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È affidato al capo della diplomazia Mike Pompeo il contatto diretto americano con Riad in questo momento critico: Donald Trump ha annunciato in un tweet che il segretario di Stato, uno dei membri dell’amministrazione a cui la Casa Bianca è più connessa in questo momento, si imbarcherà  per recarsi personalmente in Arabia Saudita e ricevere informazioni su quello che è accaduto a Jamal Khashoggi, giornalista del Washington Post, scomparso il 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato saudita di Istanbul.

L’editorialista è una delle personalità mediatiche più conosciute nel regno, ex confidente di molti re e principi precedenti all’attuale corso del potere, con cui invece era entrato in collisione: la sua scomparsa è un caso globale, che pende sulla testa dei regnanti sauditi, accusati di averlo eliminato.

Trump ha anche detto di aver parlato al telefono per una ventina di minuti con re Salman, il sovrano saudita il cui potere è offuscato dal ruolo del figlio, potentissimo erede al trono (che ha costruito per altro un ottimo rapporto personale con Washington, spinta in più al rinvigorimento trumpiano dell’alleanza). Il presidente americano ha fatto sapere di aver ricevuto dal re rassicurazioni sul suo non-coinvolgimento nella vicenda: “Ha negato con fermezza il suo coinvolgimento e quello dell’erede al trono” e “il diniego non poteva essere più forte”.

Nei giorni scorsi, invece, alcune informazioni spifferate ai giornali dall’intelligence e dal governo turchi (e anche da fonti americane) riferivano che Mohammed bin Salman, l’erede (impegnato in un’operazione riassetto interno e una lotta per il potere), fosse tra i mandanti dell’assassinio del giornalista all’interno della sede consolare. Sempre secondo indiscrezioni arrivate ai giornali, ad ammazzare Khashoggi sarebbe stata una squadraccia dei servizi segreti sauditi, che lo avrebbe prima picchiato a morte e poi si sarebbe disfatta del corpo (il turco Haberturk scrive oggi che forse è stato sciolto nell’acido).

Potrebbero essere stati “rogue killers“, ha detto ai giornalisti il presidente americano (l”hashtag è già tra i trending topics): ladri, assassini, canaglie, oppure il presidente allude alla possibilità che qualcuno abbia ordinato l’azione dall’interno per sabotare il re e l’erede, artefice di un rinnovamento del regno che ha tagliato le teste della vecchia leadership ingrigita?

Sul fronte delle indagini, i sauditi hanno dato alle autorità turche il permesso di perquisire il consolato. Sono passate due settimane dal giorno in cui dovrebbero essere avvenuti i fatti, ed è possibile che – ammesso che l’assassinio sia vero – le prove siano state cancellate e la scena del crimine bonificata, anche se l’edificio in questi giorni è stato sotto stretta osservazione.

Il viaggio di Pompeo è importante, perché dà il senso del valore della situazione: al ritorno il segretario si fermerà in Turchia. Ieri, durante un’intervista alla Cbs, il presidente Trump era sembrato un po’ scettico sulle posizioni saudite, e l’invio del segretario è la conferma che la vicenda Khashoggi va al di là del fatto di cronaca, ma coinvolge i futuri equilibri nei rapporti (stretti) tra Arabia Saudita e Stati Uniti, uno dei punti chiave nelle dinamiche del Golfo e del Medio Oriente.

Trump vuole risposte, perché l’alleanza con i sauditi che ammazzano un giornalista in un loro edificio diplomatico rischia di diventare imbarazzante. Il presidente rassicura che l’episodio non creerà conseguenze sui rapporti, ma è sotto pressione politica da parte del Congresso che chiede chiarezza. “ll mondo ci guarda, dobbiamo andare fino in fondo”, ha raccontato ad alcuni giornalisti della Casa Bianca di aver detto così a Salman.

 

trump pompeo

Pompeo vola a Riad per trovare risposte sul caso Khashoggi

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