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Dopo Area 4, ubicata nel bacino offshore di Rovuma, Eni rafforza la sua presenza in Mozambico. È stato siglato a Maputo, alla presenza del ministro delle Risorse Minerarie e dell’Energia Ernesto Max Tonela, il contratto per i diritti esclusivi di esplorazione e sviluppo del blocco offshore A5-A. Con il doppio risultato per il colosso italiano di rafforzare la propria presenza in loco e di proseguire nella propria strutturazione delle attività future.

MOZAMBICO

La zona in questione è quella dello Zambesi, a circa 1.500 chilometri a nord est della capitale ed è il frutto della partecipazione di Eni al “5° Licensing Round” competitivo indetto dalla Repubblica del Mozambico. L’area di esplorazione comprende 5.133 chilometri quadrati ad una profondità d’acqua compresa tra 300 e 1.800 metri, in una zona completamente inesplorata di fronte alla località di Angoche.

Tramite la sua controllata Eni Mozambico, è di fatto l’operatore del Consorzio per il Blocco A5-A con una quota di partecipazione del 59,5% assieme ad altri partner quali Sasol al 25,5% e la società di Stato Mozambicana Empresa Nacional de Hidrocarbonetos (ENH) al 15%.

Il binomio Eni-Mozambico risale al 2006, quando riuscì ad inserirsi in una partecipazione nel Contratto Petrolifero dell’Area 4, nel bacino offshore di Rovuma, composto da Eni (25%), ExxonMobil (25%) e CNPC (20%), partecipanti attraverso la società Mozambique Rovuma Venture, e da Empresa Nacional de Hidrocarbonetos (10%), Kogas (10%) e Galp (10%).

Lì in appena tre anni riuscì a scoprire risorse supergiant di gas naturale nei giacimenti di Coral, Mamba e Agulha, stimate in 2.407 miliardi di metri cubi di gas in posto.

I PROGETTI

Il progetto di sviluppo iniziale delle risorse di Coral prevede la realizzazione di un impianto galleggiante (FLNG), per il trattamento, la liquefazione, lo stoccaggio e l’offloading del GNL con una capacità di liquefazione annua pari a circa 3,4 milioni di tonnellate. La fase realizzativa è stata avviata nel giugno 2017 e prevede l’avvio della produzione nel 2022.

Per i giacimenti di Mamba Complex il programma di sviluppo iniziale prevede la realizzazione di un impianto onshore composto da 2 treni per il trattamento e la liquefazione del gas e dalle relative facilities la cui capacità annua è pari a circa 15,2 milioni di tonnellate di GNL. L’avvio della produzione è atteso nel 2024 con il sanzionamento del progetto previsto nel 2019.

TREND

La notizia giunge in contemporanea ad un’altra che riguarda l’azione di Eni in Libia. È stata siglata a Londra una lettera d’intenti che avvia il processo di assegnazione a Eni del 42,5% nell’Exploration and Production Sharing Agreement (“EPSA”) di BP in Libia.

Le firme sono state apposte dal presidente della libica National Oil Corporation (NOC), Mustafa Sanalla, dall’amministratore delegato di BP, Bob Dudley e dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. L’obiettivo, in un momento centrale per le sorti future della Libia, è ravvivare le attività di esplorazione e sviluppo e di promuovere un ambiente che sia il più possibile favorevole agli investimenti nel paese. Quest’ultimo passaggio verrà garantito da azioni di carattere sociale, come programmi legati all’istruzione e alla formazione tecnica.

Solo dieci giorni fa un altro doppio successo per il Cane a sei zampe. In primo luogo aveva perforato il pozzo di appraisal Cape Vulture nel Mare di Norvegia, che si trova a 7 chilometri a nord della unità galleggiante di produzione e stoccaggio (FPSO) “Norne”. Nel paese Eni è presente dal 1965, grazie alla sua controllata Eni Norge AS.

Inoltre ha fatto richiesta all’Egitto di una licenza all’Agenzia di regolamentazione per l’elettricità e la protezione del consumatore (EgyptERA) per realizzare un impianto solare capace di generare 50 megawatt.

twitter@FDepalo

Dopo la Libia, Eni acquisisce nuovi diritti esplorativi in Mozambico

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