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La situazione in Siria è intricata, ma un intervento militare senza un progetto politico chiaro non sarebbe determinante, anzi, creerebbe solo più caos. Questo il pensiero della senatrice Emma Bonino, che ha commentato con Formiche.net gli eventi che hanno segnato profondamente la scena internazionale nella scorsa settimana. Il botta e risposta di dazi tra Trump e Xi Jinping, il vertice di Ankara sulla Siria e l’attacco chimico a Douma, ultima roccaforte dei miliziani anti-regime a est di Damasco, probabilmente da parte delle forze filo-governative. Infine, la riconferma di Orban alla presidenza dell’Ungheria, un altro duro colpo all’anima democratica dell’Europa. La leader di +Europa non ha nascosto la sua preoccupazione per il germe illiberale che corrode l’Europa. Intorno a noi la situazione si muove velocemente, l’Italia rischia però di rimanere incartata nel suo stallo politico. Tuttavia, ha sottolineato la senatrice, un governissimo “tutti dentro” si tradurrebbe presto in un esecutivo paralizzato.

Senatrice Bonino, in Siria un’altra strage causata da un attacco illegale con armi chimiche. Trump via Twitter ha promesso che “ci sarà un alto prezzo da pagare”. Arabia Saudita e Francia spingono perché Washington intervenga in modo deciso sul terreno per rimettere in discussione l’intesa a tre tra Turchia, Iran e Russia. Lei che ne pensa, è ancora possibile o ormai la partita siriana non è più nelle mani dell’Occidente?

La mia impressione è che la partita siriana sia sempre più intricata e non essendoci peraltro un osservatore indipendente sul terreno è anche difficile capire cosa stia esattamente succedendo, a parte le tragedie umane, che sono certe, verificate e verificabili. Dire da cosa e da chi siano causate è più complesso. Tuttavia, mi pare che anche nell’asse Russia-Turchia-Iran ognuna delle componenti abbia i suoi personali interessi. In teoria sono tutti in Siria per combattere il terrorismo, ma è chiaro che la Turchia ha soprattutto un problema curdo, l’Iran ha un problema sciiti-sunniti, per intenderci, e la Russia gioca una parte di presenza nella zona. Quindi è molto difficile districarsi anche per chi sta cercando di seguire le cose da vicino. Certamente a me pare che l’Occidente sia fuori da questi giochi, né penso che un intervento militare senza progetto politico possa essere determinante. Succede sempre così, gli interventi militari sono sempre possibili per le grandi potenze, il problema è quello che succede dopo. L’assenza di un qualunque progetto politico, condiviso, rischia di creare ancora più caos.

Comunque vada, la Siria che uscirà dalla guerra sarà un Paese completamente da ricostruire, a chi toccherà farlo? Russia, Turchia e Iran non sembrano avere né le capacità finanziare né la volontà politica per farlo…

Questo verrà dopo, toccherà primo a chi ne avrà le capacità finanziarie. Ma la ricostruzione della Siria dipenderà anche da come sarà politicamente organizzata, in ogni caso avrà delle priorità politiche e non solo economiche e quindi anche di schieramento. È fondamentale capire se la Siria da ricostruire sarà una Siria russo-turco iraniana o no. Quindi è tutto molto prematuro.

Infine, la scorsa settimana ha visto anche il botta e risposta a suon di dazi tra Cina e Stati Uniti, è un’escalation pericolosa quella a cui stiamo assistendo? La storia insegna che le tendenze isolazioniste e protezionistiche spesso anticipano i grandi conflitti internazionali. Questo la preoccupa?

Io sono infatti molto preoccupata, non penso affatto che queste siano decisioni neutre. O meglio, nel momento in cui si prendono alcuni pensano sia così, ma le conseguenze sono normalmente drammatiche e politico/militari. Senza dimenticare che dazio chiama dazio. Per ora sembra che l’Europa sia al riparo, almeno per i prossimi mesi, però ricordiamoci che i dazi partono come decisione unilaterale ma hanno sempre delle conseguenze.

