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L’Italia è un Paese strano. Dove tutti hanno uno smartphone come compagno di vita quotidiana ma, e qui è il paradosso, i social network faticano a conquistare il grande pubblico. Può sembrare assurdo, ma è così. Lo rivela una ricerca dell’I-com, l’Istituto per la competitività, presentata questa mattina a Roma, nella cornice del Tempio di Adriano, in occasione del convegno annuale dell’Aiip, l’Associazione degli internet provider, presieduta da Giuliano Peritore, quest’anno interamente dedicato allo sviluppo della tecnologia del 5G, l’internet ultra veloce di quinta generazione.

Evento che ha visto la partecipazione di personalità legate a doppio filo al mondo delle telecomunicazioni, dal commissario Agcom, Antonio Nicita, a Francesco Nonno, direttore regolamentazione di Open Fiber, passando per Guido Ponte, chief economist di Tim.

Il fatto è che l’Italia in Europa è ultima nella percentuale di utenti attivi nei social network, Facebook in primis. Solo il 43% degli italiani insomma, utilizza uno dei social media in circolazione, percentuale a pari a quella della Francia e di gran lunga inferiore alla media europea (54%). Sono lontane anni luce le percentuali di Danimarca e Regno Unito (75% degli utenti) e persino Malta, dove il 70% della popolazione usa un social.

Anche sull’e-commerce si soffre parecchio, visto che la quota di utenti che ricorre alla compravendita online è ferma al 32%, contro una media Ue del 57%. Di contro, chi in Italia utilizza un social, ci passa più tempo degli altri concittadini europei. Ma perché questa contraddizione industriale? La risposta hanno provato a darla i relatori intervenuti nel corso della tavola rotonda organizzata in seno al medesimo evento.

“C’è un problema di domanda a fronte di un grande impegno delle imprese, come Tim, nello sviluppo delle infrastrutture internet. Ci sono stati molti obiettivi di domanda che ad oggi non sono stati raggiunti”, ha spiegato Ponte. “Anche per questo il nostro piano industriale è totalmente orientato alla domanda, per aumentare la nostra opera di infrastruttura per l’internet veloce”. Insomma, il potenziale non manca, ma l’Italia sconta una certa scarsa propensione a dotarsi di tecnologia internet. Il che ovviamente frena sia la navigazione sui social, sia l’acquisto di prodotti online, visto e considerato che c’è anche un problema geografico con l’Italia Paese di borghi ad oggi ancora non serviti dall’internet veloce.

“L’Italia sconta ancora oggi un ritardo cronico nella banda larga”, ha aggiunto Ponte. “Ci sembra veramente difficile che si possa risolvere questo problema con la bacchetta magica, siamo dinnanzi anche a un problema di penetrazione evidente. In questo senso non penso che la domanda si possa sviluppare da sola senza una vera azione sulle infrastrutture. Dobbiamo essere abili e bravi a fare squadra, non vedo molte altre alternative”.

Secondo Giovanni Zorzoni, consigliere Aiip in Italia “c’è un gran bisogno di fibra ottica, quella che arriva direttamente nei capannoni delle aziende e dentro le case. Ma per farlo c’è bisogno di tutti, serve un’apertura mentale per raggiungere anche la frazione, il borgo, più isolato. Parlo di apertura mentale per parlare anche di apertura della rete (oggi gestita da Tim, ndr) con un coinvolgimento più ampio possibile di tutti gli operatori ad oggi attivi sul territorio italiano”.

“Noi dobbiamo capire una cosa, e cioè che veniamo da una vecchia regolazione, che però oggi è stata messa in discussione da una situazione infrastrutturale del Paese che è ancora molto indietro e con un grande divario Nord-Sud”, ha chiarito il commissario Agcom, Nicita. “Questo è un momento di passaggio importante, nel 2018 deve essere sciolto questo nodo e in questo senso apprezzo quanto fatto da Tim (il progetto di scorporo della rete, ndr)”.

 

 

 

 

telecomunicazioni

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