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Scaduto a mezzanotte l’ultimatum formulato dagli Emirati Arabi Uniti agli Houthi, stamattina le forze degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita hanno attaccato lo strategico porto sul Mar Rosso di Hodeida, in mano ai ribelli dal 2014. Lo annuncia l’emittente saudita Al-Arabiya, che ha riferito che la “liberazione” di Hodeida è cominciata con un assalto in grande stile via terra e via mare e con appoggio aereo.

Fonti militari locali avevano rivelato lunedì che centinaia di combattenti yemeniti e tank e attrezzature militari forniti dagli Emirati erano arrivati nella località di Durayhmi, a dieci km a sud di Hodeida, in supporto delle truppe emiratine e sudanesi già sul posto. Lo stesso giorno, il ministro degli esteri degli Emirati Anwar Gargash aveva lanciato l’ultimatum. “Abbiamo dato all’inviato speciale Onu Martin Griffiths 48 ore per convincere gli Houthi a ritirarsi dal porto e dalla città di Hodeida”, aveva dichiarato il ministro al quotidiano francese Le Figaro. “Stiamo attendendo la sua risposta. Queste 48 ore scadono a cavallo tra la notte di martedì e mercoledì”.

Lo stesso giorno il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, allarmato per le notizie che parlavano di combattimenti scoppiati venerdì non lontano da Hodeida, si era riunito a porte chiuse, su richiesta britannica, per cercare una via d’uscita. Secondo il Palazzo di Vetro, la battaglia per Hodeida, dove vivono circa 600 mila persone, rischia di provocare una carneficina. Si tratta infatti della prima volta in cui le forze rivali si affronteranno in combattimenti urbani, dalla durata potenzialmente indefinita e dalle conseguenze devastanti.

Sempre lunedì, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres aveva fatto sapere che Griffiths era impegnato in una delicata operazione di shuttle diplomacy che lo ha portato a fare spola tra la capitale dello Yemen Sana’a, in mano agli Houthi, e l’Arabia Saudita e gli Emirati. Griffiths ha fatto tutto quanto in suo potere per tentare una mediazione, ma senza esito.

Le Nazioni Unite hanno stimato che, in caso di ostilità, “almeno 250 mila persone possono perdere tutto, persino le proprie vite”. La conseguenza peggiore, però, sarebbe il blocco totale del trasferimento degli aiuti umanitari per la popolazione yemenita che vive sotto il giogo degli Houthi, aiuti che passano interamente per il porto di Hodeida. Di qui il rischio di una vera e propria catastrofe umanitaria, ha ammonito il capo delle operazioni umanitarie dell’Onu Mark Lowcock.

Dal porto di Hodeida però, a detta delle forze alleate, non passano solo cibo e medicine, ma anche le armi e i missili che arrivano dall’Iran. “Grazie al fatto che controllano il porto di Hodeida”, ha dichiarato ancora il ministro emiratino Gargash, gli Houthi “stanno ricevendo finanziamenti, che permettono loro di ottenere armi, come i missili che sono poi lanciati sull’Arabia Saudita”. Per gli alleati, inoltre, espugnare Hodeida rappresenterebbe un significativo passo in avanti in una guerra che finora è stata avida di risultati e foriera di critiche e condanne internazionali.

Il governo in esilio dello Yemen, guidato dal presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, ha rilasciato oggi una dichiarazione in cui si dice che la “liberazione di Hodeida rappresenta una svolta nella nostra lotta per riconquistare lo Yemen dalle milizie che l’hanno dirottato per servire un’agenda straniera. (…) La liberazione del porto”, prosegue Hadi, “è l’inizio della caduta della milizia Houthi e renderà sicuro il commercio marittimo nello stretto di Bab-al-Mandab e taglierà le mani all’Iran, che per lungo tempo ha inondato lo Yemen di armi che hanno fatto scorrere prezioso sangue yemenita”.

Il ministro della cooperazione internazionale degli Emirati, Reem al-Hashimy, ha dichiarato che, in caso di vittoria della coalizione alleata, il flusso di aiuti umanitari riprenderà immediatamente e sarà anzi potenziato, a beneficio dei milioni di yemeniti che rischiano la morte per fame e malattia. “Se ci sarà una transizione a una legittima presenza a Hodeida”, ha detto il ministro, “questo allevierà le sofferenze del popolo yemenita e faciliterà il flusso di beni e aiuti nello Yemen”.

Nonostante le promesse emiratine e saudite, la comunità internazionale è molto preoccupata per la battaglia che ha cominciato a infuriare stamattina. Negli Stati Uniti, che formalmente appoggiano gli Emirati e l’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, un gruppo di senatori ha scritto una lettera al Segretario di Stato Mike Pompeo e al Ministro della Difesa James Mattis, esortandoli a spingere per una soluzione negoziale del conflitto ed esortare le parti a evitare passi che possano impedire l’accesso della popolazione yemenita agli aiuti umanitari. Pompeo ha rilasciato dichiarazioni analoghe, astenendosi però dal chiedere a Emirati e Arabia Saudita di non attaccare Hodeida.

Si è mobilitato anche il presidente francese Emmanuel Macron, che, in una nota presidenziale, ha “invitato i belligeranti alla moderazione e a proteggere i civili”. Il capo dell’Eliseo ne ha parlato con il principe di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed, ha riferito il suo ufficio. La Francia sta inoltre cercando di organizzare insieme all’Arabia Saudita. una conferenza umanitaria sullo Yemen, in programma il 27 giugno. Un’iniziativa che le odierne ostilità rischiano di far saltare.

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