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Il piano Mattei per l’Africa non è solo un libro dei sogni, un condensato di speranze per un futuro migliore per le aree più povere del mondo e per l’indipendenza energetica ed economica, anche dalla Cina, del continente. È qualcosa di reale e concreto. Tanto basta a sostenerne la causa. Fabio Panetta, governatore di Bankitalia, da Washington, nell’ambito del 111° incontro del Development committee della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale a Washington dove l’Italia parla a nome anche di Albania, Grecia, Malta, Portogallo, San Marino e Timor-Est e nella cornice più ampia degli Spring meetings del Fondo monetario, rilancia il ruolo della strategia voluta dal governo per aiutare l’Africa. E fare dei Paesi mediterranei fedeli alleati del continente.

“La nostra costituente sostiene con forza l’impegno della Banca mondiale in Africa. Il piano Mattei per l’Africa dell’Italia mira a promuovere lo sviluppo e a ridurre la povertà attraverso progetti di investimento concreti, insieme a un rinnovato rapporto con i Paesi africani basato sulla cooperazione, su interessi condivisi e benefici reciproci”, ha spiegato Panetta. “Il piano punta ad attrarre investimenti, creare occupazione e rafforzare le catene del valore, con un focus su istruzione, agricoltura, salute, energia e risorse idriche. In questo contesto, l’Italia fornisce cofinanziamenti aggiuntivi a progetti infrastrutturali chiave, come il corridoio di Lobito, e all’iniziativa Mission 300 della WBG e della Banca africana di sviluppo, che mira a garantire energia accessibile a 300 milioni di africani entro il 2030”.

Ma i buoni propositi non bastano, servono soldi, e tanti, se si vuole davvero mettere a terra il tutto. E qui il ruolo di Fmi e Banca Mondiale in veste di grandi prestatori, è fondamentale. Per questo Panetta ha rilanciato il ruolo delle due istituzioni. “Il mondo sta affrontando un preoccupante aumento dei conflitti e delle tensioni geopolitiche acute. Condizioni di sicurezza persistentemente deboli, scontri improvvisi in paesi fragili, colpiti da conflitti e violenze, e battute d’arresto nel commercio internazionale hanno conseguenze ampie e interconnesse, che alla fine minano i nostri sforzi per ridurre ulteriormente la povertà estrema e mettono a rischio decenni di progressi”.

Dunque “in un contesto attuale in cui la governance economica globale basata su regole deve affrontare nuove sfide le istituzioni finanziarie internazionali come il gruppo della Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale sono ancora più importanti. Da 80 anni, promuovono la stabilità economica e finanziaria, la riduzione della povertà e lo sviluppo. Il loro ruolo resta fondamentale nella finanza globale e rappresenta il miglior impiego possibile degli aiuti dei donatori. Meritano, e hanno, il nostro sostegno”. Ma, attenzione a non dormire sugli allori. “Tuttavia l’autocompiacimento è inaccettabile: tutte le istituzioni finanziarie internazionali devono migliorare la propria efficienza e sfruttare al meglio i rispettivi vantaggi comparativi per garantire un impatto concreto e rafforzare la loro capacità di rispondere alle priorità dei Paesi in via di sviluppo”.

Il mondo sostenga il Piano Mattei. Panetta rilancia (via Washington) la strategia per l'Africa

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