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Non solo Mediterraneo e nord Africa nella proiezione internazionale della Difesa italiana. Già la scorsa settimana, con la prima visita nei Balcani, tra Macedonia e Kosovo, il ministro Elisabetta Trenta aveva fatto emergere la profondità di un’azione a 360 gradi, rivolta alle molteplici aree di interesse e cooperazione nel campo. Il recente viaggio in Lettonia e Polonia ne è ulteriore dimostrazione, condita di un atlantismo che conferma definitivamente l’impegno italiano nella Nato, pur con la richiesta ormai consueta di attenzione al fianco sud.

LA VISITA AL CONTINGENTE ITALIANO

Nel Paese baltico, il ministro ha fatto visita al contingente italiano inquadrato nel Multinational Battle Group (BG) a guida canadese, nell’ambito dell’operazione Nato “Baltic Guardian”, ideata dall’Alleanza per fronteggiare l’assertività russa sul fianco est. Il contributo nazionale prevede un impiego massimo di 160 militari e 50 mezzi terrestri fino al prossimo 30 settembre, quando scadrà la copertura finanziaria e giuridica per tutte le missioni internazionali (per ora, sul decreto di proroga si sa ben poco, qui un approfondimento). “Grazie per quello che state facendo, rappresentate in questa area la nostra Repubblica, la sua capacità di solidarietà internazionale, il suo impegno per la stabilità e la sicurezza, non solo nell’ambito dell’Alleanza ma dell’intera comunità internazionale”, ha detto il ministro ai militari italiani.

LA MINACCIA DA EST

L’operazione Nato in Lettonia, accompagnata dalle novità decise al summit dello scorso luglio a Bruxelles, è “la dimostrazione della nuova e forte capacità di rassicurazione e di solidarietà che l’Alleanza Atlantica sta sviluppando in favore dei membri europei più ad est, in particolare delle tre Repubbliche baltiche e della Polonia, allo scopo di fronteggiare eventuali minacce esterne provenienti dai Paesi confinanti”, ha spiegato la Trenta. Uno sforzo che è destinato ad aumentare. Ai quattro battlegroup a rotazione, il summit dei capi di Stato e di governo ha aggiunto la “Readiness initiative”, il progetto promosso dagli Usa che è anche conosciuto con l’espressione di “Four thirties”: avere a disposizione, entro il 2020, 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 navi da guerra in grado di essere operativi in 30 giorni.

LA LINEA ITALIANA

Il tutto, è chiaro, in un’ottica di apprensione nei confronti della Russia di Vladimir Putin, una linea che il governo italiano, dopo le incertezze iniziali, pare aver sposato in pieno, pur perseguendo, parallelamente, l’esigenza di ripristinare il dialogo tra la Nato e Mosca (sul tema la Trenta ha parlato di recente alla Cnbc). In tal senso va interpretato anche il recente viaggio tra Macedonia e Kosovo, durante il quale il ministro italiano ha dato un deciso endorsement alla piena membership di Skopje nella Nato, un obiettivo per cui il Paese balcanico si appresta (tramite un delicato referendum) a sancire il cambiamento del nome in Macedonia del Nord.

LA SOLIDARIETÀ ATLANTICA

Di fronte a tutto questo, “l’Italia non si è mai sottratta ai suoi doveri, quale membro responsabile della comunità internazionale”, ha spiegato la Trenta. Difatti, proprio l’impegno in Lettonia, lontano dai nostri confini e più diretti interessi, è la dimostrazione della disponibilità del Paese a offrire sostegno agli alleati. Il principio vale però anche al contrario, ed è per questo che il governo giallo-verde (sulla scia del precedente) ha premuto sin dal suo insediamento per un impegno maggiore dell’Alleanza anche sul fianco meridionale. Lo ha ripetuto il ministro in Lettonia: “Questo contingente testimonia la solidarietà dell’Italia nei confronti dei propri alleati Nato, la nostra attenzione verso le loro preoccupazioni; ed è proprio questa solidarietà ad averci spinto, negli ultimi vertici, a chiedere una maggiore attenzione dell’Alleanza anche a Sud, nel Mediterraneo, un’area strategica per l’Italia dove oggi si concentrano rischi di diversa natura, primo fra tutti il traffico di esseri umani verso le nostre coste”.

LA SPONDA POLACCA

Un concetto che la Trenta avrà sicuramente ribadito nei vari incontri nei due Paesi, tra cui quelli con i colleghi lettone, Raimond Bergmanis, e polacco, Mariusz Błaszczak. Con quest’ultimo, fa sapere il dicastero di palazzo Baracchini, è stato anche analizzato il tema della cooperazione strutturata permanente (Pesco), uno dei componenti del rinnovato sforzo di Bruxelles per la Difesa europea. Proprio la Polonia, escludendo il Regno Unito, è il quarto Paese dell’Ue per importanza militare, con un piano per aumentare copiosamente il budget per la difesa nei prossimi anni (nonostante già rispetti la soglia del 2% del Pil stabilita in ambito Nato). Di fronte alle ambizioni che Francia e Germania hanno dimostrato per guidare la Difesa europea, proprio la Polonia potrebbe essere un’interessante sponda per l’Italia, per una partita da cui non si può restare esclusi. D’altronde, la Commissione ha già proposto per il 2021-2027 un budget da 13 miliardi di euro per un Fondo ad hoc per i progetti di difesa. La fase uno (con l’Azione preparatoria per la ricerca e il Fondo per lo sviluppo delle industrie di settore) è già iniziata. Gli sviluppi europei non aspettano nessuno.

Fianco est, fronte sud e difesa europea. La linea del ministro Trenta

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