruppo tedesco a partecipare al Forum di Doha. Insomma, ce ne è abbastanza per alzare la contraerea.

Un’aggregazione infatti renderebbe più difficile l’aggressione da parte di un fondo straniero, soprattutto arabo. Per questo l’intenzione del governo Merkel va vista come una chiara azione a difesa della banca. Anche perché stiamo parlando di un istituto estremamente vulnerabile, che lo scorso anno ha chiuso i conti con mezzo miliardo di perdita netta. Per non parlare del quarto trimestre, nel corso del quale Deutsche Bank ha riportato una perdita di 2,2 miliardi di dollari, anche in questo caso di molto superiore al rosso di 1,25 miliardi atteso dagli analisti. Nello stesso periodo dell’anno precedente aveva messo a bilancio un passivo di 1,89 miliardi.

Forse è anche per questo che gli analisti del Credit Suisse hanno cominciato a farsi due conti sulla bontà dell’operazione messa in cantiere da Berlino. E non sono tutte rose e fiori. Dai calcoli degli analisti, che oggi hanno diffuso un report sulla Germania, dalla fusione nascerebbe un gruppo con ricavi per 35,3 miliardi di euro (25,8 miliardi per Deutsche Bank , 8,9 miliardi per Commerzbank ), un taglio dei costi complessivo del 7% a 26,52 miliardi di euro e un utile netto proforma al 2020 di 4,2 miliardi. Sarebbe stato di 3 miliardi (1,73 per Deutsche Bank , 1,27 per Commerzbank ) aggregando le due banche, senza contare i benefici dai risparmi. Ma il problema sono i debiti.L’indebitamento complessivo post fusione toccherebbe 1.846 miliardi di euro (1.315 miliardi Deutsche Bank, 531,13 mld Commerzbank), troppo da sostenere per il sistema economico tedesco. L’alternativa è però il rischio scalata da parte del Qatar. Bel problema.

 

 

Deutsche Bank nel mirino del Qatar. La difesa (costosa) della Merkel

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