Venendo all’Europa, notizia di questa mattina è che Orban si avvia al suo terzo mandato consecutivo come Presidente e, dato ancora più preoccupante, secondo è arrivato Jobbik, il partito di estrema destra. Che segnale è secondo lei? L’Ue ha sottovalutato l’ondata populista? Con la vittoria di Macron si è cantata vittoria troppo presto?

Certo la vittoria di Macron è stata in sé una notizia importante. Ma questo certamente non vuol dire che il germe della democrazia illiberale si sia sconfitto ovunque, è vero il contrario. È presente oggi in Polonia, e già in parte in Ungheria. L’asse-Putin, chiamiamola così, si estende molto velocemente in vari Paesi Europei. Questa è la crisi politica dell’Europa, che non è solo una crisi economica in cui alcuni Paesi sono più lenti di altri a salire sul treno della ripresa, compreso il nostro, ma è una crisi politica forte che verrà ancora più allo scoperto a fine giugno, quando si dovranno discutere le nuove prospettive finanziarie. Lì vedremo quali sono le proposte sul tavolo, ma è sicuro che i negoziati sono in qualche modo in corso e sarebbe bene che l’Italia uscisse il più presto possibile dalla paralisi in cui è sprofondata per partecipare alla preparazione. Ci sono almeno tre temi fondamentali sul vertice, la governance della zona euro, il regolamento della zona euro e le prospettive finanziarie, con la proposta di alcuni di intervenire sui fondi strutturali per i Paesi che non rispettano le direttive. Visto dall’esterno sembra tutto molto vago, ma io ho l’impressione che i negoziati siano ampiamente in corso

A proposito di Unione Europea, e agganciandoci all’attualità della nostra politica interna. Al netto dello stallo della prima settimana di consultazioni, dalle elezioni sono emersi due vincitori, 5 stelle e Lega. Sull’Europa la posizione dei due partiti non sembra essere la stessa. Nelle sue ultime uscite pubbliche, Di Maio sembra essere giunto a più miti consigli per quanto riguarda gli impegni italiani nel contesto europeo. Si può ripartire da qui per il proseguo delle trattative?

Guardi, io sono molto prudente a prendere per buona la trasformazione moderata di Di Maio, che peraltro ha una capacità di spregiudicatezza molto evidente. Quindi non saprei dire se è vero il Di Maio della campagna elettorale o se è vero il Di Maio del dopo campagna, se è vero il Di Maio quando va all’estero e quello che parla in Italia. Io assisto un po’ attonita a questo che finora è solo un grande gioco dell’oca. Anche perché, a tirare le fila nel Movimento mi sembra che continuino a essere da una parte Grillo e dall’altra Casaleggio.

Ma un governo 5stelle-Lega va evitato a tutti i costi o se gli italiani hanno deciso he la direzione è quella bisogna rispettarne la volontà?

Per ora, come ho detto, è un grande gioco dell’oca, che si gioca all’interno di queste due compagini però. Questo stallo è anche il risultato di una legge elettorale pazzesca, di stampo ultra-proporzionale, e come funzioni con le leggi proporzionali ne abbiamo ampio ricordo, non è una situazione nuova nel nostro Paese.

Ma +Europa, o la coalizione di centro-sinistra nel suo complesso, risponderebbero a eventuali appelli alla responsabilità se provenissero dal Colle? Magari per sostenere un governo del Presidente..

Con i se non andiamo da nessuna parte, ognuno se la canta e la suona. Io penso che questa settimana di consultazioni porterà un po’ più di chiarezza. Francamente non riesco a concepire, ma forse mi sbaglio, l’idea di un governo tutti insieme, sarebbe un governo paralizzato. Come la mettiamo con la legge Fornero, il jobs act, il deficit? Mi sembra molto difficile.

La Siria, i dazi e l’Ungheria illiberale. E l’Italia? Parla Emma Bonino

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