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FUTURO ELETTRICO

Il settore elettrico sta attraversando la trasformazione più radicale che si sia vista a partire dalla sua nascita, avvenuta oltre un secolo fa. “Nelle economie fondate su industria leggera, dei servizi e delle tecnologie digitali”, si legge nel rapporto, “l’elettricità riveste in modo crescente il ruolo di fonte favorita. La quota ad essa relativa nei consumi finali globali si approssima al 20% ed è prevista in ulteriore aumento. Politiche di sostegno e riduzione dei costi delle tecnologie agiscono da volano per il rapido incremento di fonti di generazione rinnovabile non programmabili, facendo sì che il settore elettrico svolga, da un lato, un ruolo trainante nel processo di decarbonizzazione in atto, ma dall’altro imponga anche all’intero sistema di operare in modo diverso rispetto al passato al fine di garantirne la stabilità”.

ELETTRICITÀ PER TUTTI

Nel 2017, per la prima volta, il numero di persone prive di accesso all’elettricità è sceso al di sotto del miliardo, ma i trend di accesso all’energia sono lontani dal conseguimento degli obiettivi globali. L’Outlook descrive alcuni miglioramenti in termini di accesso, con l’India in prima linea. Tuttavia, al 2040, oltre 700 milioni di persone, soprattutto negli insediamenti rurali dell’Africa sub sahariana, non avranno ancora accesso all’elettricità e pochi saranno i progressi compiuti nel ridurre la dipendenza dall’uso tradizionale delle biomasse solide per cucinare. Tuttavia, “il raddoppio della domanda elettrica nelle economie in via di sviluppo pone al centro delle strategie di sviluppo economico e di riduzione delle emissioni un’elettricità che sia più pulita, accessibile universalmente e a prezzi abbordabili. Un quinto dell’incremento della domanda elettrica mondiale proviene dai soli motori elettrici impiegati in Cina e in misura simile contribuisce la richiesta crescente di elettricità per il raffreddamento nelle economie in via di sviluppo”.

IL NODO INVESTIMENTI

Ma l’energia che cambia richiede anche una adeguata strategia di investimenti “per supportare l’evoluzione del mix di generazione e l’ammodernamento delle infrastrutture. Le attuali configurazioni del mercato elettrico non sono sempre in grado di far fronte a tali rapidi cambiamenti. Spesso, il ritorno conseguibile sui mercati all’ingrosso non è sufficiente a stimolare nuovi investimenti in capacità di generazione programmabile”. Se tale carenza non verrà adeguatamente gestita “l’affidabilità delle forniture potrebbe risultarne compromessa. Sul versante della domanda, dal punto di vista dell’efficienza, l’applicazione di normative più stringenti in termini di prestazioni energetiche ha svolto un ruolo cruciale nel contenere i consumi e la prospettiva di crescita della domanda elettrica dipende dalla velocità con cui l’elettricità riuscirà a guadagnare terreno nella produzione di calore per case, uffici e fabbriche e quanto rapidamente riuscirà a penetrare nel settore dei trasporti”.

IL BOOM DELL’EOLICO

Oltre all’elettricità, i prossimi anni saranno anche all’insegna dell’eolico. “Nel 2040 il vento diventerà la prima fonte di produzione dell’energia elettrica nell’Unione europea” stima dell’Agenzia internazionale dell’energia che ha curato l’Outolook. Nello scenario ipotizzato, ha spiegato il direttore Fatih Birol, il vento salirà dall’attuale 10% a oltre il 30%. Ad aumentare di peso saranno anche il solare e le altre rinnovabili, mentre il carbone precipiterà al 5%. Con questo importante ruolo delle rinnovabili non programmabili, ha però avvertito Birol, sarà necessario lavorare su stoccaggi e interconnessioni per avere un sistema flessibile.

QUESTIONE DI EMISSIONI

Infine il problema maggiore: “Le emissioni di anidride carbonica derivanti dal sistema energetico seguono una direttrice di lento aumento da qui al 2040, ma questa traiettoria non si concilia affatto con quella che, secondo il mondo scientifico, sarebbe necessario percorrere per contrastare il cambiamento climatico. I Paesi dovranno, a livello aggregato, ottemperare agli impegni nazionali assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, questi impegni non sono sufficienti ad anticipare il picco delle emissioni globali. Il trend emissivo previsto rappresenta un grande fallimento collettivo nel far fronte agli impatti ambientali associati all’uso di energia. In questo scenario, le minori emissioni dei principali inquinanti atmosferici non bastano a creare una discontinuità nell’aumento delle morti premature dovute alla scarsa qualità dell’aria”.

 

 

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