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Lasciamo da parte gli aspetti penali, che saranno giudicati nelle sedi opportune. La magistratura inquirente fa il suo lavoro (a Roma negli ultimi anni con grande impegno e professionalità), gli imputati avanzano le loro argomentazioni a difesa e poi un giudice stabilisce se c’è un colpevole oppure no.

Così andrà anche per questa nuova inchiesta sul nuovo stadio della Roma Calcio, che ha squassato la capitale nelle prime ore di oggi con l’arresto di uno dei più importanti imprenditori del settore immobiliare (Luca Parnasi), del presidente dell’Acea (la più rilevante società controllata dal comune di Roma) e l’incriminazione di vari esponenti politici di Forza Italia, Partito democratico e M5S.

Chiarito quindi che sarà l’eventuale processo a stabilire se sono stati commessi dei reati, restano però imponenti conseguenze che invece sono immediatamente visibili, di cui occorre tenere conto e su cui occorre ragionare. La prima è che per l’ennesima volta il mondo delle costruzioni e degli appalti pubblici nella capitale finisce al centro di una bufera giudiziaria, quasi a perpetuare un’antica (e sbagliata) tradizione di contiguità tra uffici amministrativi, professionisti di vario genere e imprenditori del settore.

È come se Roma non riuscisse a liberarsi dai suoi demoni, che ne attanagliano l’intera classe dirigente. In secondo luogo questa storia mette in enorme difficoltà il sindaco Raggi e la sua giunta, poiché il progetto dello stadio è il fiore all’occhiello di questa amministrazione nata contro tutto e tutti al grido “onestà, onestà”.

Il sindaco non ha certo un bilancio dei suoi primi due anni di attività particolarmente lusinghiero né può vantare una condizione della metropoli esaltante. Da oggi è anche più difficile per la Raggi cavalcare l’assoluta diversità rispetto agli altri soggetti politici, che invece in questa inchiesta paiono tutti, M5S compreso, più o meno perfettamente sovrapponibili o intercambiabili.

Dovrà quindi spiegarsi il sindaco Raggi, a maggior ragione dopo la formazione del governo, perché ormai il movimento è “dentro” lo Stato in modo massiccio e quindi vede aumentare le responsabilità in misura esponenziale.

Infine c’è lo stadio, che pure dovrebbe essere il tema più importante. Invece finisce nei titoli di coda, per il semplice fatto che adesso tutto viene rinviato sine die, non fosse altro perché i terreni sono di proprietà dei soggetti inquisiti.

Una conclusione amara, non c’è dubbio. La lotta alla corruzione è una priorità nazionale e tale deve essere. Però anche avere nuovi stadi di livello internazionale serve all’Italia ed a Roma in particolare. Vietato rassegnarsi.

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