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Per i 150 anni dalla morte di Rossini, Pesaro e dintorni fanno le cose in grande. Il Rossini Opera Festival 2018 (11-23 agosto) verrà presentato il 18 luglio alla sede centrale della Siae a Roma, dove verranno anche date anticipazioni sulle opere e i concerti che si stanno programmando per l’agosto 2019. Il Rossini Opera è un festival che rende: una analisi dell’Università Carlo Bo di Urbino ha concluso che per ciascun euro di contributo pubblico il festival ne produce sei in termini di incremento del fatturato da parte degli esercizi pubblici, degli hotel e dei negozi dell’area. Un’altra indagine, sempre dell’Università di Urbino ha studiato e sondato il pubblico. Alla luce dei risultati dello studio, lo spettatore tipo del Rossini festival è di età intorno ai sessant’anni, benestante, di istruzione elevata (il 73,9% degli italiani e l’80% degli stranieri ha una laurea o un titolo di studio superiore), fortemente fidelizzato (l’83,7% è un pubblico abituale), soggiorna in zona sei notti, visita musei e mostre e ama lo shopping. Durante l’anno va più spesso all’opera che al cinema.

A questo pubblico, quest’anno vengono offerte mostre rossiniane in tre città. Pesaro ospita a Palazzo Mosca – Musei Civici la mostra “Pesaro racconta Rossini”, esposizione esperienziale e multimediale, con percorso narrativo a cura di Emanuele Aldrovandi, che vuole far rivivere la complessa vicenda biografica del compositore e far apprezzare al meglio le sue intramontabili opere. Viene inoltre riesposta integralmente la prestigiosa collezione Hercolani-Rossini, composta da 38 dipinti e un marmo, pervenuti a Gioachino in punto di morte per ripagare un suo prestito ai nobili bolognesi Hercolani. Infine, il Conservatorio G. Rossini, in collaborazione con l’Ente Olivieri e la Fondazione G. Rossini, cura una ricca sezione documentaria che ripercorre la propria storia a partire dalla nascita, nel 1882, per volontà del maestro.

A Urbino, nella sede di Palazzo Ducale, Sale del Castellare, si prosegue con la mostra a cura di Vittorio Sgarbi, “Gesamkunstwerk: Pelagio Palagi e Gioachino Rossini”, dedicata alle opere del noto e apprezzato pittore bolognese Pelagio Palagi; disegni, dipinti e ritratti (in gran parte inediti), provenienti dalle Collezioni della Fondazione Carisbo, dalla Fondazione Cavallini Sgarbi e da gallerie e raccolte private, documentano il “secolo” rossiniano tra neoclassicismo e romanticismo.

Nella vicina Fano, al Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti, la mostra “Rossini, il teatro, la musica” prende spunto dall’esibizione fanese del piccolo Gioachino per conoscere l’innovativo teatro barocco di Giacomo Torelli e per raccontare la tematica della scrittura musicale di colui che diventerà un genio assoluto in questo campo. L’esposizione di autografi a cura della Fondazione G. Rossini e la guida all’ascolto della musica, con proiezione di video in grande scala, consentono ai visitatori di entrare in contatto con l’opera e comprenderne le partiture.

È uscito da poche settimane un interessante romanzo sulla vita del compositore: L’ultimo spartito  di Rossini (pp 382, euro 18,50, Piemme Editore). Ne è autrice Simona Baldelli nata a Pesaro ormai romana d’adozione e, oltre che romanziera, drammaturga. Ci dice: “Scrivere un romanzo ispirato alla biografia di Gioacchino Rossini, nell’anno del 150esimo dalla sua morte, significa complicarsi meravigliosamente la vita”. Il libro tratta soprattutto delle ragioni che portarono il compositore sostanzialmente al silenzio a trentasette anni, dopo il trionfo di Guillaume Tell. È un volume che si divora come se fosse un libro giallo.

Rossiniana. Un festival, tre mostre e un romanzo

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