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I semi di una potenziale nuova crisi del debito sovrano già c’erano, qualche settimana fa. E anche gli avvertimenti. Non è ancora detta l’ultima, è vero. Il governo deve ancora cominciare a scrivere la manovra d’autunno e il giorno in cui il ministro Giovanni Tria dovrà consegnare a Bruxelles la prima legge di Bilancio gialloverde è ancora lontano.

Però i segnali non sono buoni. Nel pomeriggio Fitch diffonderà il suo giudizio sul rating italiano, che con ogni probabilità verrà rivisto al ribasso. Lo spread viaggia ormai strutturalmente oltre i 150 punti base in più rispetto al dato di maggio, mentre questa mattina il capo del rating research di Merrill Linch si è lanciato in una previsione a dir poco inquietante: entro il 2018 lo spread Btp/Bund potrebbe salire a 400 punti base.

Eppure tutto questo era prevedibile, almeno in parte. Formiche.net ha consultato un report in lingua inglese a firma Credit Suisse, una delle prime banche d’affari globali, in cui già a metà luglio si paventavano seri rischi per l’economia e per il nostro debito, a partire da settembre, cioè domani. Che cosa scrivevano gli analisti? Innanzitutto certificavano già allora la scarsa fiducia dei mercati verso l’esecutivo legastellato, insediatosi allora da poco più di un mese.

“Il sentimento rimane fragile e i mercati continueranno sempre più a monitorare l’azione l’azione del governo”, scriveva Credit Suisse nel report, non a caso intitolato L’Italia torna nello spettro dei radar. “Settembre sarà un mese decisivo per valutare le intenzioni del governo, a nostro avviso, su più livelli. Primo, perché il il governo dovrà tradurre i suoi annunci politici in misure concrete, secondo perché dovrà fornire numeri chiari sui target di bilancio da inserire in manovra e terzo perché la coalizione di governo” Lega-5 Stelle, “potrebbe iniziare a mostrare le prime spaccature”. Di qui una previsione nefasta già sei settimane fa. “Nel nostro scenario, prevediamo un aumento della volatilità a settembre con titoli di Stato italiani meno performanti”.

Uno scenario che sembra in larga parte essersi avverato. Sulle pensioni d’oro, uno dei cardini del contratto per esempio, il governo ha mostrato le prime serie crepe. E ieri il Tesoro ha piazzato 2,2 miliardi di Btp decennali a un tasso del 3,2%, di gran lunga superiori rispetto ai valori precedenti. Questo significa che per vendere i titoli lo Stato ha dovuto garantire al compratore un rendimento più allettante per convincerlo a comprarlo. E così è stato.

Non è tutto. Nel report ci sono altri passaggi importanti, che ben delineavano già allora una situazione di grande difficoltà sul fronte del debito. Per esempio, il fatto che il Movimento Cinque Stelle insista ancora oggi per un deficit oltre il 2%, al fine di assicurarsi il finanziamento del reddito di cittadinanza. Gli esperti di Credit Suisse hanno scritto: “Un deficit nell’alto 2% aumenterebbe il premio per il rischio del debito (lo spread, ndr) e, certamente, metterebbe anche l’Italia nell’ambito della procedura europea per i disavanzi eccessivi del patto di stabilità”.

Ancora, le banche. Proprio ieri, il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi ha lanciato un duro monito sui rischi per le banche italiane derivanti da un’eccessiva impennata dello spread. Gli istituti italiani hanno molti titoli pubblici in pancia e per questo sono molto esposti a una crisi del debito. Inoltre, come spiegato ieri da Rossi, in caso di fuga di titoli pubblici verso un Paese, non spetterebbe a quello stesso Paese aiutare la banca italiana, che di fatto rimarrebbe sola a gestire la crisi.

Anche in questo caso le parole di Credit Suisse hanno un che di profetico. “Un ulteriore allargamento degli spread, per esempio innescato da uno scontro con l’Ue sulla manovra (anche questa circostanza molto verosimile, ndr) potrebbe invertire la tendenza positiva fin qui raggiunta dal settore bancario”. Per gli analisti era chiaro insomma come “i più alti tassi di interesse in tale scenario indebolirebbero la qualità percepita del credito e di conseguenza ne minerebbero i bilanci delle banche italiane, sia sul fronte dei loro portafogli prestiti. Per questo quello che succederà a settembre sarà fondamentale per le banche italiane”.

Un’ultima considerazione riguarda il deficit. In un passaggio del report viene precisato come il ministro dell’Economia Tria abbia garantito che l’Italia non peggiorerà il suo deficit. Potrebbe sembrare una buona notizia ma forse non lo è. Perché, scrive Credit Suisse, “il patto di stabilità siglato dall’Italia prevede una riduzione strutturale del deficit dello 0,6% nel 2019”.

 

Ecco che cosa scriveva (a luglio) Credit Suisse. Quei moniti (ignorati?) sulla crisi

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