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Non sappiamo ancora con certezza cosa succederà nelle prossime ore, ma è abbastanza probabile che questa legislatura (davvero mai partita) terminerà prestissimo. Non è elegante ricordarlo, ma alcuni (non moltissimi in verità) lo dicono dal 4 marzo notte, quando era già chiaro che i due vincitori delle elezioni avessero bisogno di un secondo tempo per ricostruire un nuovo bipolarismo. Le vittime sacrificali, almeno in potenza, sono Forza Italia e il Pd. La prima rischia di essere inglobata dalla Lega il cui leader è ormai il dominus del centrodestra.

La seconda, che sta perdendo la scommessa del governo Lega-Cinquestelle, adesso sente tutto il peso dell’irrilevanza di una posizione rigidamente aventiniana e l’avanzata dell’opa ostile lanciata dai grillini sull’elettorato democratico. A bocce ferme, le elezioni anticipate per il Pd sembrano davvero un passo definitivo verso il burrone. Ma come canta Lenny Kravitz, non è finita fino a che non è finita. Purché sia chiaro al gruppo dirigente democratico, che la rotta va invertita immediatamente. E credo che solo Paolo Gentiloni possa farlo. Intendiamoci, la strada è molto stretta, le possibilità di vincere le elezioni sono risicatissime.

Eppure se c’è qualcuno che può evitare il tracollo definitivo dei progressisti in Italia e ricostruire un’alleanza riformista come è stato l’Ulivo, quello è Paolo Gentiloni. Il premier uscente deve caricarsi un compito ingrato: provare a rimettere al centro della scena politica un’area che rischia la residualità, tornando a dettare l’agenda pubblica su temi e programmi che garantiscano la tenuta europea e atlantista del nostro Paese, ma che allo stesso tempo ridiano speranza e senso di protezione alle persone comuni.

D’altronde l’altra sera in Tv il premier uscente ha usato proprio la parola protezione come risposta alle legittime paure che sono state il motore principale del voto del 4 marzo. Se i prossimi mesi saranno spesi nella ricostruzione di una comunità lacerata da polemiche strappi e scissioni, se parole piene di senso e comprensibili a tutti torneranno nel vocabolario dei progressisti di questo Paese, se sarà finalmente messa da parte una comunicazione testosteronica e speculare a quella degli avversari, e soprattutto se Paolo Gentiloni ci metterà la faccia in prima persona, forse sarà possibile ribaltare i pronostici e dare ancora un futuro alla sinistra in Italia. It ain’t over ‘til it’s over

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