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Dopo la fine dei partiti politici – parliamo del secolo scorso – che, attraverso le loro strutture territoriali, erano in grado di consentire un rapporto diretto e costante con il corpo elettorale, il ricorso al sondaggio è diventato irrinunciabile. Non c’è una sola dichiarazione, infatti, che politico di livello nazionale faccia senza aver gettato un occhio ai dati del sondaggista di riferimento, al punto che spesso si ha l’impressione di un certo andamento dissociato nelle esternazioni rese nel giro di poche ore. Piccolo problema, in fondo, perché si fa conto sull’overdose mediatica giornaliera, per cui la coerenza di pensiero non è un valore assoluto, tanto l’ultima dichiarazione fa dimenticare la penultima.

Torniamo al sondaggio, dunque, che ha avuto al centro il giudizio degli italiani sul governo. In questi giorni due istituti demoscopici importanti, Demopolis e Piepoli, hanno “testato” un campione significativo di italiani ponendo la domanda che all’inizio di ogni avventura governativa viene formulata: come vedete il nuovo governo? Per Demopolis il 46% degli intervistati ha un giudizio positivo. Per Piepoli il 51%. È la maggioranza, si dirà. Anzi, secondo Piepoli, la maggioranza assoluta. È indubbiamente così. Ma se apriamo l’archivio storico del rapporto tra italiani e governi più recenti, incontriamo qualche sorpresa. Per esempio: chi potrebbe immaginare che Monti al suo esordio avesse il 65,6% degli elettori entusiasti del suo governo? Stesso valore, udite udite, per Matteo Renzi (64,5%). E poi Letta e l’ultimo Berlusconi, quello del 2008, destinatari di un consenso che superava il 52%. Chi sta sotto al valore di Conte è solo il Gentiloni dell’esordio, intorno al 43,4%. È un dato, quello del primo governo gialloverde, che si rende ancora più leggibile con le aspettative di vita che nei suoi confronti nutrono gli italiani: solo il 25% pensa che durerà l’intera legislatura, mentre il 40% pensa che le Camere si scioglieranno dopo un anno di governo o al massimo entro tre, e il 9% addirittura reputa che non durerà neanche un anno (Demopolis).

Certo, tutto l’ambaradan che ha preceduto la nascita dell’esecutivo – si vota, non si vota, incarico, non incarico, ultimatum dichiarati e revocati – non è che abbia molto aiutato la partenza, tuttavia, se si attribuisce un valore al sondaggio, bisogna accettare che in quel 49% di persone che si dicono certe che l’esperienza del governo sarà brevissima, ci sono parecchi elettori dei gialloverdi. Il quale fatto qualche problema lo dovrebbe porre agli azionisti del nuovo esecutivo.

Inoltre la percezione che il comandante in capo, un professore sconosciuto alla politica, sia ostaggio dei due leader Salvini e Di Maio, dioscuri in continua campagna elettorale, non ha molto accresciuto l’opinione della gente nel senso della stabilità. In fondo a fare la somma tra il 32,7 % del M5S, 17,4% della Lega e del 4,3% dei Fratelli d’Italia, partito che non è in governo ma lo fiancheggia, ottenuti alle politiche, si arriva intorno al 44,4%. Solo qualche punto in meno al gradimento che viene concesso al governo Conte.

Emerge un panorama di elettori disorientati, con aspettative ridotte, forse in attesa di capire. Di certo c’è una cosa: non le fanno più le lune di miele di una volta.

sondaggi

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