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Sergei Skripal, l’ex colonnello traditore del servizio segreto militare russo (Gru), avvelenato da un agente nervino a Salisbury (Inghilterra del sud) il 4 marzo, è fuori pericolo. Per oltre un mese era stato dichiarato “in condizioni critiche, ma stabili”, ma adesso i sanitari inglesi che lo stanno curando per la pesante intossicazione dicono che sta migliorando – come già la figlia Yulia prima di lui.

Mercoledì la televisione statale russa Rossiya-1 aveva mandato in onda durante un programma di approfondimento giornalistico un audio in cui quella che i due anchor dichiaravano non poter certificare come la voce di Yulia Skripal annunciava di star bene, sia lei che suo padre, a una cugina.

Mentre giornalisticamente l’audio “non confermabile” non regge granché, Mosca lo ha usato come ulteriore prova per battere sulla propria posizione. Semplificando i russi dicono: noi non siamo responsabili di quello che è successo, è stata tutta una montatura inglese per attirare gli alleati occidentali contro la Russia.

Per il Cremlino è la seconda prova sulla consistenza della propria linea arrivata nel giro di poche settimane. Ultimamente infatti, il laboratorio militare altamente tecnologico inglese che si è occupato dell’analisi sul veleno nervino ritrovato sui corpi e sul percorso compiuto dagli Skripal, il giorno in cui furono trovati accasciati e malmessi su una panchina di un parco di Salisbury, ha dichiarato che non è possibile ricostruire la provenienza della molecola. Però è di certo il Novichok.

La retorica difensiva russa gira tutta intorno a un “non avete prove”, e il fatto che non sia possibile stabilire chi abbia formulato l’agente nervino è un punto importante. Attorno a questo si muovono molte fake news messe in circolazione dal solito circo propagandistico pro-russo – una diceva che è stato proprio il laboratorio inglese a creare la sostanza avvelenante, ma è stata rapidamente messa da parte da quando Mosca ha visto nelle dichiarazioni (ovvie) degli scienziati britannici un appiglio a cui aggrappare la propria innocenza.

È piuttosto evidente che sia impossibile riconoscere il marchio di fabbrica su una molecola, che però sappiamo essere altamente instabile, tanto da dover essere formulata all’interno di sofisticati laboratori militari come quelli (guarda caso) sovietici che la inventarono in quel modo così raffinato affinché potesse sfuggire agli occhi della Nato ed essere nascosta dalle liste dei composti chimici di livello militare che gli accordi internazionali proponevano di smantellare (e che la Russia ha firmato).

Mentre Londra continua a dire che la questione analitica è solo una parte delle prove, perché ci sono altre informazioni di intelligence che corroborano le denunce inglesi sulla colpevolezza russa – solide al punto che due decine di stati europei e l’America hanno deciso di allinearsi sui provvedimenti punitivi contro Mosca –, l’Organizzazione mondiale per lo smaltimento delle armi chimiche ha annunciato che non si prenderà carico del caso.

I russi chiedevano che gli inglesi mostrassero quelle prove (che però sono top secret perché rivelerebbero informazioni sulle attività del controspionaggio britannico) e che le mettessero in mano all’Opcw per condurre “indagini congiunte”.

L’Organizzazione però ha respinto la proposta, magari ricordando i vari attacchi retorici subiti da parte dei russi quando doveva indagare sulle armi chimiche del regime siriano.

A ottobre del 2017 la Russia ha messo il veto (l’Opcw lavoro per l’Onu) sulla proposta di prolungare la commissione di inchiesta che si stava occupando delle stragi al sarin ordinate dalle forze assadiste contro ribelli e civili; le indagini sono state congelate e i colpevoli di fatto resteranno impuniti.

 

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