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Helsinki non è stato sufficiente. L’incontro fra Putin e Trump non ha prodotto quella normalizzazione di rapporti che i due leader speravano. Troppo grandi sono le accuse contro il Cremlino da parte dell’Amministrazione Usa e della comunità internazionale (con la simpatica eccezione del governo italiano, simpatizzante del nuovo zar). Il Dipartimento di stato americano ha annunciato sanzioni a Mosca per il caso Skripal, l’ex spia russa Sergei Skripal avvelenata insieme a sua figlia Julia con sostanze chimiche nel marzo scorso nel Regno Unito.

L’accusa rivolta al Cremlino è di aver infranto le regole internazionali con l’uso di un agente nervino nel tentativo di assassinare i due che oggi sono cittadini inglesi. Sergei e Julia Skripal furono ritrovati su di una panchina privi di conoscenza e dopo aver rischiato la morte si sono ripresi grazie a intense cure durante mesi di ricovero in ospedale. Le sanzioni arrivano dopo che il presidente americano Donald Trump si era schierato con Londra e gli altri alleati (con la solita eccezione di Roma) nel condannare Mosca per l’attentato, ma finora nessuna misura era stata presa da Washington.

Le sanzioni annunciate dal Dipartimento di stato entreranno in vigore fra 15 giorni e sono quelle previste dalla legge del 1991 contro l’uso armi chimiche e biologiche: la stessa utilizzata a marzo per colpire la Corea del Nord accusata di aver usato sostanze chimiche proibite per uccidere il fratellastro di Kim Jong Un. Entreranno in vigore in due tranche.

La prima scatterà immediatamente e colpirà alcune esportazioni e alcuni finanziamenti, ma l’impatto sarà limitato visto che tali misure si sovrappongono con sanzioni già in vigore contro Mosca, come quelle sulla vendita di armi alla Russia. Molto più grande sarà l’impatto della seconda ondata di sanzioni, fra tre mesi, che prevede il divieto di esportare in Russia beni considerati sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale, come apparecchiature e componenti elettronici o attrezzature per l’aeronautica. Il tutto – spiegano al Dipartimento di stato – potrebbe portare a un taglio da centinaia di milioni di dollari delle future esportazioni Usa in Russia. Anche se la seconda tranche della stretta – come prevede la legge – scatterà solo se la Russia non fornirà “assicurazioni credibili” sulla sua volontà di non usare più in futuro armi chimiche e consentirà ispezioni in loco per le necessarie verifiche da parte delle Nazioni Unite. Tutte condizioni che difficilmente saranno accettate dal Cremlino.

Il secondo round di sanzioni, infine, potrebbe comprendere anche un downgrade delle relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca, il ritiro alla compagnia aerea statale russa Aeroflot dell’autorizzazione a volare negli Usa e il taglio di quasi tutte le relazioni commerciali. Uno scenario che complica e non poco l’organizzazione di un secondo vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, fortemente voluto dai due leader. Un colpo anche alle premurose ambizioni del governo italiano che cerca di proporsi come ponte proprio fra Stati Uniti e Russia.

Il leader della Lega, nonché vicepremier e ministro dell’interno, Matteo Salvini, fa del superamento delle sanzioni alla Russia un pilastro della sua politica. La sua vicinanza con il Cremlino non è certo un gossip. Lo stesso Salvini ha firmato una intesa con il partito di Putin, Russia Unita, che prevede una ampia collaborazione che in effetti non sta mancando. Il gran capo della Lega, incurante della nuova stretta decisa a Washington, ha voluto ribadire il suo convincimento in una intervista alla tv del Qatar, Al Jazeera. Ha sottolineato infatti la sua contrarietà alle sanzioni imposte dall’Ue contro la Russia. Salvini ha voluto spiegare che “i problemi non si risolvono con guerre e sanzioni” e che “il dialogo con Ue, Russia e Usa è fondamentale e Mosca svolge un ruolo importante nella guerra contro il terrorismo”.

Il vicepremier ha aggiunto che “non è nell’interesse di nessuno isolare la Russia o rappresentare Putin come nemico del mondo”. Alla domanda sul perché l’Italia non è ricorsa al veto per bloccare le sanzioni, Salvini ha spiegato che “ci sono tanti dossier sul tavolo dell’Ue”. “Tendiamo ad arrivare a scelte condivise ma se saremmo costretti, proveremo altri strumenti”, ha infine affermato evocando, una volta ancora, l’ipotesi di rompere il patto con Europa e Stati Uniti a favore della Russia. Già in una precedente intervista al Washington Post il leader leghista aveva dichiarato la legittimità della invasione putiniana della Crimea finendo per essere smentito dal ministro degli Esteri del suo stesso governo. Ora la smentita sulle sanzioni agli abusi del Cremlino arriva anche dall’Amministrazione Trump. Basterà?

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