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L’esercito israeliano ha comunicato ufficialmente di aver abbattuto un caccia siriano Sukhoi questa mattina. I radar sul Golan hanno tracciato i movimenti di diversi aerei dell’aviazione di Damasco che si avvicinavano alla linea di confine, poi uno l’ha superata per due chilometri. Diverse richieste di rientro sono state avanzate dalle torri di controllo, in diverse lingue, fa sapere il comunicato stampa dell’Idf (Israeli Defence Force), ma senza ricevere risposte: a quel punto le batterie missilistiche americane Patriot, in dotazione all’anti-aerea israeliana, hanno aperto il fuoco. Due missili lanciati, uno ha centrato il bersaglio.

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Il caccia di fabbricazione russa era decollato dalla base T-4, che si trova vicino alla città storica di Palmira, dove Israele aveva lanciato attacchi mesi fa contro postazioni che l’intelligence di Tel Aviv aveva individuato come controllate dall’Iran e usate da Teheran per piazzare armi da utilizzare contro lo stato ebraico, e per passarne altre alle milizie sciite che la Repubblica islamica ha spostato in Siria a puntellare il regime di Damasco (armi che secondo le intelligence israeliane, una volta finita la crisi siriana sarebbero state dirette verso Israele).

Prima di oggi, già nel 2014 un Patriot israeliano aveva abbattuto un jet siriano più o meno sulla stessa zona: anche in quel caso, l’aereo aveva sconfinato sul Golan durante i combattimenti tra i governativi e i ribelli e non era rientrato dopo i richiami. In questi ultimi giorni la situazione nell’area che le forze assadiste stanno strappando alle opposizioni armate è piuttosto tesa e delicata. Ieri gli israeliani, per la prima volta, hanno usato il sistema di intercettazione missilistica “Fionda di David” per fermare almeno un missile che proveniva dalla Siria con una traiettoria che avrebbe potenzialmente potuto raggiungere Israele. Poche ore prima, una base siriana ad Hama era stata colpita da un attacco aereo, presumibilmente israeliano, mentre un F-35 della Iaf (Israeli Air Force) era stato fatto volare con il trasponder accesso per renderlo identificabile mentre tagliava il confine libanese; un messaggio.

Due giorni fa, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il capo di stato maggiore della Difesa, Valery Gerasimov, erano a Gerusalemme: il centro della discussione è stata la re-imposizione della linea di separazione che dal 1974 divide le alture contese del Golan. Non a caso nella nota odierna in cui Idf comunicava l’abbattimento del jet siriano, veniva sottolineato che Israele “è in allerta e continuerà ad operare contro la violazione della 1974 separazione delle forze di accordo”.

Ieri il giornalista israeliano Barak Ravid, che è sempre molto informato sulle questioni di sicurezza del paese, ha scritto (su Axios, con cui collabora) che dopo l’incontro dei due russi con il premier Benjamin Netanyahu (e con il ministro della Difesa Avigdor Lieberman e il capo dello stato maggiore generale dell’Idf, Gadi Aizenkot), è stato proposto da Mosca di risolvere la situazione forzando gli iraniani – e le loro forze proxy – a 100 chilometri di distanza dal Golan; intanto come allontanamento preliminare. Il coinvolgimento dei russi arriva per diretta richiesta israeliana dopo che per mesi si sono tenuti contatti in questo senso (dieci giorni fa, per esempio, Netanyahu era in Russia) includendo nel formato anche gli americani – i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin avrebbero discusso anche di questo accordo pragmatico durante il summit di Helsinki.

Netanyahu ha fornito a Lavrov una lista di restrizioni da imporre agli iraniani, tra cui il ritiro di armamenti sofisticati e missili dalla Siria e lo stop dei trasferimenti di armi agli Hezbollah: e non solo nell’arco di cento chilometri. Inoltre ha ricordato che Israele intende mantenere la libertà di azione contro le mosse iraniane in tutta la Siria e vedrà Bashar el Assad responsabile di qualsiasi aggressione iraniana contro Israele dal territorio siriano “perché Assad è colui che ospita gli iraniani” ha detto un funzionario a Ravid.

Israele cerca di sfruttare la sponda russa perché sa che Mosca ha influenza sulla situazione siriana e potrebbe convincere Teheran a cedere – quanto gli ayatollah saranno disposti ad accettare è piuttosto difficile da prevedere. Nel frattempo, Gerusalemme ottiene dagli americani bordate politico-diplomatiche secondo una strategia della “massima pressione” contro Teheran.

Tre giorni fa, Israele ha aperto i confini per far entrare dalla Siria 420 persone tra Caschi Bianchi siriani e famiglie. L’operazione è una di queste coordinate a cui hanno partecipato giordani e americani, con la supervisione dei russi (che controllano la Siria dal cielo e a terra), ed è servita per mettere al riparo dalle attività militari gli uomini della protezione civile siriana che per mesi i siti di disonformazione filo-russa e complottista hanno diffamato accusandoli di essere membri di al Qaeda (ma si sa che la Russia non crede nei fatti alla disinformazione che diffonde attraverso i troll, che è piuttosto un’operazione di guerra informativa a cui abboccano i creduloni, ndr). Una volta al sicuro in Israele, avranno accoglienza in Germania, Canada e Gran Bretagna.

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