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La crisi in Nicaragua peggiora. La Commissione Interamericana di Diritti Umani, guidata da Antonia Urrejola, ha dichiarato oggi che il fatto che le proteste in piazza sono diminuite non è indicativo di una risoluzione del conflitto nel Paese centroamericano. L’organizzazione ha smentito il discorso di Rosario Murillo, vicepresidente (e moglie del presidente Daniel Ortega), che descrive uno stato di assoluta normalità.

“La crisi in Nicaragua è gravissima – sostiene la commissione -. Le condizioni dei diritti umani peggiorano. I morti sono 317, una cifra preoccupante”. Per il governo di Managua sono invece 197, tutte vittime del “terrorismo golpista che minaccia la stabilità istituzionale”; non dalla repressione delle forze dell’ordine contro i manifestanti. In un’intervista al quotidiano La Prensa, Urrejola ha spiegato che la violenza in Nicaragua si evidenza anche in licenziamenti arbitrari contro impiegati pubblici e sfollamenti forzati.

Intanto, sul sito Sputnik (la versione in spagnolo) si legge la posizione di Mosca. Il ministero degli Affari esteri russo ha avvertito di “tentativi distruttivi di intervenire nella situazione che vive il Nicaragua”. Un comunicato del ministero considera che “quello che vive il Paese centroamericano è un affare puramente interno […] L’attuale governo e il popolo del Nicaragua sono capaci di cercare soluzioni pacifiche alle difficoltà […] Respingiamo i tentativi esterni […] La stabilità politica interna del Nicaragua e il cammino verso lo sviluppo sociale e la prosperità sono cruciali per risolvere i problemi”. Secondo Sputnik, il cardinale Leopoldo Brenes, rappresentante della Chiesa cattolica, sta svolgendo il ruolo di mediatore tra il governo e i manifestanti.

L’interesse di Mosca per il Nicaragua non è casuale. Con i regimi di Cuba e Venezuela in stato terminale, l’ex territorio sandinista resta l’unica alternativa promettente per Vladimir Putin, anche se non del tutto salutare. Juan David Escobar Valencia, analista e professore dell’Università Eafit, crede che il Nicaragua può diventare la nuova Cuba per la Russia. “Perché non cadono le dittature comuniste di America latina (Cuba, Venezuela e Nicaragua) – scrive Escobar Valencia sul sito El Colombiano -. Un’unica risposta non esiste perché ci sono circostanze particolari, ma in tutte c’è un fattore comune. Anche se diversa in ogni caso, è sempre presente l’ingerenza russa in questi regimi”.

Un anno fa, l’ambasciatore russo a Managua, Andrei Budaev, ha detto che “il Nicaragua è il principale socio e alleato della Russia nella regione centroamericana […] Una vera amicizia, che si manifesta in molti modi”.

Sergey Sukhankin, esperto del Centro Internazionale di Studi Politici di Kiev, ricorda che la cooperazione militare è al primo posto nei rapporti tra il Nicaragua e la Russia. Negli ultimi due anni la Russia ha consegnato al Nicaragua carri armati T-72 e T-72B, missili classe Molnia e caccia leggeri Yakovlev Yak-130, elicotteri Mil Mi-17 e cannoni automatici antiaerei ZU-23-2. La Russia ha il 90% delle importazioni di armi e munizioni per l’esercito nicaraguense.

La presenza russa in Nicaragua è in aumento: nel 2013 è aperto il Centro di “Georgy Zhukov”. Dal 2016 circa 400 militari sono impegnati in esercizi militari congiunti e addestramento in operazioni umanitarie e militari e anti-droghe. La Fondazione Mondiale Russa e l’agenzia russa Rossotrudnichestvo hanno aperto un “Centro russo” nell’Università Nazionale Autonoma del Nicaragua. Nel 2017 è stata inaugurata una stazione di monitoraggio del Sistema Globale di Navigazione per Satellite della Russia (Glonass). Formalmente è per azioni civili, ma si rende disponibili anche per intelligence elettronica e cyber-operazioni.

Per ultimo c’è un grande interesse di Mosca di costruire il Canale di Nicaragua, potenziale concorrente del Canale di Panama. Il progetto conta sulla partnership di Nicaragua, Russia e Cina. A Mosca è stata assegnata la responsabilità per la sicurezza, sia nella fase di costruzione sia nella fase operativa.

Nicaragua, sommersa in una grave crisi interna, sta diventando la “Cuba russa del XXI secolo”.

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