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Difesa europea avanti tutta. La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento per il Fondo europeo per la difesa (Edf) con 13 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Come previsto, potranno accedere ai finanziamenti i consorzi formati da almeno tre aziende situate in tre Stati differenti, mentre regole piuttosto restrittive sono previste per la partecipazione di società controllate da soggetti esterni all’Unione europea. Tanto le risorse quanto le regole potranno essere modificate durante l’iter legislativo, un periodo nel quale l’Italia del nuovo governo-giallo verde sarà chiamata a difendere i propri interessi. Per ora, il completo silenzio sul progetto continentale non sembra essere un buon segno.

IL FONDO EUROPEO PER LA DIFESA

Seguendo la pubblicazione della proposta per il Quadro finanziario pluriennale (Mff) 2021-2027, la Commissione è in questi giorni al lavoro sulle proposte specifiche per ogni settore. È di oggi quella relativa al Fondo europeo per la difesa (Edf) che sarà dotato, nell’intenzione dell’organo esecutivo dell’Ue, di 13 miliardi di euro, di cui 8,9 per lo sviluppo di capacità, e 4,1 per la ricerca. Il regolamento proposto dalla Commissione segue le tracce dei due test già avviati sul tema: l’Azione preparatoria per la ricerca nel campo della difesa (Padr) e il Programma europeo di sviluppo dell’industria della difesa (l’Edidp). La prima iniziativa, già avviata, è dotata di 90 milioni per tre anni (2017-2019), 35 dei quali sono stati aggiudicati dal progetto Ocean 2020 (il maggiore), guidato dall’italiana Leonardo. L’Edidp è invece un passo indietro, in attesa del voto del Parlamento, previsto entro l’estate, su un regolamento che dovrebbe dotare il Programma di 500 milioni per il biennio 2019-2020 di 500 milioni. Nonostante l’Edidp non sia ancora stato approvato, i risultati raggiunti dalla negoziazione interistituzionale sono confluiti nella proposta di regolamento per la fase 2021-2027 del Fondo. Le regole previste nella nuova proposta della Commissione sono infatti le stesse su cui si sono confrontati Stati membri e istituzioni dell’Ue, in un processo che è partito a giugno dello scorso anno.

LE AZIONI CHE POSSONO ESSERE FINANZIATE

Con il nuovo Fondo, potranno essere finanziate la azioni che corrispondono alle priorità concordate dagli Stati membri nel quadro della Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc), e solo i progetti collaborativi che che coinvolgono almeno tre partecipanti provenienti da tra Paesi membri. Una simile composizione dei consorzi, per cui l’Italia ha particolarmente spinto, permette di evitare l’eventualità che due Paesi (leggasi Francia e Germania, già dimostratesi volenterose di guidare il processo) possano creare un asse dominante. Inoltre, si specifica che almeno tre entità stabilite in almeno due Paesi membri non possano essere controllare dalla stessa entità.

Per la parte relativa alle capacità, le risorse del Fondo saranno impiegate nella formula del co-finanziamento, elemento che richiede lo sforzo dei singoli Stati in termini di investimenti. Inoltre, si prevede che tale co-finanziamento si possa concretizzare solo sulla base dell’impegno degli Stati ad acquistare il prodotto finale, e che non possa mai eccedere il 30%. Al 20% di base di copertura dei costi del programma da parte del Fondo, si aggiungerebbe un ulteriore 10% (non automatico) per i progetti che rientrano anche nella Cooperazione strutturate permanente (Pesco), mentre dei bonus percentuali sono previsti anche per la partecipazione transfrontaliera di piccole e medie imprese (pmi) e mid-cap. Poi, la proposta di regolamento specifica che il 5% dei finanziamenti dell’intero Fondo, sarebbero destinati alla tecnologia di rottura e ai materiali innovativi “che consentono all’Ue di rafforzare la propria leadership tecnologica a lungo termine”.

LA QUESTIONE DEI SOGGETTI AMMISSIBILI

Un punto particolarmente discusso già nell’Edidp riguarda le aziende che possono accedere ai finanziamenti. La prima versione della Commissione prevedeva che i soggetti ammissibili fossero le sole aziende con controllo effettivo all’interno degli Stati membri, ma questo avrebbe escluso importanti realtà industriali del continente solo per il fatto di essere di proprietà esterna all’Ue (cosa ormai abbastanza diffusa).

