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L’assoluzione di Virginia Raggi è una buona notizia: basta con la magistratura che decide le sorti della politica. Ma i romani si stanno stancando di questa amministrazione e domani, con il referendum su Atac, hanno l’occasione di dimostrarlo chiaramente“. Stefano Parisi è il segretario di Energie per l’Italia e tra i promotori di Piattaforma Futuro, un’iniziativa che mira a far ripartire il centrodestra a trazione popolare e liberale: da romano – e da ex candidato alle regionali del Lazio – Parisi in questi mesi ha seguito da vicino la situazione della Capitale, le polemiche, i tanti problemi quotidiani tra cassonetti traboccanti di rifiuti e strade ridotte a una groviera. Il suo giudizio politico nei confronti di Raggi e della sua giunta è nettissimo e domani voterà sì al referendum cittadino sul trasporto pubblico contro cui è invece schierata la maggioranza pentastellata in Campidoglio. “Ma non è per una sentenza di un giudice che l’esperienza del sindaco sarebbe dovuta terminare“, ha affermato Parisi in questa conversazione con Formiche.net.

Parisi, Raggi è stata assolta e continuerà a guidare Roma. Qual è il suo primo commento?

Sono convinto che spetti ai cittadini romani mandare via il sindaco con il loro voto quando si tornerà alle urne. Nel 2016 i cittadini hanno scelto Raggi ed è giusto che governi: certo, lo stato di abbandono della città è conseguenza diretta di quelle elezioni. Oggi sul Corriere della sera Ernesto Galli della Loggia ha scritto di averla votata e di essersene pentito. Sono sicuro che in molti la pensino come lui nella capitale. Domani è una giornata importante perché i romani possono con il voto popolare dare un segnale molto forte al sindaco.

Ritiene che nelle città stia cambiando l’approccio dei cittadini verso il M5s? Oggi in 30.000 in piazza a Torino per dire sì alla Tav mentre a Roma, qualche settimana fa, migliaia di persone avevano manifestato in Campidoglio…

Di sicuro c’è una forte e giusta protesta nei confronti dei cinquestelle. Sto andando a Taranto in questo momento dove c’è un clima analogo, eppure qui i pentastellati avevano ottenuto tantissimi voti alle politiche. Se persino in due città come Torino e Roma – di regola poco inclini a scaldarsi per la politica – c’è un movimento di piazza, vuol dire che la misura è colma.

In questi giorni c’è stata la prospettiva di un rapido ritorno alle urne a Roma. Il centrodestra si sta riorganizzando in quest’ottica? A livello nazionale prevalgono le divisioni…

E’ questo il vero tema. Bisogna lavorare su una piattaforma comune per la città. Serve un progetto per Roma, un piano ambizioso per il futuro della città: non basta dire no alle buche e ai rifiuti per strada.

Occorre una visione progettuale di ampio respiro per voltare definitivamente pagina a Roma?

Certamente, anche perché non ci si può limitare a dire che Raggi non sta amministrando bene. Lo stato di Roma non è oggettivamente colpa solo di questo sindaco che pure sta dando un formidabile contributo in questo senso. Quello che bisogna fare è costruire un progetto per Roma: è questo la sfida che attende il centrodestra. Se domani si dovesse tornare a votare, cosa faremmo? Dobbiamo metterci a lavoro per il rilancio della capitale d’Italia.

Domani intanto i romani saranno chiamati a votare nel referendum sul trasporto pubblico. Perché è schierato così fortemente a favore del sì?

Perché ci deve essere una netta separazione tra il comune regolatore e l’azienda che esercita il servizio di trasporto urbano. L’Atac fa meno corse di Atm a Milano che, per superficie, è il 15% di Roma. C’è un’enorme conflitto di interessi perché il comune regolatore è anche azionista. L’amministratore delegato di Atac è inevitabilmente più interessato a tenersi buono il sindaco che non a garantire che il trasporto pubblico sia efficiente. Il Campidoglio deve fare solo una cosa: garantire la qualità del servizio, gli investimenti e la tariffa a tutela dei cittadini.

Cosa risponde a chi dice che si tratterebbe di una privatizzazione mascherata?

Semplicemente che non è vero. Il servizio rimane pubblico e, peraltro, peggio di così è davvero difficile che vada. Non è una privatizzazione perché non si tratta di vendere Atac a un privato. Stiamo parlando di un’altra questione: di dare in concessione, attraverso una gara e non più per diritto divino, la gestione del trasporto pubblico. Per fare bene e aumentare le corse – che rappresenta l’obiettivo fondamentale per migliorare la qualità del trasporto pubblico a Roma- bisogna far crescere gli investimenti e ridurre i costi: due azioni che il Campidoglio non è evidentemente in grado di mettere in campo.

Il suo messaggio ai romani in vista del voto di domani?

Di andare a votare convintamente sì: dobbiamo avere l’ambizione di cambiare, non possiamo abbandonarci alla rassegnazione. I romani hanno un’occasione importantissima per dire espressamente che si sono stancati.

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