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È chiaro da tempo che il voto della Giunta delle immunità parlamentari del Senato nei confronti di Matteo Salvini sarà esclusivamente politico, che tutto gira intorno alla decisione del Movimento 5 stelle (sempre più orientato a sostenere l’alleato di governo) e dunque che mettere a confronto le tesi del ministro dell’Interno e del Tribunale dei ministri di Catania diventi ormai residuale. Se n’è avuta la prova con la memoria difensiva depositata da Salvini presso la Giunta, 16 pagine di valutazione definita tecnica contrapposte alle 52 zeppe di riferimenti giuridici inviate dal Tribunale. Da un lato l’intenzione di coinvolgere un gruppo di Stati membri dell’Unione europea per redistribuire i migranti che erano a bordo della nave Diciotti e il riferimento al Contratto di governo, dall’altro il convincimento dei giudici di “plurime violazioni di norme internazionali e nazionali”.

IL GOVERNO IN DIFESA DI SALVINI

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una breve memoria depositata alla Giunta conferma che le decisioni del ministro dell’Interno costituivano “l’attuazione di un indirizzo politico-istituzionale che il governo ha condiviso” e di questo indirizzo “non posso non ritenermi responsabile”. Posizione analoga a quella di Luigi Di Maio, nella veste di vicepresidente del Consiglio, e di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che a loro volta in una memoria di tre pagine affermano che quanto avvenuto sul caso Diciotti fu “frutto di una condivisione politica”. Il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri (FI), ha deciso di dichiarare ammissibili le due memorie nonostante il parere contrario di alcuni dell’opposizione: il 13 e il 14 febbraio ci sarà la discussione generale ed entro il 20 febbraio il voto. Ma si tratta di schermaglie politiche perché la linea è chiara: il Movimento voterà contro la richiesta di autorizzazione a procedere, anche se qualche dissidente può essere messo nel conto, in attesa delle posizioni definitive quando ci sarà la votazione nell’Aula del Senato. Il M5S sa di correre un rischio elettorale difendendo Salvini e cambiando strada rispetto al passato: Di Maio ripete da giorni che il Movimento resta contro l’immunità, ma che questo è un caso diverso perché si tratta di una scelta di tutto il governo.

TESI CONTRAPPOSTE

I giudici, paradossalmente, riconoscono al ministro dell’Interno il motivo per cui ha agito in un certo modo, ma ne danno un’interpretazione opposta: nella richiesta di autorizzazione il Tribunale scrive che “l’unica vera ragione che ha indotto il ministro dell’Interno a non autorizzare tempestivamente lo sbarco è da rinvenire nella sua ‘decisione politica’ di attendere l’esito della riunione che si sarebbe tenuta in data 24 agosto a livello europeo per parlare del caso Diciotti”. Invece, le persone soccorse “potevano, in conformità alle Convenzioni internazionali vigenti, essere tempestivamente sbarcate e avviate all’hotspot di prima accoglienza” salvo poi, se la riunione del 24 agosto si fosse conclusa positivamente, essere smistate in vari Paesi. Secondo Salvini, invece, solo un accordo a livello europeo avrebbe potuto consentire lo sbarco. In sintesi: per i giudici i 177 migranti andavano comunque sbarcati e, in caso, redistribuiti dopo; secondo Salvini, invece, non dovevano sbarcare prima di un eventuale accordo. Ma questo, secondo il Tribunale dei ministri, ha configurato un sequestro di persona.

ATTACCO AI GIUDICI E A MALTA

Nella sua memoria Salvini insiste sulle responsabilità di Malta, che sono indubbie, ricostruendo le manovre maltesi che portarono l’imbarcazione con i migranti verso l’Italia, giustifica le proprie azioni con finalità di pubblico interesse e spiega che tutto doveva ruotare intorno alla condivisione di responsabilità con altri Stati europei. Così com’era avvenuto in altri casi, altrettanto doveva avvenire con la Diciotti. Salvini sottolinea la tutela dell’ordine pubblico che sarebbe messo a repentaglio da “un indiscriminato accesso nel territorio dello Stato”, ma soprattutto risponde ai magistrati che parlano di “decisione politica” affermando che “l’impostazione del Tribunale di Catania calpesta le più elementari regole del diritto internazionale e della nostra Costituzione, invadendo poi una sfera di esclusiva prerogativa dell’Autorità di governo” riconducendo lo scontro con Malta a una controversia internazionale. Il dilatarsi del tempo (i giorni in cui i migranti restarono sulla Diciotti) per i giudici è sequestro di persona e per Salvini era una “oggettiva necessità di attendere la risoluzione della controversia internazionale ancora in atto”.

Punti di vista opposti, come si vede, anche se è debole giuridicamente la rivendicazione di aver agito coerentemente con la politica governativa sui flussi migratori come risulta anche dal Contratto di governo: considerare quella che è una scrittura privata una fonte giuridica almeno equivalente a leggi internazionali e nazionali non lo aiuterebbe in un processo. Ma qui i ragionamenti saranno solo politici, non giuridici.

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