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“Il problema è davvero molto complesso e se rappresentanti delle istituzioni intervengono sulla questione vuol dire che va valutato molto attentamente”. Commenta così con Formiche.net Massimiliano Panarari, docente di Comunicazione politica alla Luiss di Roma, il fenomeno delle baby gang e delle serie tv, come Gomorra, che raccontano nelle fiction la criminalità organizzata.

Tutto è iniziato con una escalation repentina da novembre. Pestaggi di clochard nella galleria Umberto, nella centralissima via Foria a Napoli un ragazzino senza alcun motivo viene malmenato e accoltellato da un gruppo di suoi coetanei mentre si reca a fare una semplice commissione quotidiana. Un quindicenne ha perso la milza dopo la furia di un gruppetto di coetanei che si è abbattuta su di lui mentre attendeva la metro a Chiaiano. Questi i casi più eclatanti rimbalzati sulla stampa nazionale, ma purtroppo il fenomeno della violenza delle baby gang sembra essere in ascesa e sotto accusa sono finiti, anche, i modelli culturali proposti dal mondo della televisione.

“Ci sono però piani differenti per dare una lettura di tale questione” continua Panarari. “Parliamo del ‘vecchio’ tema dell’estetizzazione della violenza, ovvero quanto questa estetizzazione possa contribuire a essere istigatrice o molla di comportamenti violenti. Per analizzare il fenomeno si deve distinguere inoltre fra elementi di struttura ed elementi di fondo. Questi ultimi sono quelli che si trovano davanti le istituzioni e gli operatori di diritto, ovvero quei dati sociali che interessano l’emarginazione e l’assenza di prospettive di vita di queste fasce giovanili che li portano poi a scegliere scorciatoie più facili e più redditizie. La criminalità organizzata purtroppo diventa un paradigma sottoculturale egemone ben al di là di quello che può rappresentare una fiction televisiva”.

Il dibattito in questi giorni si è acceso con figure istituzionali che hanno detto la loro sulla possibile influenza della fiction Gomorra nei comportamenti dei giovanissimi. Il quotidiano La Stampa ha sentito il parere di Melita Cavallo, giudice in pensione, ex presidente del Tribunale per i minorenni di Roma. “Tolleranza zero anche nei confronti di chi ha meno di 14 anni, come previsto dalla legge, e stop ai modelli negativi esaltati dalle fiction stile Gomorra”, ha sostenuto senza mezzi termini. Anche l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’VIII municipalità di Napoli, ovvero Scampia, Chiaiano e Marianella ha contestualizzato le baby gang puntando il dito sui modelli culturali proposti dalla fiction.

Il fenomeno dei ragazzini introdotti al crimine purtroppo non è sconosciuto in Campania. È ben noto da tempo che esistono giovanissimi che vengono assoldati dalla camorra per fare i corrieri della droga. Ma le baby gang di cui discutiamo oggi sono formate per lo più da adolescenti, che hanno anche meno di 14 anni, slegati dal mondo camorristico, ma con un’impronta mentale diretta alla criminalità.

“Tra gli elementi di struttura” ricorda Panarari, “c’è il grande problema, che questo Paese tende a ‘dimenticare’ troppo spesso, che la criminalità organizzata si è sempre proposta come anti-Stato e ha occupato manu militari interi settori del suolo nazionale. Oltre a disporre di una forza economica incommensurabile. Dall’altra parte lo Stato dovrebbe mettere in campo delle risposte. Non si può fare a meno di pensare alle alternative economiche che si possono offrire a questi ragazzi, alla possibilità di vita e alla scelta di sostentamento onesta, così come dovrebbe essere. In tutto ciò c’è anche un problema di mentalità. È chiaro che una mentalità ispirata e deformata dal livello sotto culturale che viene dalle mafie e dalle organizzazioni criminali in una fiction, che è ovviamente narrazione, tra l’altro pensata per l’export, ha una modalità, di narrazione appunto, confermativa di se stessa. Come noto il lavoro degli sceneggiatori non va nella direzione di fare della criminalità organizzata un modello, anzi tutt’altro. Ad esempio il personaggio di Ciro in ‘Gomorra-la serie’ non rientra negli stilemi positivi dei caratteri che rientrano nelle fiction, anzi”.

La risposta dello Stato non è assolutamente tardata, tanto che il ministro dell’Interno Marco Minniti è intervenuto questa settimana in Prefettura a Napoli sostenendo: “Le baby gang non sono terroristi, ma hanno metodi simili. Colpiscono a caso e non c’è una ragione consequenziale. C’è l’assimilazione di metodiche di altre attività criminali. Una violenza nichilista che dimostra di non aver alcun rispetto per la vita umana ed è ancora più drammatico perché impatta con persone di giovane età”.

Il vertice in Prefettura comunque ha avuto come esito una serie di misure concrete che sono state prese da Minniti, che tra l’altro ha voluto di persona incontrare alcuni ragazzi aggrediti, di concerto con il capo della polizia Franco Gabrielli. Si prevedono 100 unità in più nelle forze dell’ordine, destinate al controllo delle zone maggiormente frequentate dai giovani; ispezioni severe coordinate con la Polizia municipale per sequestrare motorini fuorilegge; l’istituzione di 10 distretti di polizia che coincidano con altrettante municipalità. Il programma prevede anche misure sul versante culturale; come il progetto di educatori di strada, già in atto al Rione Sanità, per la presa in carico e l’accompagnamento di 400 giovanissimi contro l’abbandono scolastico.

“Vista l’escalation della violenza delle baby gang, è corretto intervenire con maggiori forze dell’ordine” conclude Panarari. “Ma è fondamentale dare risposte sul piano delle alternative sociali, che naturalmente interessano tutto il nostro Paese. È necessario trovare dei paradigmi di educazione civica e di crescita culturale e sociale per l’Italia. In particolare in quelle zone ma anche in generale come modello positivo dello Stato e della convivenza civile e della scelta dell’onestà e della legalità come modalità di convivenza fra noi”.

gomorra, baby gang

Baby gang e Gomorra. La versione di Massimiliano Panarari

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