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Niente più certezza di alleanze omogenee ed eterogenee. Le elezioni di oggi in Assia, dopo lo schiaffo della Baviera alla Csu, si annunciano con altri colpi di scena. Perché al di là di quanto raccoglieranno in meno i centristi (attesi da un ulteriore calo) è la politica delle porte aperte che domina su tutto il resto.

Al momento tutto è possibile e nulla escluso: si va da un’alleanza giamaicana di Cdu, Verdi e Fdp ad una coalizione cosiddetta di semafori di Spd, Verdi e Fdp.

Il pragmatismo teutonico così intende stemperare il calo dei partiti che affollano la GroKo a Berlino, sperando che in questo modo non si dia troppo peso ad una crisi che comunque si è innescata e che fino ad ora non ha portato al peggio solo per via delle imminenti elezioni europee.

QUI SPD

Era il 2005 quando la Spd perse le elezioni nel Nord Reno-Westfalia: fu quella la prima slavina sulla cancelleria di Gerhard Schröder. In molti pensano che, dopo la Baviera, l’Assia potrebbe essere un secondo colpo per Angela Merkel e anche per i socialisti, che al momento incarnano un ruolo non bene definito quindi più rischioso di altri.

In caso di sconfitta la base potrebbe chiedere le dimisisoni della leader Andrea Nahles, che appare sempre a metà strada tra le tematiche sociali care alla sinistra e la voglia di sconfinare nel centro partitico che sta perdendo i suoi voti. Anche perché i mal di pancia sulla grande coalizione sono presenti da tempo tra i massimi dirigenti, con una fronda interna che praticamente ogni giorno contesta Nahles. Nell’ultimo anno, è l’accusa che circola con più insistenza, i conservatori hanno cooptato molte delle idee del centrosinistra, come il salario minimo e i matrimoni gay. Con il placido assenso di Nahles.

Fisiologica evoluzione di ciò è il risultato di due settimane fa: non va dimenticata che la performance in Baviera è stata pesante per la Spd con il loro peggior trend, passando dal 20,6 al 9,7%.

QUI CDU

I sondaggi danno il partito della Merkel al 27% in Assia, lontanissimo dai fasti di cinque anni fa. Seguono la Spd al 22%, i Verdi al 18,5%, i liberali al 9 e i nazionalisti di Afd al 13%.

In caso di ko della Cdu la cancelliera potrebbe subire una pressione ancora maggiore, solo in parte stemperata da un risultato non negativo della Spd, la cui leader è contestata dalla base. In uno degli ultimi comizi la Merkel a chi è deluso della politica governativa, e quindi medita oggi di votare altrove, ha consigliato di scrivere una semplice letterina al governo e non astenersi: perché, ha ribadito, sarebbe “paradossale usare l’elezione di domenica per cancellare la GroKo a Berlino”.

Gioca in difesa la cancelliera, consapevole che il destino del primo ministro del Cdu in Assia, Volker Bouffier, potrebbe avere ben altre ripercussioni.

Quest’utimo, secondo molti analisti, non sembra voler cedere alle sirene nazionaliste di Afd o a quelle marcatamente destrorse in chiave anti Merkel, a cui rimane fedele. Ma proprio perché non è uno dei nuovi giovani ambiziosi politici della Cdu, da cui potrebbe venir fuori il futuro leader del partito, appare come un politico consunto.

QUI LIBERALI

Il problema è il metodo-Merkel. Lo ripete anche il numero uno dei liberali di FDP, Christian Lindner, che non chiude ad un dialogo con Verdi, Cdu, Csu ma ad altre condizioni. Ovvero niente rischi di spinte a sinistra, con la contaminazione governativa incarnata dall’alleanza con la Spd, ma un possibile schema che ricalchi ad esempio Schleswig-Holstein dove la coalizione con la CDU produce frutti con programmi di matrice liberale, come in economia, nelle infrastrutture e nell’edilizia, nell’istruzione e nella banda larga.

Con i Verdi la macro differenza risiede anche (o soprattutto) nelle policies sui migranti: secondo Lindner i Verdi vorrebbero incorniciare i paesi del Maghreb come paesi sicuri, ma ciò avrebbe delle ripercussioni sia in termini di arrivi che di ricollocamenti.

Per cui Linder accusa la cancelliera di portare avanti “una politica che equivale a fermarsi”, perché non è pronta ad “aprire nuovi capitoli per il nostro Paese”. In concreto i liberali accusano Merkel di soffocare la digitalizzazione, rallentare l’ulteriore sviluppo dell’Europa, con uno stato sociale che non è preparato per l’invecchiamento e con politiche migratorie “del tutto sbagliate”.

SCENARI

Il voto in Assia, al pari di quello in Baviera, non è un voto qualunque: il land ospita la capitale finanziaria della Germania, Francoforte, e qui la Cdu dal 1970 tocca quota 36,8%. Per cui è un’altra spia, rilevantissima, del malessere politico centrista. Se, sulla scorta di ciò che sta accadendo in Baviera, il futuro governo regionale in Assia potrà reggersi su un’alleanza comunque a forte leadership Cdu, questo è molto probabile: il punto di domanda è su Berlino, dove sono attesi i maggiori riverberi di questa partita

Lì, è la vulgata che circola in Germania, non saranno sufficienti le manovre dei conservatori per tamponare pesanti perdite e scongiurare un tracollo.

twitter@FDepalo

assia messori

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