Su questo punto l’Italia ha cercato di far sentire la sua voce, ottenendo una revisione nelle versioni successive dell’Edidp. Il risultato, poi confluito dunque nella proposta per il Fondo 2021-2027, è una versione piuttosto restrittiva: sono ammesse anche aziende stabilite nell’Unione ma controllate da un Paese terzo o da entità di un Paese terzo “se necessario per il raggiungimento degli obiettivi dell’azione” e “provato che la loro partecipazione non metta a rischio gli interessi dell’Ue e dei suoi Stati membri”. Così, la call for proposal richiederà a tali aziende di fornire informazioni per verificare: che il controllo non sarà esercitato in modo da restringere “in alcun modo la capacità di operare e completare l’azione”; che l’acceso di Paesi o entità esterne all’Ue a informazioni sensibili (classificate o meno) sarà evitato, e che le persone coinvolte nell’azione avranno la “national security clearance” da parte di un Paese membro o associato; infine, che i risultati dell’azione non saranno soggetti a controlli o restrizioni da entità o Stati terzi”. Inoltre, tali aziende potranno fare richiesta di accedere ai finanziamenti solo con l’accordo dello Stato membro in cui sono stabilite.

LA MOBILITÀ MILITARE

Ad ogni modo, ai 13 miliardi del Fondo europeo per la difesa – che permetteranno all’Ue di attestarsi tra i quattro principali investitori europei nella ricerca e tecnologia nel campo – si aggiungono i 6,5 miliardi per la mobilità militare, destinati allo strumento denominato “Connecting Europe facility” che sarà utilizzato per migliorare le infrastrutture strategiche dei trasporti, al fine di renderle più idonee agli aspetti di difesa. Si tratta del “meccanismo per collegare l’Europa” dal punto di vista militare, un campo su cui, tra l’altro, lo sforzo dell’Ue si avvicina molto a quanto dibattuto in ambito Nato, come confermato da uno degli ultimi Consigli dell’Ue di materia di difesa.

IL FONDO PER LA PACE E IL PACCHETTO DIFESA

Off-budget c’è poi la “European Peace facility”, che potrebbe valere 10,5 miliardi di euro, e che è progettata per finanziare le missioni della Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) in Paesi esterni all’Unione. Tale facility “migliorerà il finanziamento di operazioni militari dell’Unione europea e il sostegno alle azioni intraprese dai nostri partner”, ha spiegato l’Alto rappresentante Federica Mogherini. Lo strumento è infatti pensato per consentire all’Ue di impegnarsi in azioni di più ampia portata, sostenendo le Forze armate degli Stati non membri con infrastrutture, materiali, forniture e assistenza tecnico-militare. Inoltre, è bene ricordare che il Fondo predisposto dalla Commissione è solo un tassello del “Pacchetto difesa” ideato dalla Mogherini. Agli stanziamenti finanziari di Bruxelles si aggiungono infatti le iniziative di natura politico-strategica (la Strategia globale, i documenti approvati per la sua implementazione e la Pesco) e la collaborazione con la Nato, un altro elemento a cui anche il nostro Paese tiene particolarmente. Proprio sulla cooperazione tra le due organizzazioni si è infatti esposto il premier Giuseppe Conte nel recente incontro con il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg. “Il rafforzamento della dimensione europea sulla sicurezza che consideriamo una priorità perderebbe di senso ed efficacia al di fuori di un quadro di piena sinergia e complementarietà con le forze di cui è dotata la forza atlantica”, ha detto il presidente del Consiglio.

LE PROSSIME TAPPE

Ora, il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 proposto dalla Commissione dovrà essere approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Ue, previo consenso del Parlamento, da esprimere a maggioranza assoluta. Seguiranno invece l’ordinario iter legislativo le proposte di budget specifiche per settore, compresa la proposta relativa all’Edf. Il tutto, spera il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, dovrebbe chiudersi entro le prossime elezioni del Parlamento europeo nel 2020.

maduro

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