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L’avvio della discussione sulle future relazioni tra Unione Europea e Regno Unito riguardanti il dopo Brexit, avviata a metà aprile dalla task-force della Commissione Europea guidata da Michel Barnier, pone sin da subito molteplici questioni al centro del dibattito.

Una delle più spinose, e per le quali si pone in assoluto la necessità di raggiungere un accordo efficace ed equilibrato, è rappresentato dalla gestione dei servizi finanziari e in particolare quella dei contratti derivati e dei relativi meccanismi di garanzia sul regolamento, il cosiddetto clearing.

L’importanza di questo tema è dovuto sia alla mole delle operazioni, si valuta un giro di affari superiore ai 400 mld di euro annui, sia per la peculiarità del sistema della compensazione, il clearing appunto, che a seguito della crisi finanziaria innescata dai subprime è stato definito dalle Autorità di regolamentazione come la soluzione per gestire il rischio associato al commercio dei derivati ed il rischio di contagio di sistema per scongiurare nuovi casi come quelli che si verificarono con la crisi della Lehman Brothers nel 2008.

È evidente, allora, quanto sia essenziale una corretta gestione del tema, per affrontare le complessità che potrebbero riscontrarsi nella rinegoziazione con garanzie legali e sistemi diversi tra quelli anglosassoni e quelli europei per le scadenze che vanno oltre la data fissata per il divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea, e per assicurarsi che i miliardi di sterline e di euro in derivati ​​transfrontalieri possano senza complicazioni essere liquidati e fatti valere dopo tale data.

A tal fine, si è tenuto un incontro tra il capo dei servizi finanziari dell’Unione Europea Dombrovskis, il governatore della Banca di Inghilterra Carney e il ministro delle finanze britannico Hammond, che ha dato i frutti sperati.

Negli scorsi giorni, infatti, a seguito di questo incontro, la Commissione Europea e il governo britannico hanno chiesto alla Banca Centrale Europea e alla Banca di Inghilterra di costituire una task-force con il compito di monitorare e gestire i rischi nel settore dei servizi finanziari in vista della data formalizzata per Brexit.

Della commissione faranno parte oltre alle due Banche Centrali, anche la Commissione Europea, il Ministero del Tesoro Britannico, e le principali autorità competenti sui servizi finanziari.

Tale soluzione, subito accolta con favore da alcuni tra i principali osservatori, quali ad esempio Simon Lewis amministratore delegato della lobby bancaria paneuropea Afme, Miles Celic amministratore delegato di TheCivicUk, e l’associazione degli assicuratori britannici, tende a rassicurare e a stabilizzare un dibattito molto acceso tra gli operatori di mercato anche a seguito di alcune proposte tendenti a favorire lo spostamento delle Clearing Houses dal Regno Unito all’Unione Europea e garantire la concessione di licenze a nuovi hub dell’Ue.

Il percorso verso un’ordinata gestione dei mercati finanziari a seguito della Brexit è un percorso complesso, che verrà gestito autonomamente rispetto ai negoziati sull’accordo di divorzio e sulle future relazioni commerciali tra le parti, ma lo spirito collaborativo già messo in campo tra la Commissione Europea e il Governo di Theresa May lascia ben sperare.

Tutti i rischi della Brexit sui mercati finanziari

Di Mario Angiolillo

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